Europa: il tavolo delle riforme e l’Italia che non c’è

Europa

Il dibattito sulla riforma dell’Eurozona che si sta sviluppando in Francia e Germania non sembra trovare un’adeguata eco in Italia, dove la retorica di una campagna elettorale fatta di slogan e promesse irrealizzabili non lascia spazio ad una discussione seria sul futuro dell’Europa, casa comune nella quale, salvo improbabili sorprese, siamo destinati ad alloggiare ancora a lungo. Emmanuel Macron[1] e Angela Merkel, rilanciando il Trattato dell’Eliseo, si apprestano a rivitalizzare l’asse franco-tedesco in vista di una revisione dell’architettura finanziaria dell’Eurozona, operazione necessaria per permettere alla moneta unica di sopravvivere dinanzi alle sfide globali.

La Grande crisi del 2008, in particolare la crisi dei debiti sovrani, ha mostrato infatti i limiti strutturali di un’unione monetaria precoce, non coadiuvata da un progetto politico comune in grado di supplire alla discrasia fra gli obiettivi dei singoli paesi membri. «L’Europa si farà attraverso le crisi, e sarà costituita dalla sommatoria delle soluzioni che saranno date a queste crisi» scriveva nelle sue Mémoires Jean Monnet, padre nobile dell’Europa, nel 1976. Saranno proprio i prossimi mesi, con l’Fmi che prevede per il 2018 una crescita dell’Eurozona del 2,2%[2], a determinare le risposte dell’Europa, le auspicate soluzioni alla crisi. Un passaggio così delicato non può essere ignorato da un paese come l’Italia, fragile per quanto riguarda i conti pubblici e il sistema bancario: sarebbe oltremodo ingenuo lasciare, come sta avvenendo ora, che il dibattito sulle riforme si consumi all’interno dell’asse franco-tedesco, con il rischio che vengano prese decisioni deleterie per la nostra economia.

L’esigenza di una riforma è ormai avvertita da tutti in Europa e numerose sono le proposte emerse negli ultimi mesi, dal non paper di Wolfgang Schäuble a quelle avanzate dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker[3]. Di recente, 14 economisti franco-tedeschi hanno pubblicato un paper[4] titolato Reconciling risk sharing with market discipline: A constructive approach to euro area reform. Il gruppo di economisti include membri del Consiglio degli Esperti Economici della Germania, come Clemens Fuest, ed ex consiglieri del presidente Macron come Philippe Martin e Jean Pisani-Ferry. Il paper, come scrive Federico Fubini, non è «un accordo ufficiale fra Parigi e Berlino. È semplicemente un bel passo, attentamente studiato, in quella direzione».[5]

Nicola Rossi, presidente dell’istituto Bruno Leoni, intervistato dal Foglio[6] esorta saggiamente – e chi scrive con lui- a non sottovalutare quanto sta avvenendo nel mondo intellettuale franco-tedesco: «L’errore più grande per l’Italia sarebbe di considerare l’appello degli economisti franco-tedeschi un menu à la carte e non una bozza su cui lavorare per identificare un punto di equilibrio più vicino ai nostri interessi».

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Verso una riforma dell’Eurozona

Pagina 2: Il documento degli economisti franco-tedeschi

Pagina 3: L’assenza e la fragilità dell’Italia in Europa


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Classe 1997, di Udine. Studia giurisprudenza presso l'Università degli studi di Trieste. Su Pandora scrive soprattutto di teoria politica e trasformazioni socioeconomiche, con particolare attenzione alle anomalie del capitalismo contemporaneo, all’impatto delle tecnologie nel mondo del lavoro e nella società e ai problemi socioculturali della globalizzazione.

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