Flat tax, chi la vuole? Storia di un dibattito

flat tax

Per flat tax, letteralmente “tassa piatta”, si intende una tassa con aliquota costante – proporzionale, quindi, e non progressiva (con aliquote crescenti rispetto al reddito/patrimonio) né, al contrario, regressiva.

Nonostante l’uso improprio che media e politica italiani hanno diffuso nelle ultime occasioni, il termine flat tax ricorre con cadenza ciclica nel dibattito politico e, tra alterne fortune, continua a rappresentarne un riferimento – seppur, come vedremo, più ideale che pratico.

Origine e varianti della flat tax

Uno dei più celebri sostenitori di una variante di flat tax fu l’economista premio Nobel Milton Friedman, campione dei freshwater economists (economisti d’acqua dolce, come quelli di Chicago e della regione di Grandi Laghi), sostenitori del mercato libero e ostili agli interventi statali, tradizionalmente opposti ai saltwater economists, maggioritari nelle scuole americane affacciate sugli oceani e inclini ad accettare l’intervento pubblico per correggere i fallimenti di mercato. La proposta di Friedman è stata definita Negative Income Tax (NIT), in quanto implica la possibilità per contribuenti con un reddito (sottratte le debite deduzioni) sotto una certa soglia di ricevere una tassa negativa (ovvero un pagamento dallo Stato). Questo benefit avrebbe teoricamente consentito di sostituire gran parte delle agevolazioni offerte dal welfare state, considerate dispersive e inefficienti, insieme al relativo apparato burocratico.

La NIT rappresenta solo una delle possibili versioni di flat tax, che si distinguono per tre elementi fondamentali: (I) la definizione del reddito tassabile, (II) l’eventuale presenza di soglie (inferiori o superiori), (III) l’estensione delle deduzioni ammesse.

Primo, quale reddito includere? La risposta più semplice è tutto, ma non terrebbe conto di alcune situazioni particolari, come ad esempio i dividendi (di norma già tassati). Determinare il reddito sottoposto alla flat tax, inoltre, ha chiare implicazioni distributive: più estese le fonti prese in considerazione, meno rilevante tende a essere il carico regressivo derivante da forme di reddito da capitale solitamente meno tassate – oltre che concentrate nelle mani di un numero ristretto di contribuenti.

In aggiunta, diverse versioni di flat tax includono soglie inferiori, al di sotto delle quali l’importo dovuto può essere nullo o addirittura negativo (come nel caso della NIT), o superiori (capped flat tax), ovvero con nessun pagamento oltre una certa soglia – rendendo la tassa regressiva. Queste considerazioni evidenziano il ruolo della flat tax all’interno del sistema fiscale, il cui carico complessivo rischia di diventare regressivo se, di fianco a tasse tipicamente tali come quelle su reddito da capitale o sul consumo (l’italiana IVA), si affianca una tassazione sul reddito proporzionale anziché progressiva.

Infine, il labirinto delle deduzioni: definirle si è spesso rivelato il compito più gravoso per sostenitori e policy-maker. Se da una parte alcune voci non possono che essere detratte dal computo del reddito imponibile (interessi sui mutui, donazioni filantropiche, certe spese di gestione a loro volta difficili da determinare), dall’altra ogni dettaglio tecnico rappresenta un’implicita minaccia all’irresistibile fascino della flat tax, invocata proprio in virtù della sua semplicità.

La flat tax viene quindi proposta come nemica della burocrazia (proprio in quanto semplice, almeno sulla carta) e anche dell’evasione, grazie alla sua aderenza ai principi prescritti dalla cosiddetta curva di Laffer, consigliere economico di Ronald Reagan che ipotizzò un’ipotetica aliquota ottimale oltre la quale il prelievo fiscale scoraggerebbe l’iniziativa economica e incentiverebbe l’economia sommersa, diminuendo il gettito complessivo. Da notare come l’evidenza empirica – seppur variabile – suggerisca che tale aliquota ottimale si situi intorno al 70%, circa il triplo della percentuale normalmente proposta dai sostenitori della flat tax[1].

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Indice dell’articolo

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Pagina 2: Realizzazione storica e fortuna politica della flat tax

Pagina 3: La flat tax in Italia: dalle origini alle elezioni 2018


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Laureato in Economics presso l'Università di Bologna, attualmente studia Economics and Philosophy presso la London School of Economics and Political Science.

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