Il ritorno dell’Alternativa: le “15 proposte per la giustizia sociale” del Forum Disuguaglianze Diversità

Forum Diseguaglianze Diversità

«Negli ultimi trent’anni la tendenza alla riduzione delle disuguaglianze, osservata a partire dal secondo dopoguerra, si è interrotta o invertita. […] I ceti deboli avvertono maggiormente la preoccupazione di un peggioramento dei servizi essenziali, legati alla salute, all’assistenza sociale, all’istruzione e alla mobilità. Nelle aree interne o rurali, nelle periferie o nei “territori di mezzo” colpiti dalla de-industrializzazione, ma non solo, molte e molti hanno percepito che, di fronte a profonde trasformazioni (come il cambiamento tecnologico e climatico, le migrazioni e la globalizzazione), le proprie aspirazioni e i propri valori venivano trascurati dalle classi dirigenti, politiche ed economiche; e hanno ascoltato dalle classi dirigenti politiche (degli Stati nazionali, dell’Unione Europea, dei centri della cooperazione internazionale) messaggi di impotenza e soprattutto una frase, continuamente ripetuta per scoraggiare ogni pretesa: “non ci sono alternative”».

È questa considerazione che ha spinto numerosi esponenti del mondo della ricerca e otto organizzazioni della cittadinanza attiva (di diversa ispirazione, dal socialismo al cattolicesimo sociale, passando per l’ecologismo), coordinati da Fabrizio Barca, a costituire il Forum Disuguaglianze Diversità, col preciso scopo di dar vita a un lavoro di ricerca ed elaborazione di risposte adeguate al tema delle disuguaglianze. Questo lavoro è culminato nella presentazione di 15 proposte, dichiaratamente ispirate al “Programma di Azione” di Anthony Atkinson, compianto economista inglese, fra i massimi studiosi delle disuguaglianze economiche. La stella polare di questa elaborazione è il concetto di “giustizia sociale”, nel senso di “pieno sviluppo della persona umana”, come declinato dall’articolo 3 della Costituzione, ma anche di “libertà sostanziale sostenibile”, nella concezione di Amartya Sen. Di fronte allo stato attuale delle disuguaglianze (sintetizzato in 13 punti nel rapporto di presentazione) è questo stesso senso di giustizia a motivare e giustificare un’azione di contrasto, molto più di considerazioni economiche o socio-politiche. C’è dunque una tensione ideale che fa riferimento a precise categorie filosofiche e ideologiche alla base delle proposte del Forum, fatto che non si vedeva da diverso tempo nel dibattito pubblico italiano (e non solo).

L’orientamento pratico del lavoro è stato dettato da due necessità: da una parte, quella di avviare un recupero degli strumenti erroneamente messi da parte negli anni del “There Is No Alternative” neoliberista, dall’altra quella di cogliere le nuove opportunità che i progressi degli ultimi decenni ci hanno fornito, senza trincerarsi nelle nostalgie. L’obiettivo dichiarato è quindi quello di modificare non solo i meccanismi che ostacolano le opportunità, ma anche quelli che influenzano i risultati.

Ci sono poi tre fatti concreti che hanno al contempo supportato e orientato le proposte: in primis, le esperienze passate in cui momenti di dirompente sviluppo tecnologico e apertura dei mercati, dai risvolti potenzialmente negativi, sono stati poi al contrario orientati verso il progresso e l’emancipazione sociale; a seguire, il fatto che le attuali disuguaglianze hanno origine soprattutto in precise scelte politiche, motivo per cui non c’è nulla di irreversibile e inevitabile; infine, quello che nel rapporto viene definito il “fattore Italia”, cioè quelle specificità del nostro tessuto economico e politico (in particolare il ruolo della PA e delle PMI) che hanno determinato delle tendenze negative, che però possono essere altrettanto determinanti, se ben utilizzate e modificate, per invertire quelle stesse tendenze.

Come noto, le disuguaglianze sono un fenomeno multidimensionale. I membri del Forum Disuguaglianze Diversità hanno quindi rivolto le loro proposte a uno specifico tipo di disuguaglianza, la disuguaglianza di ricchezza, tanto privata quanto comune, perché individuata come quella che ha più influenza su tutte le altre. Tuttavia, viene indicata come assolutamente importante in Italia anche la disuguaglianza di istruzione, che verrà affrontata nella prossima fase di lavoro del Forum.

Gli autori hanno definito tre meccanismi di formazione della disuguaglianza di ricchezza, cui corrispondono specifici blocchi di proposte: il cambiamento tecnologico, che conduce storicamente a un bivio fra minore o maggiore giustizia sociale; il rapporto lavoro-impresa, che influisce non solo su driver fondamentali delle disuguaglianze economiche, ma anche sulla direzione dello stesso cambiamento tecnologico; il “passaggio generazionale”, cioè il momento in cui le risorse vengono trasferite da una generazione all’altra, con possibilità tanto di aumento della concentrazione, quanto di redistribuzione e aumento delle opportunità indipendentemente dal ceto di nascita.

Per rispondere al duplice obiettivo di intervenire tanto “a monte” quanto “a valle” delle disuguaglianze, le misure proposte mirano sia alla pre-distribuzione (i primi due blocchi) che alla re-distribuzione (il blocco dedicato al passaggio generazionale).

Degno di nota è il fatto che queste proposte rappresentano un interessante connubio fra politiche pubbliche e azioni collettive, con particolare attenzione a queste ultime (anche su scala europea). È quindi agli attori di entrambe, cioè sia alle istituzioni pubbliche che a sindacati, associazioni e reti di cittadinanza attiva che queste proposte sono rivolte.

Sulla scorta di questo, tali realtà sono state coinvolte già nella fase di elaborazione delle proposte, con l’obiettivo che questo impegno collettivo continui poi nella fase di sperimentazione e implementazione, anche in forme autonome e localizzate.

Continua a leggere – Pagina seguente


Indice dell’articolo

Pagina corrente: Il “perché”, il “come” e il “chi” delle 15 proposte

Pagina 2: Le proposte del Forum Disuguaglianze Diversità in sintesi

Pagina 3: Le prospettive del Rapporto


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora? Tutte le informazioni qui

Massimo Aprea ha conseguito nel 2018 la laurea in Economia politica presso l'Università La Sapienza di Roma. I suoi interessi riguardano le disuguaglianze e le politiche in grado di fronteggiarle efficacemente. Attualmente è dottorando in Economia politica presso l'università La Sapienza di Roma. Gabriele Palomba è dottorando presso la Scuola di Dottorato in Economia dell'Università La Sapienza di Roma, si è laureato in Economia politica presso la stessa università. Studia le disuguaglianze e la distribuzione del reddito. Ha conseguito il diploma triennale della Scuola Superiore di Studi Avanzati Sapienza (SSAS). È membro della rete italiana di Rethinking Economics.

Comments are closed.