Processi globali.  “Espulsioni” di Saskia Sassen
- 04 Gennaio 2017

Processi globali. “Espulsioni” di Saskia Sassen

Scritto da Paolo Missiroli

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Sassen ed i processi globali

Questi processi sono ricondotti da Sassen sotto la categoria di espulsione. Secondo Sassen, infatti, è attiva nel mondo globalizzato, nel mondo odierno, una logica comune di espulsione che accomuna diversi processi apparentemente eterogenei: in primo luogo le espulsioni di migranti, ma anche le espulsioni dei lavoratori dal mercato del lavoro e la crescita della disoccupazione, l’espulsione dai territori coltivati di intere popolazioni nel terzo mondo, per giungere all’espulsione della vita stessa da interi luoghi del mondo. Altro punto fondamentale citato da Sassen è l’espulsione dalla biosfera di specie, di ecosistemi, di territori di vita. Si tratta qui della crisi ecologica. Essa è vista come dimensione essenziale di questa logica di espulsione senza ritegno nemmeno per le condizione stesse di esistenza della vita.
Significativo al riguardo dell’argomentazione più generale di Sassen appare il paragrafo riguardo alla carcerazione negli USA. Qui Sassen, analizzando la privatizzazione del sistema carcerario statunitense, sostiene che il processo di espulsione dalla società di molte persone per l’incarcerazione o la detenzione prolungata (1 americano su 31 è stato o è in prigione) sono un portato della logica predatoria che caratterizza queste società private che ora gestiscono le prigioni, che hanno ogni interesse a mantenere in prigione per più tempo possibile il maggior numero di persone possibile, ricavando così maggiori finanziamenti. La logica dell’espulsione, dunque, pur avendo molteplici cause, si esplica negli ambiti più inaspettati.
Più conosciuto e più comune ai ragionamenti interni alla teoria critica è il ragionamento relativo alla disoccupazione come forma di espulsione collettiva dalle nostre società. Come è noto, essendo ancora oggi il lavoro unico mezzo di sostentamento e di riconoscimento sociale per una moltitudine di persone, la perdita dello stesso provoca un’evidente espulsione da quella rete, anche simbolica, che è la società.

Certamente qui si pone, non tematizzato fino in fondo da Sassen, il problema del fuori all’interno delle società capitalistiche. Infatti, se è certamente vero che in un certo senso  questo capitalismo butta fuori, a differenza di quello dei Trenta Gloriosi, che era un capitalismo il cui scopo principale era portare tutto dentro, per potere allo stesso tempo aumentare la velocità e la potenza di valorizzazione e fermare la rivolta sociale (non riuscendo, com’è evidente dal ’68, in questo grandioso tentativo), è allo stesso tempo vero che chiunque abbia letto Marx sa bene che ogni massa di disoccupati non è mai al di fuori del modo capitalistico di produzione, ma gli è essenziale in quanto esso è sempre un esercito industriale di riserva, fondamentale per tenere basso il costo del lavoro per il capitalista. Vi è qui tutta la dialettica interno-esterno che si manifesta nella sua potenza, che è uno dei punti di maggior forza del capitalismo. Espellere è sempre un processo di aggiustamento di problematiche che sono interne al capitale, è sempre un tentativo (che genera problemi a sua volta) di risolvere problemi interni.

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Scritto da
Paolo Missiroli

Nato a Faenza (RA) nel 1992, diplomato al liceo Classico Torricelli di Faenza, dottorando alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Si è laureato a Bologna in Scienze Filosofiche. Si occupa di filosofia francese contemporanea, in special modo del lavoro di Michel Foucault, teoria critica ed ecologia politica, nei suoi rapporti con la soggettività e la biopolitica da un punto di vista storico e filosofico.

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