Foodora e la gig economy: quale modello per il futuro?
- 23 Ottobre 2016

Foodora e la gig economy: quale modello per il futuro?

Scritto da Giacomo Cucignatto

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Il modello Foodora e la questione della rappresentanza sindacale

Le dimensioni del problema sono davvero numerose. Un altro aspetto importante sollevato dalle proteste dei gig worker europei degli ultimi mesi hanno per esempio evidenziato la disparità di trattamento salariale dei collaboratori di Deliveroo (ed altre aziende) nei diversi paesi europei all’interno del quale opera: anche su questo tema, in altre parole, l’Unione Europea dovrebbe velocizzare il processo di elaborazione di una normativa comune efficace se vuole riuscire a contrastare il dumping sociale tra lavoratori europei della stessa piattaforma.

Un elemento che non si dovrebbe trascurare è poi ovviamente la quasi totale assenza di una rappresentanza sindacale dei gig worker, in particolare in Italia: l’algoritmo che gestisce le prestazioni dei “collaboratori” contribuisce a consolidare un ambiente lavorativo atomizzato, in cui gli operatori a malapena si incontrano ed hanno dunque difficoltà a confrontarsi sui rispettivi problemi e ad elaborare rivendicazioni condivise; l’algoritmo può addirittura sancire il licenziamento del “collaboratore” con una semplice esclusione dalla piattaforma digitale. Se da un lato è oggettivamente difficile sviluppare vertenze dall’interno, sembra ancora più improbabile che i sindacati tradizionali riescano ad intercettare le esigenze di questi lavoratori. Un po’ di speranza da questo punto di vista viene dalle esperienze della Freelancers Union negli Stati Uniti (220 mila soci) e della FreelanceUK (200 mila): alcune pratiche di auto-organizzazione e lo sviluppo di strumenti come la class action perseguono l’obiettivo di rivendicare diritti individuali e sociali e si pongono nell’ottica di quel Platform Cooperativism che Trebor Scholz individua come unica alternativa di sistema al modello della sharing economy5 perseguito dalle multinazionali.

Il pagamento a cottimo permette alle imprese di esternalizzare i costi derivanti dai tempi morti: da questo punto di vista, il modello Foodora – Deliveroo somiglia moltissimo alle strette sui salari del mondo della logistica; in entrambi i casi l’unica via per incrementare i profitti d’impresa passa attraverso l’intensificazione dei ritmi lavorativi. Peraltro, il tentativo di scaricare il rischio d’impresa sulle spalle dei lavoratori è lo stesso alla base della logica dei voucher, il cui utilizzo è letteralmente esploso negli ultimi anni in Italia. Questi singoli spunti ci aiutano a comprendere che le contraddizioni e il conflitto sociale sottostanti la gig economy rientrino perfettamente all’interno del paradigma affermatosi negli ultimi anni: una regolamentazione ad hoc del fenomeno non sarà sufficiente se non sarà inquadrata all’interno di una visione e di una lotta politica più ampia, che rifiuti fermamente di accettare un modello di sviluppo fondato su un’ulteriore precarizzazione e che metta nuovamente al centro la questione della dignità del lavoro.


1 Gig in inglese può assumere il significato di “lavoretto”, ma anche “prestazione” o “spettacolo”, a seconda del contesto.

2 Per un approfondimento della vicenda Foodora si veda qui: A. Tassinari, V. Maccarone, L’algoritmo della precarietà, il caso Foodora, Sbilanciamoci, 17/10/2016, http://sbilanciamoci.info/lalgoritmo-della-precarieta-caso-foodora/.

3 Secondo il rapporto “Independent work: Choice, necessity, and the gig economy” elaborato dal del McKinsey Global Institute, siamo di fronte ad un fenomeno che coinvolge ormai 162milioni di persone tra USA e UE, intorno al 20-30% della popolazione in età da lavoro, http://www.mckinsey.com/global-themes/employment-and-growth/independent-work-choice-necessity-and-the-gig-economy.

4 M. Kenney, J. zysman, The Rise of the Platform Economy, Issues in Science and Technology, BRIE working paper, 2016, http://www.brie.berkeley.edu/wp-content/uploads/2015/02/Kenney-Zysman-The-Rise-of-the-Platform-Economy-Spring-2016-ISTx.pdf; S. Lobo, Auf dem Weg in die Dumpinghölle, Spiegel online, 03.09.2014, http://www.spiegel.de/netzwelt/netzpolitik/sascha-lobo-sharing-economy-wie-bei-uber-ist-plattform-kapitalismus-a-989584.html.

5T. Scholz, Platform Cooperativism. Challenging the Corporate Sharing Economy, Rosa Luxemburg Stiftung, New York Office, 2016, http://www.rosalux-nyc.org/wp-content/files_mf/scholz_platformcoop_5.9.2016.pdf.


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Scritto da
Giacomo Cucignatto

PhD in Sistemi produttivi e politiche pubbliche presso il Dipartimento di Economia dell’Univeristà degli Studi di Roma Tre; Laurea triennale in relazioni internazionali all'Università Cesare Alfieri di Firenze e specialistica in sviluppo economico e cooperazione internazionale all'Università di Bologna. Giornalista freelance, collabora con alcune riviste cartacee e online.

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