Centro, periferia e territori: come ridurre il divario. La Strategia nazionale per le aree interne

Strategia Nazionale delle Aree Interne

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Il problema delle aree interne visto da una prospettiva più ampia: le periferie nel mondo

Nonostante la SNAI, ma soprattutto nonostante l’enorme potenziale culturale ed economico delle aree interne, esse continuano comunque ad essere descritte in termini di degrado, arretratezza e marginalità. Per comprendere la motivazione di fondo di tale percezione bisogna allargare il campo visivo, e considerare un’importante questione socio-culturale: il modo con cui il nostro sguardo è “viziato” dai valori della modernità, su tutti l’effetto della concentrazione delle attività industriali e delle persone nelle aree urbane[6]. La diffusione dell’economia industriale prima e i macro processi di globalizzazione poi hanno infatti trasfigurato in profondità il rapporto centro-periferia, trasformando il legame con la terra in uno scambio rapidissimo di esperienze, merci e conoscenze anche su distanze impensabili fino a pochi decenni fa. Gli esiti di questi trend li vediamo tutti i giorni nella forma “smart” delle città di oggi, nel pianificare le nostre distanze sulla base di ore e non di chilometri, nell’utilizzo di prodotti da ogni angolo del mondo, nell’enorme peso che diamo a beni e servizi immateriali e nella velocità con cui riusciamo ad ottenere informazioni.

Nella fase attuale della nostra società, però, sono emerse chiaramente anche tutte le contraddizioni di questi fenomeni: violenti tassi di urbanizzazione e conseguente degrado ambientale, ricollocazione o declino delle filiali produttive, dismissione di attività legate al territorio e gravi fenomeni di marginalizzazione sociale.

Secondo gli economisti Joan Rosés e Nikolaus Wolf, uno degli effetti più incontrollabili della globalizzazione è stata la trasformazione dell’economia industriale nell’economia della conoscenza, la cui conseguenza è una diseguaglianza territoriale in vertiginoso aumento[7]. Questo fenomeno, in cui vediamo città attrattive contrapposte a piccoli centri svuotati e poveri, si sta verificando ovunque. Londra risucchia il 20% delle società al mondo che si occupano di informatica mentre la Scozia e il Galles faticano a reggere il gap tecnologico. In America, New York e Los Angeles vanno assomigliando sempre di più ad isole di ricchezza e prosperità mentre fra loro si distendono pianure depresse e centri anonimi. In Spagna, Barcellona e Madrid fanno da “locomotive” e si trascinano dietro regioni spopolate e a rischio di dissesto idrogeologico[8].

Questo senso di abbandono è poi alla base di una serie di fenomeni sociali molto complessi che, secondo la definizione di Karen Sennert, si traducono nella «dinamica autoritaria»[9]. Intolleranza verso le diversità, desiderio di comunità chiuse, domanda di poteri forti, sfiducia nelle istituzioni e negli esperti trovano terreno fertile proprio nelle aree rurali o nelle periferie, autopercepite come le “sconfitte” del sistema globale, rispetto ai rari poli di estrema qualificazione, ricchezza e benessere, e da lì vengono incanalate in violenza ed utilizzate a fini elettorali.

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[6] Cfr. B. Zanon, Introduzione, in G. Cerea, M. Marcantoni (a cura di), La montagna perduta, cit., p. 7 e segg.

[7] J. Rosés, N. Wolf, Regional Economic Development in Europe, 1900-2010: A Description Of the Patterns, London, LSE, 2018. Si veda anche J. Rosés, N. Wolf, The return of regional inequality: Europe from 1900 to today, VOX, 14 marzo 2018, https://voxeu.org/article/return-regional-inequality-europe-1900-today.

[8] G. Riva, L’economia della conoscenza sta uccidendo la nostra provincia, L’Espresso, 15 maggio 2018, http://espresso.repubblica.it/inchieste/


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(1992) Friulano di origine ma bolognese d'adozione. ha studiato storia all'Università di Bologna e si è laureato in Relazioni Internazionali. S'interessa di confini, minoranze etnico-linguistiche e identità territoriali. Attualmente in tirocinio a Bruxelles presso l'Ufficio di Collegamento della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia a Bruxelles.

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