Elezioni in Austria, K. contro K.

Austria

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La campagna elettorale

Anche la storia di Sebastian Kurz ha del singolare. Nato in un sobborgo della capitale, città tradizionalmente orientata a sinistra, Kurz è riuscito a distinguersi all’interno della timida sezione locale della ÖVP per il suo stile volutamente provocatorio, orientato a rilanciare il partito come interlocutore naturale dei giovani viennesi. Campagne elettorali con una vistosa jeep nera e lotte per il prolungamento degli orari notturni della metropolitana hanno permesso ad una stella della politica locale di raggiungere in breve tempo rilevanti incarichi di governo a livello nazionale: Sottosegretario all’Integrazione a soli 24 anni, Ministro degli Esteri a 27. Una carriera straordinaria, che non ha però spinto Kurz a mosse avventate o a goffi tentativi di Opa su un partito in palese crisi d’identità. Caduti gradualmente nell’ombra tutti i suoi “padrini” politici, Kurz ha atteso pazientemente i primi segnali di autentico disfacimento della Coalizione per lanciare la conquista alla leadership del partito ed imporre la sua candidatura a Cancelliere alle successive elezioni anticipate. Una vittoria frutto di una strategia attentamente definita (peraltro riassunta per punti in alcuni documenti riservati pubblicati dalla rivista Falter), imperniata sulla necessità di portare subito dalla propria parte gli esponenti di partito a capo dei governi regionali e di far approvare un impegnativo elenco di condizioni. Elenco che spaziava da pesanti modiche accentratrici allo Statuto (per avere più potere interno nella definizione delle liste) al via libera formale al cambio del nome: “Lista Sebastian Kurz – Nuovo Partito Popolare”. Un rebranding radicale, che ha permesso ai cristiano-democratici di toccare il 33% nei sondaggi, confinando socialisti ed estrema destra al secondo e terzo posto.

La campagna elettorale non è stata particolarmente memorabile. A tenere maggiormente banco è stato lo scandalo deflagrato in seguito all’arresto per riciclaggio di un consulente elettorale della SPÖ, Tal Silberstein. Un esperto di sondaggi che sarebbe stato in realtà responsabile dell’apertura di pagine Facebook in cui l’avversario Kurz veniva ridicolizzato con fotomontaggi diffamatori. Il caso “Dirty Campaigning” ha inferto un colpo fatale alla credibilità del partito socialdemocratico e alla candidatura di Kern, costretto a difendersi dall’accusa di non aver vigilato a sufficienza su pratiche discutibili messe in atto all’interno del suo stesso team. Già ai tempi di Faymann, la SPÖ era stata duramente criticata per il dubbio rapporto tra alcuni suoi membri di punta e la “Boulevard Presse” (il quotidiano Kronen Zeitung e la galassia dei giornali gratuiti), che si traduceva in copiosi investimenti pubblicitari da parte di primarie aziende di Stato, su diretto suggerimento di esponenti di governo della stessa SPÖ. Lo scandalo “annunci”, rivelato dal quotidiano Kurier nel 2011, ha perseguitato per anni Faymann, che da Ministro dei Trasporti e aspirante Cancelliere aveva allora tratto indubbio vantaggio dal canale aperto con la seguitissima stampa popolare austriaca. La stessa sorte sembra ora perseguitare Kern, messo in imbarazzo dall’esistenza di una campagna elettorale parallela condotta sui social media con mezzi al limite del lecito. “Non ci serve importare queste tecniche dall’estero” ha ammonito Kurz durante un recente comizio in Stiria, alludendo chiaramente alle “fake news” diffuse durante le campagne elettorali in Regno Unito, Stati Uniti e Francia. Non saranno tuttavia alcune bufale diffuse ad arte ad impedirgli la corsa apparentemente inarrestabile verso la Cancelleria.

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Lavora a Roma come consulente Comunicazione Strategica e Public Affairs in Comin & Partners. Ha studiato Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università di Bologna e all’Accademia Diplomatica di Vienna. Appassionato di politica e cultura tedesca e austriaca.

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