Finanza d’impatto e transizione ecologica: il primo bilancio di sostenibilità di Coopfond
- 26 Marzo 2021

Finanza d’impatto e transizione ecologica: il primo bilancio di sostenibilità di Coopfond

Scritto da Angelo Laudiero

5 minuti di lettura

Il paradigma della sostenibilità sta conoscendo negli ultimi anni una diffusione sempre maggiore. Si tratta di un’ottica che viene sempre più spesso tenuta in considerazione dalle imprese nella formulazione delle loro strategie, attraverso la quale si ambisce a coniugare necessità imprenditoriali e scopi di lungo periodo. Questo tipo di cultura, che si sta diffondendo nel mondo economico nel suo complesso, ha per il mondo cooperativo un valore caratterizzante. Risulta interessante allora osservare in che modo attori chiave di questa realtà ripensino se stessi e le proprie strategie a partire dai concetti di impatto sociale e sostenibilità.

Coopfond, il Fondo mutualistico di Legacoop impegnato nella promozione del movimento cooperativo all’interno del sistema economico nazionale, ha presentato il 16 marzo scorso il suo primo bilancio di sostenibilità relativo all’ultimo esercizio 2019-2020. Analizzarne le caratteristiche permette di osservare una realtà che ridefinisce se stessa nei confronti dell’intera platea dei partner. Il documento vuole essere, infatti, il punto di partenza dello sviluppo di una metodologia più efficace nella valutazione delle performance sociali e d’impatto tesa al rafforzamento dell’azione di Coopfond al servizio di cooperative, territori e comunità. L’idea di base che emerge dal bilancio è quella di portare i temi della sostenibilità, della transizione digitale e dello sviluppo al centro dell’azione in favore delle cooperative, anche promuovendo una nuova idea di finanza basata non solo sul capitale finanziario, ma anche e soprattutto sul capitale intellettuale, umano e sociale.

Nelle parole del Direttore generale di Coopfond, Simone Gamberini, la realizzazione del bilancio va inquadrata nell’ambito del cammino di riposizionamento del Fondo verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile indicati nell’Agenda 2030 dalle Nazioni Unite, ma anche nel contesto di cambiamento sociale ed economico che il mondo sta attraversando a seguito della pandemia da Covid-19. Tema centrale è ovviamente la sostenibilità che implica la necessità di ripensamento per tanti soggetti, ma anche di ridefinizione dell’identità per la stessa Coopfond che attraverso il bilancio di sostenibilità prova a rileggere il proprio ruolo a sostegno del mondo cooperativo avanzando un riposizionamento strategico, organizzativo e culturale. L’obiettivo è quello di riportare i valori cooperativi al centro di un mondo sempre più complesso e in continua evoluzione, al fine di far emergere tutto il potenziale di tali valori a beneficio dei territori e delle comunità. In tal senso, Coopfond si propone di «rafforzare la propria capacità trasformativa, costruendo e rigenerando il patto di fiducia con gli stakeholder, cercando di agire in forma di catalizzatore di risorse al fine di veicolarle verso le filiere strategiche del mondo cooperativo con una visione orientata all’innovazione e al posizionamento in un’ottica di sostenibilità».

Le leve di tale riposizionamento si riassumono proprio nei driver “finanza”, “accompagnamento” e “risorse”: il Fondo si propone di promuovere interventi orientati alla sostenibilità e all’impatto, iniziando ad agire in forma di supporto al mondo cooperativo, riorganizzando il proprio ruolo in una prospettiva di accompagnamento delle imprese cooperative nella definizione di strategie tese alla sostenibilità. Ciò significa anche mobilitare nuove risorse attraverso il rapporto con i soggetti che operano soprattutto nel mondo della finanza d’impatto e che dovrebbero essere indotti a investire nella crescita del sistema cooperativo. Il bilancio di sostenibilità prova quindi a individuare metodologie di rendicontazione delle performance sociali e di valutazione dell’impatto di Coopfond negli interventi tesi alla creazione di condizioni di sviluppo e promozione cooperativa, specie nelle aree più svantaggiate dal punto di vista economico e sociale del nostro Paese.

Paola Bellotti, Direttore dell’area sostenibilità di Coopfond, ha tratteggiato le caratteristiche fondamentali del bilancio, sottolineando come un primo passo in questa direzione riguardi lo “stakeholder engagement”, cioè un processo di ri-apprendimento degli orientamenti degli interlocutori principali del Fondo, sviluppando uno sguardo analitico grazie al quale individuare i temi, pesarne la rilevanza e misurare l’incrocio tra le priorità di Coopfond e quelle degli stakeholder. Il secondo passo attiene alla misurazione del contributo del Fondo in materia di interventi in portafoglio, in modo da affinare le proprie capacità di misurazione di obiettivi e sotto-obiettivi e riclassificare gli interventi in: (1) quelli finalizzati ad evitare danni; (2) quelli che realizzano benefici per le persone o per il pianeta; e (3) quelli che possono contribuire attivamente a trovare una soluzione. Tale classificazione si è resa necessaria non solo per definire interventi, obiettivi e sotto-obiettivi, ma è anche un punto di partenza per costruire indicatori di valutazione dei progetti finanziati, collegandoli direttamente agli obiettivi di sviluppo sostenibile inseriti nell’Agenda 2030. Il terzo e ultimo approfondimento riguarda invece il monitoraggio e la rendicontazione delle performance sociali, provando ad individuare una teoria del cambiamento che possa rafforzare analisi e valutazioni d’impatto che vadano oltre la sola misurazione degli “outcomes”.

