“Fare lo Stato per fare gli italiani” di Guido Melis

“Fare lo Stato per fare gli italiani” di Guido Melis

Pagina 3 – Torna all’inizio

Quanto è stato fascista lo Stato fascista?

L’Autore passa poi ad affrontare acutamente le ambiguità del fascismo (per un maggiore approfondimento sul tema si rinvia a una pubblicazione dello stesso Autore: Guido Melis, La macchina imperfetta. Immagine e realtà dello Stato fascista, Il Mulino, 2018.) il quale amava proclamarsi ed essere definito come totalitario, salvo poi fare largo uso di personale e strumenti legislativi del periodo precedente. La Parte II del volume, infatti, è significativamente intitolata Quanto è stato fascista lo Stato fascista?.

A fronte del proclamato e declamato statalismo, durante buona parte del Ventennio lo Stato, al contrario, venne aggirato attraverso una serie di espedienti, primi tra tutti gli strumenti del corporativismo e la creazione degli enti pubblici, anche attraverso una senza dubbio sagace capacità di sfruttamento del dualismo tra Stato e partito fascista.

Dalla peculiare prospettiva di indagine che Melis utilizza, è possibile notare come il rapporto tra fascismo e amministrazione fu sin da subito impostato su duplice piano. In primis, con le burocrazie ministeriali Mussolini tenne un atteggiamento improntato alla reciproca non aggressione. Per un verso, infatti, l’apparato amministrativo venne confermato nelle sue funzioni senza imporne la fascistizzazione, se non meramente formale mediante l’adesione al PNF. Al contempo e per altro verso, però, la complessa e già esistente macchina amministrativa dello Stato si mise completamente al servizio delle politiche fasciste. Tale accordo resse per tutto il Ventennio, anche in ragione dei numerosi benefici che furono concessi ai vertici e agli impiegati amministrativi (soprattutto mediante le note politiche edilizie in loro favore).

In secundis, nel ventennio andò progressivamente modellandosi una seconda burocrazia, i cui primi nuclei si erano formati episodicamente nel precedente Stato liberale, e che divenne protagonista di primo piano dello Stato fascista. Tra le due guerre mondiali sorsero, infatti, una miriade di nuovi Istituti aventi compiti paralleli e complementari a quelli dello Stato centrale e il cui personale risultava assunto a contratto a tempo e non inquadrato nelle schiere della burocrazia statale.

Melis segnala come anche questa seconda burocrazia si incardinò su personalità che avevano già fatto ingresso nel mondo dell’amministrazione. Senza dubbio centrale fu la figura di Alberto Beneduce, ex amico e collaboratore di Francesco Saverio Nitti, che ideò molti degli istituti che guidarono la politica economica e industriale italiana del Ventennio (Ina, Imi, Crediop, Icipu, e, soprattutto, l’Iri). Pertanto, se è possibile individuare una fortunata élite amministrativa nella ristretta oligarchia che costruì e organizzò lo Stato dopo il 1861 (pur con tutti i suindicati limiti) e nel gruppo dirigente giolittiano che ha affiancato la prima industrializzazione dell’inizio del Novecento, altrettanto non può dirsi del fascismo. Il fascismo ha, spesso abilmente, diretto e mosso élites professionali già esistenti.

Particolarmente degna di interesse è l’analisi svolta dall’Autore sull’attività del Consiglio di Stato nel corso dello sviluppo amministrativo del Paese e, in modo particolare, durante il periodo fascista. Pur non arrivando mai, per ovvie ragioni, a uno scontro frontale con il potere centrale, i Giudici Amministrativi rivestirono un fondamentale ruolo di mediazione, che consentì in un certo qual modo di arginare le attività governative in molti settori strategici e di evitare una totale fascistizzazione dell’amministrazione. Melis evidenzia, in modo particolare, con quale abilità il supremo Consesso amministrativo, tanto nella sua funzione consultiva quanto nella in quella giurisdizionale, abbia tutelato la continuità statale, inserendo e interpretando le novità della legislazione fascista nel precedente corpus normativo formatosi nell’Italia liberale.

Continua a leggere – Pagina seguente


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora? Tutte le informazioni qui

Nato a Roma nel 1988, dopo la laurea in giurisprudenza ha esercitato per tre anni la professione di avvocato. Oggi è funzionario pubblico. Mantiene vivi la passione e l'interesse per la politica, il diritto amministrativo, l'attualità e la teoria dello Stato che cerca sempre di analizzare, ove possibile, alla luce della sua formazione giuridica. Collabora con Youtrend, per cui ha contribuito alla stesura del volume "Una nuova Italia. Dalla comunicazione ai risultati, un'analisi delle elezioni".

Comments are closed.