Europa: il tavolo delle riforme e l’Italia che non c’è
- 29 Gennaio 2018

Europa: il tavolo delle riforme e l’Italia che non c’è

Scritto da Luca Picotti

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L’assenza e la fragilità dell’Italia in Europa

Dalle linee d’azione proposte dai 14 economisti potrebbero infatti derivare alcuni effetti negativi per l’economia italiana. Innanzitutto, è bene essere consapevoli del fatto che qualsivoglia svolta keynesiana auspicata o vagheggiata non è contemplata dal paper: il demiurgo dell’Europa rimane la Germania e il feticcio dell’austerità non verrà di certo abbandonato. Scrive il professor Sergio Cesaratto, commentando il paper: «Un tema sembra ossessionare i vertici europei: come costringere l’Italia a ridurre il suo debito pubblico, costi quel che costi (all’Italia) […] Di crescita e occupazione il documento non fa menzione. Keynes non è mai esistito»[10]. Sarebbe ingenuo pretendere una “Cassa del Mezzogiorno d’Europa” o l’azzeramento dello spread, proposte irricevibili dai paesi nordici. Questo non significa però accettare in modo passivo l’esistente senza avanzare le doverose critiche a delle linee programmatiche che, frutto di un dialogo esclusivamente franco-tedesco, potrebbero dimostrarsi dannose per la nostra economia. Ad esempio, le condizioni volute dai tedeschi per una assicurazione comunitaria sui depositi potrebbero risultare draconiane per il sistema bancario italiano: l’Italia presenta infatti quasi il 30% dello stock di crediti deteriorati (Npl) dell’Eurozona e le sue banche sono inoltre molto esposte verso i Btp (titoli sovrani). Secondo la linea tracciata dal paper – linea che riflette le posizioni sui bond sovrani del falco tedesco Weidmann, numero uno della Bundesbank– le banche dovrebbero liberare il proprio bilancio da gran parte dei titoli sovrani del proprio paese e svalutare anche i crediti deteriorati esistenti: “Per le banche italiane si aprirebbe un buco immediato di capitale da decine di miliardi di euro”[11]. Inoltre, se non si rispetta questa regola, si verrà penalizzati con la richiesta di un aumento di capitale, un incubo, di questi tempi, per lo stato italiano.

Un’ulteriore criticità emerge se ci si focalizza sulla svolta fiscale (l’attenzione si sposta dal deficit alla spesa). I calcoli di Carlo Altomonte, ordinario di Politiche e Management pubblico alla Bocconi, inquadrano con scetticismo il fenomeno: «Sintetizzando, se l’Italia come negli ultimi anni cresce in media all’1% più un uno di inflazione, ed essendo noi un paese ad alto debito, la crescita nominale della spesa pubblica non può superare, ipotizziamo, l’1,5 per cento. Ho calcolato su dati Ocse la media 2012-2015 dell’aumento di spesa pubblica pro-capite e viene l’1,4. Considerando che questi sono anni di relativa austerità, e che ogni sforamento di spesa di questo target dovrebbe essere finanziato con titoli ad hoc junior di debito pubblico, che costerebbero un sacco in termini di interessi, non è che andiamo molto lontano».[12]

Infine, un altro aspetto discutibile, sottolineato da Sergio Cesaratto, è la “logica punitiva” che vuole ogni assistenza finanziaria da parte del fondo salva-stati Esm subordinata a una ristrutturazione del debito (con allungamento scadenze e, se necessario, la cancellazione di una sua quota, ad esempio relativa alle junior bond). Questo vuol dire, scrive l’economista, che sotto la minaccia di ristrutturazione dei debiti saranno i mercati a vigilare sul rigore fiscale dei Paesi ad alto debito imponendo tassi più elevati; un problema non irrilevante per i paesi molto indebitati come l’Italia.

Il principio costitutivo di questa nuova architettura è chiaro: condivisione dei rischi in un sistema sanzionatorio dove il mercato prevale.[13] La proposta è pericolosamente realistica: questo dovrebbe sollecitare politici ed economisti nostrani ad entrare nel dibattito. Il paper è infatti «anche una sfida agli economisti degli altri Paesi d’Europa, e tra questi l’Italia, a formulare proposte che possano essere accolte anche al di là dei confini nazionali».[14]

In Italia vi è poca consapevolezza del fatto che, mentre noi siamo alle prese con le chiassose vicende interne di una campagna elettorale ridotta a bazar politico, Francia e Germania si stanno impegnando a cucire un nuovo abito per l’Eurozona adatto alle loro esigenze. Il rischio, per noi, è quello di ritrovarci addosso un abito troppo stretto, costretti ad indossarlo senza aver nemmeno partecipato alla cucitura.

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[1]    Il Presidente francese si è subito fatto riconoscere per il suo forte europeismo. Celebre è il suo discorso alla Sorbona il 26 settembre 2017: «Sono venuto qui a parlarvi di Europa».

[2]    http://www.trend-online.com/ansa/eurozonafmi-vede-pil-2018-a2-2–299238/

[3]   Non-paper for paving the way towards a Stability Unionhttp://media2.corriere.it/corriere/pdf/2017/non-paper.pdf e le proposte della Commissione: https://ec.europa.eu/commission/news/deepening-europes-economic-and-monetary-union-2017-dec-06_it

[4]    Agnès Bénassy-Quéré, Markus K. Brunnermeier, Henrik Enderlein, Emmanuel Farhi, Marcel Fratzscher, Clemens Fuest, Pierre-Olivier Gourinchas, Philippe Martin, Jean Pisani-Ferry, Hélène Rey, Isabel Schnabel, Nicolas Véron, Beatrice Weder di Mauro, Jeromin Zettelmeyer; https://cepr.org/sites/default/files/policy_insights/PolicyInsight91.pdf

[5]    F. Fubini, A Berlino e Parigi si ridisegna l’euro (e l’Italia lo ignora), in «Corriere della Sera», 18 gennaio 2018.

[6]    https://www.ilfoglio.it/economia/2018/01/18/news/una-gran-riforma-franco-tedesca-dell-eurozona-trova-sponde-pure-in-italia-173599/

[7]    Un’ottima sintesi di Mario Seminerio: https://phastidio.net/2018/01/18/riforma-delleurozona-una-proposta-realista-e-da-approfondire/

[8]    Un possibile preludio ad un Ministro delle Finanze unico dell’area euro.

[9]    http://formiche.net/2018/01/24/documento-degli-economisti-franco-tedeschi-lassenza-italiana/

[10]  S. Cesaratto, L’idea franco-tedesca per ingabbiare l’Italia, in «Il Fatto Quotidiano» 24 gennaio 2018.

[11]  F. Fubini, A Berlino e Parigi si ridisegna l’euro (e l’Italia lo ignora), in «Corriere della Sera», 18 gennaio 2018.

[12]  https://www.ilfoglio.it/economia/2018/01/18/news/una-gran-riforma-franco-tedesca-dell-eurozona-trova-sponde-pure-in-italia-173599/

[13]  https://phastidio.net/2018/01/18/riforma-delleurozona-una-proposta-realista-e-da-approfondire/

[14]  F. Giugliano, Il nostro ruolo nella riforma dell’eurozona, in «La Repubblica», 21 gennaio 2018.


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Scritto da
Luca Picotti

Nato a Udine nel 1997, studia giurisprudenza presso l’Università degli studi di Trieste ed è redattore della rivista. Scrive soprattutto di teoria politica, trasformazioni socioeconomiche e processi di globalizzazione.

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