“Dove. La dimensione di luogo che ricompone impresa e società” di Venturi e Zandonai

Venturi Zandonai

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Un nuovo intreccio tra l’economia e il sociale per rilanciare lo sviluppo dei territori

Gli autori propongono così di partire mettendo a fuoco i principali driver di sviluppo che agiscono nei diversi territori a livello nazionale, per verificare se da qui possa scaturire o meno un nuovo paradigma per l’economia e la società, che altrimenti ridurrebbe la cosiddetta innovazione sociale a semplice mantra privo di ricadute concrete[7]. Venturi e Zandonai individuano quindi quattro principali driver[8]:

  • La capacità imprenditoriale di infrastrutturare le vocazioni territoriali rigenerando le loro culture sottostanti.
  • L’individuazione di una dimensione specificatamente produttiva del welfare che innesca un vero e proprio processo di institution building grazie al modello dell’impresa sociale.
  • La verticalizzazione dei processi di concentrazione di grandi player sia industriali che appartenenti all’economia civile, favorita dall’avvento di imprese-piattaforma digitali.
  • La ricomposizione della domanda sociale sia in termini di aggregazione sociale, culturale, politica, sia nei modelli di consumo.

Da qui segue un’articolazione del volume suddivisa in due macro sezioni: la prima si interroga sul chi produce il valore della dimensione di luogo, analizzando quali asset comunitari possano divenire nuove infrastrutture sociali, quali opportunità e insidie vengono introdotte dal radicamento della componente digitale all’interno di esperienze di welfare collaborativo, nonché le forme e dimensioni del valore prodotto dai luoghi. Nella seconda parte invece l’attenzione è rivolta al come governare la dimensione di luogo, ovvero a quali possibili forme di collaborazione tra organizzazioni (con un focus particolare sui processi di open innovation[9]), quali modelli di social business vengano sperimentati, e quali risorse si possano utilizzare per costruire nuove strategie di crescita che portino alla nascita di veri e propri ecosistemi territoriali e non di semplici reti inter-organizzative o progettualità isolate. Di nuovo, l’obiettivo è creare luoghi, non semplici spazi di connessione, è perciò necessario lavorare sulla dimensione del senso (qualitativa) e non solo su quella dei numeri (quantitativa), costruendo relazioni dense e produttive, altrimenti il rischio è di ricadere nelle logiche – oramai ben note – tipiche delle reti virtuali come quelle dei social network, dove le logiche di condivisione e collaborazione difficilmente riescono a produrre impatti profondi e significativi a livello relazionale.

L’intera riflessione degli autori poggia infine su un’ulteriore premessa che riguarda una rinnovata articolazione tra economico e sociale, nella quale: da un lato le realtà produttive tradizionali comprendono che il proprio futuro è legato inscindibilmente a quello dei territori in cui risiedono, dall’altro le realtà fino ad ora definite come non-profit-oriented acquisiscono dinamiche e logiche delle realtà for-profit scoprendo nuove possibilità per il perseguimento delle proprie mission sociali. Per concludere: una ritrovata coscienza dei luoghi e una riscoperta coscienza della reciprocità tra economico e sociale, diventano le basi per costruire quella nuova cultura del “fare-territorio” e “fare-comunità” necessaria per sperimentare alternative che contribuiscano a mettere in campo risposte place-based alle grandi sfide socio-economiche di oggi.

Dunque un libro questo dalla doppia funzione: per un verso bussola per l’orientamento all’interno di quel grande mondo oggi in fermento che, semplificando, si può riassumere nell’etichetta dell’innovazione sociale; per l’altro strumento da utilizzare per contrastare, riprendendo Bauman, quella tendenza di «questo mondo nuovo dove si chiede agli uomini di cercare soluzioni private a problemi di origine sociale anziché soluzioni di origine sociale a problemi privati»[10].

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[7] Ivi, cfr., p. 5.

[8] Ivi, cfr., pp. 6-7.

[9] Open_Innovation__cooperazione

[10] Cfr., Bauman Z., Capitalismo parassitario, Roma-Bari, Laterza, 2011.


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Classe 1992, laureato in filosofia contemporanea presso l'Università di Bologna, mi occupo di trasformazioni dei sistemi di welfare con particolare interesse per il Terzo Settore e il welfare di comunità. Presso la stessa università sono tutor del corso di alta formazione in Welfare Community Manager e collaboro con il Centro Servizi del Volontariato di Modena.

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