Il country report della Commissione Europea: le prospettive sull’economia italiana

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Situazione finanziaria

Il report dedica un’attenzione speciale alla situazione finanziaria del nostro paese. Da un punto di vista di debito privato (cittadini e imprese), il giudizio della Commissione Europea è positivo. Positiva è anche la situazione della bilancia commerciale (export-import). Viene rilevata l’inefficienza del sistema di tassazione italiano, il quale pesa eccessivamente sul lavoro dipendente per compensare l’ampia evasione degli altri tributi come ad esempio l’IVA e la tassazione del lavoro autonomo. Viene data valutazione positiva del provvedimento che introduce l’e-fatturazione a partire da gennaio 2019. È al contrario negativa la valutazione di numerose misure troppo simili ad amnistie e condoni tributari.

Il settore finanziario, seppure resti eccessivamente bancocentrico, evidenzia un positivo sforzo per la riduzione dei crediti deteriorati (Non Performing Loans, NPL). L’ammontare lordo degli NPL si è infatti ridotto nell’ultimo anno dall’11.5% al 10.2% mentre la misura netta dal 2015 ad oggi si è dimezzata ed è ora pari a circa il 5%. Questo risultato è stato anche possibile grazie agli sforzi dei precedenti governi in termini di varo di schemi di garanzie pubbliche che hanno permesso la rivitalizzazione del mercato di questi prodotti. Seppure i risultati siano positivi resta ancora molto da fare per allinearci agli standard europei (NPL lordi 3.6%, netti 1.95%). Il sistema finanziario italiano rimane inoltre vulnerabile alle dinamiche del debito pubblico: nei momenti di stress finanziario gli investitori esteri vendono titoli di stato italiani che non possono che essere assorbiti dalle banche tricolori. L’ammontare di titoli di stato nel portafoglio delle banche è infatti aumentato, tra aprile e novembre 2018, da 298 a 328 miliardi.

Il debito pubblico resta un elemento di debolezza strutturale. Le previsioni governative di riduzione del debito non sono condivise dalla Commissione Europea a causa delle diverse previsioni sulla crescita. È parere della Commissione Europea che il debito pubblico italiano resterà all’incirca invariato, oppure aumenerà nel caso non vengano attivate le clausole di salvaguardia sull’IVA. Ciò che preoccupa la commissione non è tanto il livello elevato del debito quanto la sua dinamica comparata a quella dell’avanzo primario. Il disavanzo primario è definito come entrate meno uscite dello stato escludendo le spese per interessi: questa grandezza misura l’andamento della gestione economica dello stato senza considerare elementi di “contorno” che invece rientrano nel rapporto debito/PIL. Uno stato che risparmia molto potrebbe poi essere penalizzato, nel calcolo del rapporto debito/PIL, da un PIL calante oppure da una forte spesa per interessi dovuta a uno stock di debito elevato. L’avanzo primario misura quindi l’impegno e la “volenterosità” di ridurre il debito pubblico. Nel 2010-2013 l’avanzo primario dello stato italiano è risultato pari al 2% ma in seguito è costantemente calato fino all’1.4% nel 2018. Al contrario il rapporto deficit/PIL ha continuato a migliorare passando dal 3% circa nel 2014 all’1.9% nel 2018; è tuttavia previsto aumentare al 2.4% nel 2019.

Di misura minore, se non assente, è il budget per gli investimenti. La riduzione del deficit vuol dire che, nonostante un minore impegno, siamo stati comunque premiati dal miglioramento della crescita economica e dalla riduzione dei tassi di interesse sul debito. Lo scenario macroeconomico sta tuttavia mutando in senso negativo eliminando il beneficio della crescita economica. La debolezza del nostro paese e l’incertezza riguardo la posizione del governo su numerosi temi economici ha inoltre già innescato l’aumento dei tassi di interesse sul debito pubblico. Ciò considerato, la Commissione Europea valuta che la sostenibilità del debito italiano diverrà sempre più complessa e difficile.

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Nato nel 1991, ha conseguito la maturità presso il liceo scientifico Augusto Righi di Bologna, quindi la laurea triennale in Economia e Finanza e la magistrale in Finanza Intermediari e Mercati presso l’Università di Bologna. Durante il periodo universitario ha fatto parte del Collegio Superiore dell’Università di Bologna. Ha collaborato con la rivista elettronica Il Chiasmo e ho svolto stage presso l’azienda bolognese Prometeia e in Banca di Bologna.

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