Come sottolineato poi da Alberto Anselmo e Simona Ceccarelli di SCS Consulting, che ha collaborato alla realizzazione del documento, proprio l’identificazione degli stakeholder più importanti per il Fondo ha assunto un ruolo centrale nella definizione del bilancio. Quindi, un primo screening ha riguardato quei soggetti che maggiormente influenzano o sono influenzati dall’azione di Coopfond, includendoli in un percorso di dialogo e di ascolto continuativo, cercando di capire quali siano i temi di maggior rilevanza per tali interlocutori ma anche provando a capire la percezione di tali attori sugli interventi concreti del Fondo. Il secondo step è invece relativo alla costruzione di standard di riferimento da applicare al tema della rendicontazione di sostenibilità e della valutazione degli impatti generati dagli interventi di Coopfond sul medio lungo periodo. L’ultimo punto ha riguardato, infine, la trasformazione e l’accompagnamento delle imprese cooperative verso un modello che metta al centro la sostenibilità ambientale, economica e sociale.

Certamente, la parte più interessante del bilancio è quella attinente all’analisi di materialità, ovvero ciò che emerge dal confronto tra le priorità per gli stakeholder e quelle per Coopfond: a colpire maggiormente è il fatto che la gestione degli impatti ambientali non rientri tra le priorità degli stakeholder, mentre è un tema centrale per il Fondo. La sfida è dunque quella di accompagnare tali interlocutori, soprattutto le imprese cooperative, a focalizzarsi sul tema degli impatti ambientali, quale argomento centrale della loro azione presente e futura. D’altra parte, invece, si nota una certa congruenza su varie tematiche, tra le quali l’integrità del business, la valorizzazione del capitale umano, la gestione delle comunità locali, l’inclusione sociale, la crescita inclusiva e l’innovazione.

L’intervento del Fondo in tal senso si concretizza attraverso la concessione di contributi finalizzati a sostenere iniziative di particolare utilità sociale, fertilizzazione imprenditoriale, formazione, ricerca e studio sul movimento cooperativo, sostegno al Mezzogiorno, oltre che per l’analisi economico-finanziaria di soggetti che potrebbero potenzialmente beneficiare degli interventi di capitalizzazione e finanziamento. Attraverso questi strumenti il Fondo è così in condizione di mettere a disposizione delle Legacoop territoriali e delle confederazioni settoriali strumenti conoscitivi utili a indirizzare gli investimenti e la crescita delle cooperative, un’attività indispensabile per orientarsi in un mondo sempre più complesso e interconnesso come quello nel quale le cooperative si trovano quotidianamente ad operare. Appare anche evidente come si sia reso necessario dotarsi di uno strumento che indicasse dei parametri di valutazione dei propri interventi e che misurasse come tali impatti fossero coerenti con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.

Il bilancio di sostenibilità di Coopfond, quindi, rappresenta un punto di partenza importante per la valutazione di obiettivi e impatti sostenibili all’interno delle imprese cooperative. Il modello presentato parte però da un valore tradizionale del mondo cooperativo, quello dell’ascolto delle necessità e dei bisogni: si rafforza così l’idea di un modello cooperativo nato per i territori e per le comunità ma che si modernizza attraverso l’utilizzo di strumenti nuovi nella valutazione dei propri interventi. In tal modo il Fondo non solo cerca di riposizionarsi, ma di indicare anche una strada – un modello – a tutte le imprese cooperative nella rendicontazione sociale e nella valutazione di sostenibilità, ponendo al centro obiettivi di portata generale che vanno però declinati nei territori e nelle comunità di riferimento.

Lo sforzo comune va nella direzione di considerare la diffusione della cooperazione come un’attività di interesse generale, da realizzare con la massima responsabilità verso le comunità, i territori e gli interlocutori locali. In tutto il Paese, in quest’epoca di pandemia, la cooperazione si è posta tra gli attori principali nel tentativo di arginare le conseguenze catastrofiche della crisi sanitaria, economica e sociale nel rispetto dei principi cooperativi e nonostante le difficoltà strutturali del sistema. In tal senso, il bilancio di sostenibilità di Coopfond si incardina in una strategia più ampia e complessa di riposizionamento del Fondo che punta a divenire un soggetto importante nella finanza d’impatto e a mettere al centro la transizione verso la sostenibilità, tema ormai imperativo nel dibattito pubblico e che coinvolge tutte le forze economiche, sociali, imprenditoriali e politiche del Paese.

Scritto da
Angelo Laudiero

È laureato magistrale in Scienze Politiche presso l’Università “Orientale” di Napoli. Dopo diverse esperienze di lavoro in Italia e all’estero, ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Sviluppo Locale presso l’Università di Trento, con una tesi su innovazione sociale e attività culturali nei processi di rigenerazione urbana delle periferie. Contatti: a.laudiero1@libero.it.

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