Gülen e Erdoğan: da alleati a nemici mortali
- 28 Dicembre 2018

Gülen e Erdoğan: da alleati a nemici mortali

Scritto da Federico Lanza

9 minuti di lettura

Pagina 2 – Torna all’inizio

L’affermazione del Movimento e la comunione di interessi con l’AKP

Come abbiamo detto in precedenza, il colpo di stato del 1980 e le dinamiche politiche ed economiche che vi hanno fatto seguito hanno rappresentato l’occasione per il Movimento di compiere un grandissimo salto di qualità e di affermarsi, tra i circoli del centro destra conservatore, come un’avanguardia islamica alternativa all’interpretazione radicale dell’Islam proposta dal Millî Görüş (Visione Nazionale) di Erbakan. Ripetutamente, del 1983 in poi, Gülen rientrò sotto l’ala protettrice dell’Anavatan Partisi di Turgut Özal, con cui lo stesso Gülen avrebbe stretto dei legami di profonda amicizia. Nel 1983, Özal diventò primo ministro dopo aver ottenuto una maggioranza schiacciante alle prime elezioni libere dopo il colpo di stato: l’ANAP ottenne il 45% delle preferenze, staccando di parecchi punti percentuali sia il partito sponsorizzato dai generali che il Partito Populista, l’espressione politica più vicina alla tradizione kemalista.

L’ANAP era una strana coalizione di islamisti, capitalisti conservatori e rappresentati della classe media anatolica, che erano confluiti nell’ANAP perché era l’unica alternativa credibile in un sistema politico ancora fortemente controllato dai militari. I sostenitori dell’Anavatan Partisi, soprattutto la nascente borghesia anatolica, apprezzavano il pacchetto di riforme economiche promosse dal Fondo Monetario Internazionale, realizzate da Özal ma sottoscritte a gennaio del 1980 dal governo di Süleyman Demirel. La ristrutturazione dell’economia, compiuta sotto il mandato di Özal che rimase primo ministro fino al 1989, venne perseguita attraverso tre strategie: riequilibrio della bilancia dei pagamenti, lotta all’inflazione e creazione di un mercato libero e rivolto alle esportazioni.

Özal e Gülen si conoscevano, per quanto ci è dato sapere, almeno dal 1977, quando ad İzmir Özal, candidato nelle fila del Millî Salamet Partisi (Partito della Salvezza Nazionale) chiese il supporto politico di Gülen e della sua comunità. Özal e Gülen, nel corso degli anni Ottanta, discussero molto di economia e politica, prefigurando l’attuazione “à-la-turca” del modello americano del neo-conservatorismo (yeni muhafazakarlik). Volevano creare un nuovo tipo di cittadino turco che fosse religiosamente conservatore ma allo stesso tempo capace di muoversi e di operare in un’economia di mercato di stampo neoliberale. Con la privatizzazione dell’istruzione e la deregolamentazione del mercato mediatico, le politiche economiche ispirate dal FMI fornirono a Gülen il framework normativo ideale per la sua espansione nella sfera pubblica. Sono gli stessi precetti dettati nel Corano a pretendere che lo spirito dell’Islam reifichi nel mercato e renda concreta e visibile nel commercio e negli spazi pubblici la morale dei testi sacri. Nel 1982 inaugurò a İzmir la prima scuola gülenista, seguita da due scuole superiori: il Fatih Koleji a İstanbul e il Samanyolu Koleji ad Ankara.

La volontà di Özal di assegnare un ruolo politico ed economico alla borghesia anatolica, in risposta al crescente peso a livello nazionale di questa fascia della popolazione, fu alla base dei primi successi del nuovo corso politico. Non a caso, lo slogan dell’ANAP per le elezioni politiche del 1983 era stato creato apposta per loro: la borghesia anatolica avrebbe rappresentato l’orta direk (il pilastro centrale) della nuova nazione turca. I piccoli imprenditori e i commercianti anatolici commerciavano tramite il network costruito da Gülen (utilizzando l’Islam come legame relazionale e fiduciario) per trovare nell’AKP – ma ancora prima nell’ANAP e successivamente nel Refah Partisi e nel Fazilet Partisi – il mezzo politico per dare rappresentanza e istituzionalizzazione al proprio protagonismo economico. Queste piccole e medie imprese avrebbero costituto la base dello sviluppo economico degli anni Duemila, nonché il bacino di voti più rilevanti dell’elettorato AKP.

La comunione di interessi tra l’AKP e il movimento di Gülen, dunque, non è esclusiva del partito di Erdoğan, ma quest’ultimo ha semplicemente ereditato dinamiche politiche ed economiche già esistenti a livello locale e nazionale, limitandosi a ridefinire i termini dell’alleanza e di quelle che potremmo chiamare “aree di competenza”. Quello che interessa è capire perché sia terminata o, piuttosto, come mai sia durata così tanto nonostante le differenze. Gülen e l’attuale presidente turco provengono dalla stessa macro-area culturale – quella dell’islamismo turco – ma le radici sono piuttosto eterogenee. Quelle di Gülen affondano negli insegnamenti di Said Nursi; la destra turca, guidata dall’AKP, è il prodotto culturale degli scritti di Necip Fazıl Kısakürek, di Nurettin Topçu e del Millî Görüş di Erbakan.

Il reciproco interesse tra la futura classe dirigente dell’AKP e la comunità di Gülen risale ai mesi successivi al febbraio 1997, quando il Consiglio di Sicurezza Nazionale, tramite quello che venne definito da Salim Dervişoğlu un “golpe post-moderno”, costrinse Necmettin Erbakan a rassegnare le dimissione da primo ministro e alla messa al bando del Refah Partisi. L’azione repressiva dell’establishment kemalista nei confronti dei movimenti di ispirazione religiosa spinse Gülen all’esilio negli Stati Uniti d’America nel 1999, dove si trova tutt’ora. Fatto tesoro dell’esperienza negativa del Refah Partisi e del Fazilet Partisi – il primo chiuso dai militari, il secondo messo fuori legge dalla magistratura – l’obiettivo primario dell’AKP, in linea con i Criteri di Copenaghen, era quello di circoscrivere il potere politico dei militari. L’esercito era considerato una minaccia sia nei confronti del processo democratico in sé, sia una minaccia alla sopravvivenza dell’AKP. La leadership del AK Parti trovò nella Cemaat un validissimo alleato: il partito di governo e la Cemaat iniziarono ad infiltrate le forze di polizia, la magistratura, l’istruzione, la burocrazia, i media e gli apparati economici di propri seguaci e affiliati.

Continua a leggere – Pagina seguente


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora? Tutte le informazioni qui

Scritto da
Federico Lanza

Nato nel 1994. Frequenta il corso di laurea magistrale in Studi Afro-Asiatici presso l'Università di Pavia. La sua area di studi è la Turchia: si interessa di nazionalismo, etnicità, processi politici e studi strategici.

Pandora Rivista esiste grazie a te. Sostienila

Se pensi che questo e altri articoli di Pandora Rivista affrontino argomenti interessanti e propongano approfondimenti di qualità, forse potresti pensare di sostenere il nostro progetto, che esiste grazie ai suoi lettori e ai giovani redattori che lo animano. Il modo più semplice è abbonarsi alla rivista cartacea e ai contenuti online Pandora+, ma puoi anche fare una donazione a supporto del progetto. Grazie!

Abbonati ora

Seguici

www.pandorarivista.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]