Elezioni in Austria, K. contro K.

Austria

Pagina 2 – Torna all’inizio

La fine della Grosse Koalition in Austria?

K. contro K., così qualche giornalista si è spinto a ribattezzare le elezioni austriache. Le iniziali di Christian Kern, il Cancelliere socialdemocratico uscente e di Sebastian Kurz, attuale Ministro degli Esteri e leader dei Popolari della ÖVP. A fare le spese di questo scontro tra alleati di governo potrebbe però essere una terza kappa: quella di Grosse Koalition, di cui abbiamo appena celebrato la fine in Germania dopo la sofferta conferma del quarto mandato di Angela Merkel e la sconfitta di Martin Schulz. In Austria la formula delle “larghe intese” è una modalità di governo frequente e generalmente accettata, sbocco naturale di un sistema politico che ha fatto della cosiddetta “Proporz” (la suddivisione consensuale di aree di influenza e incarichi) la propria stella polare.

Il governo uscente, inizialmente guidato dal socialdemocratico Werner Faymann dopo le elezioni del 2013 e passato poi nelle mani dell’ex AD delle Ferrovie di Stato Kern, è il deludente prodotto dell’ennesimo matrimonio forzato tra i due partiti di centrosinistra e centrodestra, assediati negli ultimi anni dalla concorrenza spietata dell’estrema destra della FPÖ. Si tratta del partito euroscettico della destra sociale post-Haider che ha espresso il candidato alle elezioni presidenziali Norbert Hofer, sconfitto nel sollievo generale dal Verde Alexander Van der Bellen al termine di una tornata elettorale apparentemente infinita, contrassegnata da inefficienze ed estenuanti ripetizioni delle consultazioni. L’umiliazione a cui sono stati sottoposti i due partiti di governo, i cui candidati sono stati esclusi al primo turno per la prima volta nella storia della Repubblica, ha però lasciato segni profondi, acutizzando il tasso di litigiosità della Coalizione e obbligando Kern ad accettare la convocazione di elezioni anticipate rispetto alla scadenza naturale della legislatura (2018).

L’Austria che torna di nuovo alle urne ha visto la propria scena politica mutare rapidamente ad un ritmo inaspettato. Il precedente Cancelliere Faymann è stato a lungo considerato uno dei capi di governo di centrosinistra più longevi a livello europeo e aveva acquisito nel corso degli anni un controllo ferreo di quello che è stato il partito dello storico Cancelliere socialista Bruno Kreisky. La leadership di Faymann ha però subito un colpo decisivo durante i mesi difficili in cui l’Austria si è di colpo percepita vulnerabile ai flussi di migranti provenienti dalla rotta balcanica. La sua caduta, lo scorso maggio, è dovuta al repentino scollamento tra la base del partito e il Cancelliere, costretto dagli eventi ad annunciare misure drastiche come la chiusura del confine al Brennero e travolto dal successo dell’estrema destra al primo turno delle presidenziali. Fattosi da parte dopo più di sette anni di Cancellierato, Faymann ha ceduto il passo all’“homo novus” della socialdemocrazia austriaca, il manager Christian Kern.

Cinquant’anni, nato nel quartiere popolare di Simmering a Vienna, Kern ha militato nel partito socialista sin dai tempi dell’Università. Dopo una breve carriera di giornalista economico, l’ingresso nell’agone politico come portavoce di Peter Kostelka, prima sottosegretario e poi capogruppo del partito in Parlamento. In seguito la carriera manageriale: prima nel colosso energetico Verbund e poi al vertice delle Ferrovie. La sua ascesa alla Cancelleria è stata vista come un inedito assoluto nella storia della Repubblica austriaca, abituata ai rigidi schemi delle tradizionali gerarchie di partito. Prima di lui solo l’outsider (sempre socialista) Franz Vranitzky aveva compiuto una manovra simile, ma dopo aver ricoperto la carica di Ministro delle Finanze nel precedente gabinetto. Kern sembrava a tutti gli effetti la personalità più adatta per spingere fuori dalle secche un partito in rapidissimo invecchiamento (in termini di base elettorale e flessibilità programmatica), logorato dalla permanenza al governo e incalzato sui temi sociali, oltre che sulla gestione dell’immigrazione, dalla FPÖ di Heinz Christian Strache e Norbert Hofer, vero “partito degli operai” e delle fasce più deboli della società austriaca. L’innato pragmatismo e la capacità manageriale di problem-solver nulla hanno potuto contro l’inarrestabile sfaldarsi della Grosse Koalition da lui guidata, soprattutto dopo la spallata assestata dal nuovo leader dei Popolari, Sebastian Kurz.

Continua a leggere – Pagina seguente


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora per i numeri 4,5 e 6? Tutte le informazioni qui

Lavora a Roma come consulente Comunicazione Strategica e Public Affairs in Comin & Partners. Ha studiato Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università di Bologna e all’Accademia Diplomatica di Vienna. Appassionato di politica e cultura tedesca e austriaca.

Comments are closed.