Fisco in Italia: una breve panoramica

Fisco

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Fisco e tax gap

La corposa normativa, associata ad una elevata pressione fiscale (Tax Rate), rende potenzialmente più facile utilizzare i mezzi giuridici per pagare meno tasse o addirittura non pagarle affatto, generando fenomeni di elusione ed evasione fiscale. Di per sé l’elusione non è condannabile, in quanto rispettosa della normativa, ma ciò che la rende un reato è l’utilizzo di questo strumento per pagare volutamente meno tasse, mettendo in atto forzati comportamenti e azioni tese allo scopo elusivo. L’evasione è, molto più semplicemente, la totale o parziale mancanza di pagamento, attraverso la produzione di fatture e documenti falsi al fine di raggirare il fisco.

In Italia, il valore stimato dell’evasione nel 2017 è stato di circa 260 mld €, pari al 18% del PIL, senza considerare quella legata all’economia sommersa che si aggira intorno ai 540 mld €. L’indice che viene utilizzato per misurare l’evasione fiscale è il cosiddetto tax gap complessivo (divario della tassazione) e rappresenta la differenza tra gettito teorico e gettito effettivo. Nella letteratura economica si fa distinzione anche tra tax gap al netto dei mancati versamenti (assessment gap), ovvero la differenza tra quanto il contribuente avrebbe teoricamente dovuto versare e quanto ha effettivamente dichiarato, e tax gap dovuto a omessi versamenti (collection gap), ovvero la differenza tra quanto dichiarato e quanto effettivamente versato. In Italia, mediamente, la propensione al gap complessivo, relativa alle entrate tributarie è pari al 23,5%, ma se si considerano esclusivamente l’IRPEF per il lavoro autonomo e per l’impresa, l’IRES, l’IVA e l’IRAP, la propensione media al gap complessivo risulta più elevata, con un valore pari al 34,3%.

I governi sono liberi di impostare i regimi fiscali in funzione delle priorità della nazione. In Italia, la pressione fiscale stimata (Tax Rate) è del 64%, valore completamente disallineato con la media europea che si aggira intorno ad un valore del 42,9%. Inoltre, molti paesi europei applicano regimi fiscali di vantaggio caratterizzati da una bassa tassazione al fine di attirare cittadini e imprese (si pensi a Irlanda, Cipro, Lussemburgo ed altri). L’aumento del numero sia di imprese sia di cittadini che svolgono attività anche fuori dai confini nazionali rende più facile sfruttare ciò che la giurisprudenza offre per pagare meno tasse. Tuttavia nel 2016, secondo il rapporto Paying Taxes 2018 di Pwc e Banca mondiale, si è registrato un calo reale del TTCR (il Total Tax & Contribution Rate), che misura il carico fiscale e contributivo per le imprese (non la sola pressione fiscale) di 14 punti percentuali rispetto al 2015.

La coesistenza di diversi regimi fiscali dei vari Paesi rende la gestione delle imposte ancora più difficile, creando addirittura delle discriminazioni nei confronti dei contribuenti e dei redditi esteri. Può anche accadere che privati e imprese siano soggetti a tassazione e a oneri in ciascuno dei Paesi in cui essi operano (doppia tassazione). La Commissione Europea ha presentato nel 2012 un piano di attività consistente in 30 interventi, al fine di affrontare questa situazione. Le iniziative attuate ed in fase di elaborazione riguardano:

  • una piattaforma in cui monitorare i progressi compiuti dai vari Paesi della UE nella lotta all’evasione e ai paradisi fiscali;
  • l’adozione di norme europee che consentano la trasmissione dei dati di rilevanza fiscale automaticamente agli altri paesi;
  • un meccanismo di veloce intervento contro le frodi in materia di IVA;
  • un sistema di assistenza, tra i Paesi della UE, per il recupero dei crediti di imposte, tasse e dazi;
  • una cooperazione molto stretta, tra i vari Paesi, nella lotta alle frodi IVA, basata soprattutto su un veloce scambio di informazioni relative alle attività fraudolente.

Oltre ai paesi aderenti alla UE, gli accordi di cooperazione sono stati sottoscritti anche con Andorra, Liechtenstein, Monaco, San Marino e Svizzera. Il nocciolo delle intese internazionali tra i paesi della UE e quelli non europei è caratterizzato dallo scambio di informazioni in materia di fiscalità e dall’eliminazione di misure fiscali dannose per gli stessi Paesi. Grazie al programma Fiscalis 2020, la Commissione Europea dà aiuto e sostegno ai Paesi europei nella gestione dei loro sistemi fiscali, attraverso la creazione di piattaforme web su cui scambiarsi i dati in diversi settori quali redditi finanziari, lavoro, capitale, oltre che Iva e accise.

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Laureato presso la S.U.N. di Napoli in Economia Aziendale nel 2006, ha conseguito l'attestato di tirocinio professionale triennale come Dottore Commercialista ed Esperto Contabile rilasciato dall' O.D.C.E.C. di Napoli nell'anno 2011. Durante il periodo di collaborazione/tirocinio su uno Studio in Provincia di Napoli, si è occupato di contabilità e fiscalità relative sia a persone fisiche che giuridiche. Lavora presso un'azienda operante nel settore metalmeccanico e dal 2011 collabora come affiliato al CAF DDL di Chieti. Dal 2016 collabora con la Rivista di Affari Europei -Europae.

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