“Fare lo Stato per fare gli italiani” di Guido Melis

“Fare lo Stato per fare gli italiani” di Guido Melis

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Melis su democrazia e burocrazia

Particolarmente interessanti, infine, sono le pagine che l’Autore dedica alla transizione del secondo dopoguerra. Per un verso, occorre segnalare come la stessa Costituzione regolamenti l’attività della pubblica Amministrazione in soli due articoli, 97 e 98. Per altro verso e parimenti, Melis evidenzia come si trattò di una mera transizione di fatto, in cui non si assistette in alcun modo a una svolta nell’impostazione e nella struttura dell’apparato amministrativo. Tanto che lo stesso procedimento amministrativo ha conosciuto una compiuta e organica normativa esclusivamente nel 1990, con l’entrata in vigore della nota legge n. 241/1990. Prima di allora, una miriade di procedimenti diversi caratterizzava il rapporto tra privato e amministrazione pubblica.

Un primo momento degno di interesse dell’Italia repubblicana si ebbe con i primi governi di centro sinistra e l’ingresso del PSI nel Governo, in cui risultò molto importante il ruolo del ministro socialista Antonio Giolitti che guidava il dicastero del Bilancio e che, anche a causa dell’immobilismo riscontrato sulle politiche di riforma dello Stato, rassegnò le sue dimissioni. Non a caso, neanche la ventata di novità di riforma cui si assistette a partire dal 1968-69 (Statuto dei lavoratori, diritto di famiglia, leggi sul divorzio e sull’aborto) e l’istituzione delle Regioni a Statuto ordinario del 1970 riuscì a portare a una significativa rivoluzione della struttura dello Stato e dell’Amministrazione.

L’Autore sottolinea, infine, come nei decenni successivi si contino numerosissimi progetti di riforma (Giannini, Cassese, Bassanini) i quali, però, anche laddove realizzati come nell’ultimo caso e come avvenuto con la privatizzazione del pubblico impiego, non sono riusciti a curare le antiche ed endemiche debolezze dello Stato, il quale continua a presentare gli stessi limiti dei suoi primordi, pur se plurime volte riformato e all’apparenza molto diverso da quello pensato e costruito dai nostri Padri  fondatori.

Il volume in commento è stato dato alle stampe quasi venti anni dopo il suo fratello maggiore, quella fondamentale Storia del l’amministrazione italiana (1861 – 1993) pubblicato nel 1996. Nel corso di questi anni Guido Melis ha dato un contributo fondamentale e, purtroppo, ancora piuttosto isolato alla ricerca storiografica nel campo delle istituzioni.

Fare lo Stato per fare gli Italiani rappresenta una summa fondamentale di tali pubblicazioni e del suo predecessore costituisce continuazione ideale e aggiornamento approfondito. Attraverso diversi angoli prospettici, il più interessante dei quali risulta essere senz’altro quello delle biografie dei protagonisti di alcune importanti fasi della storia del Paese, l’Autore fornisce uno strumento che risulta prezioso non solo per gli addetti ai lavori, ma anche e soprattutto per chi abbia voglia e interesse di comprendere appieno i processi storici che hanno riguardato l’Italia nel suo passato più o meno recente.

Rimane, apertissimo, il tema centrale del libro: le antiche debolezze dello Stato e la totale inadeguatezza degli accorgimenti con cui volta per volta si è cercato di curare tali malattie. Lungi dal voler essere soltanto un saggio ricognitivo, pertanto, il testo di Melis rappresenta, pertanto, anche un grande monito al Legislatore, attuale e futuro. Lo Stato, prima o poi, va fatto davvero, pena la disgregazione degli italiani e dell’identità nazionale.

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Nato a Roma nel 1988, dopo la laurea in giurisprudenza ha esercitato per tre anni la professione di avvocato. Oggi è funzionario pubblico. Mantiene vivi la passione e l'interesse per la politica, il diritto amministrativo, l'attualità e la teoria dello Stato che cerca sempre di analizzare, ove possibile, alla luce della sua formazione giuridica. Collabora con Youtrend, per cui ha contribuito alla stesura del volume "Una nuova Italia. Dalla comunicazione ai risultati, un'analisi delle elezioni".

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