“Frontiere” di Manlio Graziano

frontiere

Recensione a: Manlio Graziano, Frontiere, Il Mulino, Bologna 2017, p. 166, 13 euro (scheda libro).


Con Frontiere Manlio Graziano, professore di Geopolitica e Geopolitica delle religioni a Parigi, giunge alla pubblicazione del suo terzo e ultimo libro per i tipi del Mulino. Si tratta di un agile libello che viene ad arricchire la collana Parole Controtempo con cui l’editore bolognese si propone di compiere una serie di incursioni provocatorie su temi apparentemente inattuali. Cosa ci potrebbe essere di più inattuale della riproposizione delle frontiere nel tempo della globalizzazione, del trionfo di Internet e dei social network? Cosa potrebbe essere più datato delle frontiere, dei muri e delle reciproche chiusure tra gli stati-nazione dopo la fine della Guerra fredda, nell’Europa della libera circolazione di persone, merci, capitali e servizi? Muovendo dallo scenario inaugurato dalla crisi del 2008, che ha fatto emergere le contraddizioni interne agli attuali processi di globalizzazione, l’Autore ha inteso svolgere una ricognizione della natura multiforme delle frontiere, nel momento in cui flussi migratori e venti protezionistici sembrano riproporne la necessità e il valore. Ne è nato un libro di piacevole lettura, ricco di dati ed esempi storici che l’Autore commenta in maniera brillante ed efficace.

Le riflessioni di Graziano partono dalla considerazione che le frontiere sono oggetti politici e, in quanto tali, presentano caratteri e funzioni che mutano nel tempo e nello spazio. Come tutti gli oggetti politici le frontiere costituiscono infatti strumenti di interazione sociale ed esercizio del potere, le cui connotazioni variano in relazione ai contesti: connotazioni giuridiche, sociali, morali e psicologiche (p.7). Diversamente dagli altri oggetti politici, le frontiere presentano tuttavia un carattere intrinsecamente ambivalente: sono al tempo stesso luogo di separazione e di connessione, strumento di divisione e di incontro. Individui, gruppi sociali, norme giuridiche, pratiche politiche, ideologie, territori etc. vengono al contempo divisi e messi in relazione reciproca negli spazi di frontiera. Luoghi di incontro e di conflitto, di scambi e contrasti reciproci, le frontiere presentano in tutti i contesti il proprio carattere intrinsecamente duplice. Questa la tesi di fondo sostenuta dall’Autore nel corso del libro.

L’intento di Graziano è quello di valutare la frontiere da un punto di vista dinamico. Questo comporta, a suo avviso, che la trattazione prenda in esame tre elementi. In primo luogo il carattere storico delle frontiere, la cui forma odierna risale a poco più di tre secoli e mezzo fa. Le frontiere come le conosciamo oggi sono legate alla nascita dello Stato moderno e del principio di sovranità in seguito al Congresso di Vestfalia (1648). La loro crisi corrisponde per l’Autore a quella del sistema internazionale incentrato sugli stati-nazione, verificatasi in seguito alle due grandi ondate di globalizzazione che hanno segnato la storia contemporanea: la prima, tra il 1870 e il 1913, sfociata nel primo conflitto mondiale, e la seconda, iniziata negli anni Settanta del secolo scorso. Considerare il carattere dinamico della frontiere significa, in secondo luogo, comprendere il loro carattere strumentale (p.10). In quanto strumenti, possono svolgere un ampio raggio di funzioni a seconda di interessi, contesti e opportunità politiche. Per Graziano, le frontiere non rappresentano dunque un dato naturale, un obiettivo da perseguire a prescindere da altre valutazioni. Le frontiere non costituiscono un fine a priori. Le frontiere sono mezzi, strumenti che assumono forme e significati differenti a seconda dei luoghi e degli attori politici che le erigono o da cui sono esclusi (p.11). Infine, considerare dinamicamente le frontiere, significa essere consapevoli della loro natura statuale, il loro esser parte della vita politica degli stati di cui sono parte. Contrariamente a quelle interpretazioni legalistiche che vedono gli stati definiti dalle loro istituzioni (vi è Stato laddove vi sono certe istituzioni, e non viceversa), Graziano illustra come la costruzione di uno Stato muova invece dalla lotta tra fazioni diverse per la definizione di un “interesse nazionale” attorno a cui costruire le varie istituzioni, tra cui le frontiere (p.12).

Continua a leggere – Pagina seguente


Indice dell’articolo

Pagina corrente: Frontiere

Pagina 2: Breve storia delle frontiere e del loro ruolo

Pagina 3: Frontiere in corso


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora per i numeri 4,5 e 6? Tutte le informazioni qui

Bolognese, classe '92. Laureato in Scienze filosofiche al Collegio Superiore dell'Università di Bologna. Attualmente è dottorando in Filosofia presso la Scuola Normale di Pisa. Appassionato di arti marziali. Scrive su diverse riviste cartacee e online.

Comments are closed.