Ecologia politica di André Gorz. Note su un discorso insostenibile
- 05 Giugno 2017

Ecologia politica di André Gorz. Note su un discorso insostenibile

Scritto da Simone Benazzo

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Pars construens

Il rapido excursus su Langer, la cui azione politica è sempre stata informata dall’idea che serva «una decisa rifondazione culturale e sociale di ciò che in una società o in una comunità si consideri desiderabile»[xxi], è un traino adatto per concludere il presente lavoro presentando la pars construens del pensiero gorziano, il tipo di società che l’ideologia[xxii] dell’ecologia politica propone. Coerentemente con quanto esposto finora, questa società prevedrebbe una riduzione dell’importanza del lavoro per il soggetto, ribaltando la prospettiva mainstream: «la carenza di posti di lavoro non è una maledizione, ma la forma perversa di una benedizione potenziale»[xxiii]. Secondo Gorz, la scomparsa di posti di lavoro, traducendosi nell’impossibilità oggettiva di perseguire il pieno impiego per tutta la popolazione occupabile, «significa che l’economia non necessita più del lavoro a pieno tempo di tutta la popolazione attiva per tutto l’anno e, di conseguenza, che una quantità senza precedenti di tempo libero è diventata potenzialmente a disposizione»[xxiv]. Ma questa «liberazione del tempo ha senso solo se ne consegue un rientro di quest’attività: la ricostituzione di reti di mutuo aiuto, di cooperazione, di scambi non monetari»[xxv]. Ritiene Gorz che questo modello sociale non sia più utopico rispetto a quelli di varia gradazione autoritaria presentati in precedenza. È soltanto meno probabile allo stato attuale delle cose. In quest’ottica si arricchisce ulteriormente il senso della declinazione politica dell’ecologia come teorizzata da Gorz: «Il problema – che è politico e non economico – è quello di mettere in grado ‘ogni individuo e l’intera società’ di beneficiare di questa liberazione del tempo e di usarla per lo sviluppo di attività che siano ‘fini a se stesse’. Ciò richiede ovviamente che tutti possano guadagnarsi da vivere lavorando e disponendo di più tempo per quelle cose che non possono essere comprate, o che assumono il loro vero valore e senso solo quando non sono fatte principalmente per denaro»[xxvi]. Evitando quelle forme estreme e nostalgiche di anarco-primitivismo che vaticinano un ritorno integrale alla terra deputato ad obnubilare il più possibile gli ultimi diecimila anni di storia umana, Gorz, suggerendo «l’organizzazione dualistica dello spazio sociale con una sfera dell’eteronomia subordinata agli scopi della sfera dell’autonomia»[xxvii], abbozza quello che potremmo definire sistema di lavoro integrato. È fondamentale evidenziare che in questo sistema viene lasciata libera scelta al soggetto, che può anche dedicarsi interamente all’attività lavorativa, garantirsi la propria eteronomia. Ma questa smette di essere una necessità, derivata da esigenze di sussistenza effettive o imprescindibilità per lo status sociale, e diventa una scelta. Un punto spiegato limpidamente da Gorz: gli individui diventano liberi di vedere nel loro lavoro socialmente determinato una necessità esterna, ben circoscritta, che occupa un posto marginale nella loro vita. Ma restano ugualmente liberi di cercare la loro realizzazione personale nel lavoro e attraverso il lavoro sociale.

In altre parole, dentro questo sistema di lavoro integrato non scompaiono, quindi, né il lavoro salariato né la possibilità di consacrazione alla carriera. Ma parallelamente – e, secondo Gorz, gradualmente di più – diventano importanti i valori sociali extra-economici: la cooperazione, la relazione, la condivisione del tempo la sostituzione di servizi a pagamento (come la cura di anziani e bambini) con attività di mutuo aiuto. Il produttivismo cessa di essere l’unica unità di misura sociale, ma si riprende quote di approvazione sociale anche l’otium, la decisione di ritagliarsi spazi – sociali ed individuali – per attività non produttive, bensì dedicate all’arricchimento intellettuale di sé come soggetto. Concludendo, in questa società della decrescita[xxviii] si consuma un’inversione valoriale: è il materialismo del presente ad essere povero, il futuro, intessuto di relazioni e condivisione può essere molto più ricco. Tecnocrazia, ecofascismo o decrescita: l’ecologia sarà sempre politica. Forse in questo consiste la lezione più fresca di André Gorz.


[i] Cfr. A. Gorz, Ecologica, Jaca Book, 2009, pagina 15.

[ii] Cfr. A. Gorz, Ecologica, cit., 15-17.

[iii] Ibidem,  Introduzione.

[iv] Cfr. A. Gorz, Écologie et Liberté, cit., pagina 14.

[v]  Cfr. A. Gorz, Addio al proletariato. Oltre il socialismo, Edizioni Lavoro, 1982.

[vi] Ibidem, pagina 107.

[vii] Ibidem, pagina 12.

[viii] Cfr. A. Gorz, Ecologica, cit., pagina 33.

[ix] Cfr. nota 7.

[x] Cfr. Ecologica, cit., 45.

[xi] Cfr. Ecologica, cit., 18.

[xii] Cfr. A. Gorz, Ecologia e Politica, Cappelli, 1978,  pagina 20.

[xiii] Cfr. A. Gorz, Ecologica, cit.

[xiv] Ibidem, pagina 47.

[xv] Cfr. A. Gorz,  Ecologica, cit., pagina 47.

[xvi] Cfr. A. Gorz,  Ecologia e politica, cit., pagina 20.

[xvii] Cfr. A. Gorz, Ecologica, cit., 18.

[xviii] Cfr. M. Boato, Alexander Langer. Costruttore di ponti, La Scuola, 2015, pagina 35.

[xix] Cfr. E. Rabini, cit., pagine 142-145.

[xx] Ivi.

[xxi] Cfr. E. Rabini, cit., pagine 142-145.

[xxii] “Ideologia” nel senso di “progettazione sociale” dato al termine da Ferruccio Rossi-Landi. Cfr. F. Rossi-Landi, Semiotica e ideologia, Bompiani, 1972.

[xxiii] Cfr. A Gorz, Il lavoro debole. Oltre la società salariale, Edizioni Lavoro, 1994, pagina 24.

[xxiv] Ivi.

[xxv] Ibidem, pagina 47.

[xxvi] Cfr. A Gorz, Il lavoro debole. Oltre la società salariale, cit., pagina 25.

[xxvii] Cfr. A. Gorz, Addio al proletariato, cit., pagina 107.

[xxviii] Cfr. A. Gorz, Miseria del presente. Ricchezza del possibile, Manifestolibri, 1998.


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Scritto da
Simone Benazzo

Nasce in Valtellina, studia Comunicazione a Bologna, dove conosce la semiotica. Va poi a Torino, laurea magistrale in Scienze Internazionali. Adesso è a Sarajevo per una ricerca sul campo. Oltre a Pandora, scrive per East Journal, Il Caffè Geopolitico e Cafébabel.

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