Processi globali. “Espulsioni” di Saskia Sassen

Sassen

Recensione a: Saskia Sassen, Espulsioni. Brutalità e complessità nell’economia globale, Il Mulino, Bologna 2015, pp. 296, 25 euro (Scheda libro).


L’interesse di Saskia Sassen è storicamente rivolto alle dinamiche sociali che hanno un respiro globale. I suoi lavori hanno infatti riguardato le città globali, le migrazioni ed altri temi che caratterizzano la globalizzazione intesa come processo unitario avente una serie di caratteristiche relativamente costanti nel tempo e nello spazio. Il suo lavoro, collocandosi, anche politicamente, nello stesso “spazio teorico”, quello della teoria critica contemporanea e dello studio della globalizzazione, di teorici post-coloniali come Dipesh Chakrabarty, si trova dunque immediatamente all’interno di un’ambiguità di fondo. Si tratta del problema della molteplicità delle storie ed, allo stesso tempo, delle loro relazioni reciproche. Caratteristica tipica della modalità moderna di concepire la storia, infatti, è, come spiega Reinhart Koselleck in Futuro Passato, il superamento delle storie medievali e la riunificazione di esse in una sola Storia, che viene collocata all’interno di un processo storico più o meno coerente e più o meno unitario. La storia, per come la concepiscono i moderni, è essenzialmente una ed indivisibile. Questa prospettiva, come è noto, già criticata nel corso del ‘900, è entrata definitivamente in crisi a partire dagli anni ’80 del XX secolo, sopratutto grazie alla nascita del pensiero post-coloniale e, da un punto di vista filosofico, dallo sviluppo e dalla recezione di quello post-strutturalista. In Provincializzare l’Europa, Chakrabarty, infatti, mette in crisi l’idea di un solo tipo di storia possibile, valorizzando piuttosto, sia da un punto di vista ontologico (relativo alla struttura stessa di questo tempo) che da uno metodologico-epistemico (riguardante cioè la comprensione dei processi), quella che anni dopo chiamerà la convergenza delle storie, cioè la necessità di pensare una molteplicità di processi nella loro autonomia, senza ricondurli a priori ad un’unica teoria totalizzante. Evidentemente, questo processo di ripensamento della struttura della storia ha molto a che fare con la critica ad un certo marxismo che aveva pensato i processi storici della modernità come del tutto determinati dal processo del modo di produzione capitalistico, impedendo così, oggettivamente, la reale comprensione dei processi (ed anche, al fondo, del capitalismo medesimo).

Come però spesso accade, questa valorizzazione della molteplicità della storie, certamente fondamentale da un punto di vista teorico, ha spesso portato a rivendicazioni tali della necessaria minorità delle storie di cui si parlava, della loro indipendenza da uno schema più generale, della loro località, da giungere in alcuni casi a quelle che apparivano vere e proprie rivendicazioni di scetticismo epistemico che ad uno sguardo che voglia almeno in parte comprendere il presente paiono difficilmente accettabili. In altre parole, se la rivendicazione dell’indipendenza ontologica, ad esempio, del problema ecologico e di quello del capitalismo è certamente valida ed oramai difficilmente negabile, è anche vero che non riconoscere la loro relazione può risultare altrettanto semplicistico di una riduzione di uno dei due problemi all’altro. Si tratta, insomma, di riconoscere, come sostiene lo stesso Chakrabarty, la convergenza delle storie, di crearla nell’approccio teorico che si porta avanti. In altre parole, il fatto della globalizzazione e della storia di quest’ultima non può che essere prodotto a posteriori, come convergenza di storie, ma deve, pur nella sua relatività e continua rivisitabilità, essere creato, se si vuole comprendere il presente.
Questo il contesto in cui dobbiamo leggere il lavoro di Sassen e quest’ultima la critica che essa sembra porre a questo proliferare della specializzazione anche in campo storiografico. Il suo lavoro, Espulsioni, è in effetti il tentativo di pensare determinati processi nella loro dimensione globale, al di là delle loro differenze specifiche, che certamente sono presenti, ma che non impediscono di sostenere che nel mondo globalizzato, alcuni processi si riproducono relativamente simili in tutto il mondo: “Il contributo che cerco di dare è una teorizzazione che, prendendo le mosse da fatti elementari, ci porti sull’altro versante delle differenziazioni geopolitiche, economiche e culturali tradizionali.”

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Sassen e la storia

Pagina 2: Sassen ed i processi globali

Pagina 3: Conclusioni


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Nato a Faenza (RA) nel 1992, diplomato al liceo Classico Torricelli di Faenza, dottorando alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Si è laureato a Bologna in Scienze Filosofiche. Si occupa di filosofia francese contemporanea, in special modo del lavoro di Michel Foucault, teoria critica ed ecologia politica, nei suoi rapporti con la soggettività e la biopolitica da un punto di vista storico e filosofico.

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