C’è un futuro per il welfare europeo?

welfare

Pagina 4 – Torna all’inizio

La liberalizzazione del welfare in Europa

Il tema della liberalizzazione coinvolge moltissimi aspetti e in questa sede non ci si propone di affrontarlo in toto, però è certo che anche il welfare e le relazioni industriali siano state oggetto di questo fenomeno. In Europa possono essere distinte tre diverse traiettorie di liberalizzazione: deregolamentazione, dualizzazione e flessibilizzazione imbrigliata.

La deregolamentazione comporta lo smantellamento politico delle capacità di coordinamento, diminuzione della copertura e forte individualizzazione del rischio. Le istituzioni e i meccanismi di regolamentazione collettiva del lavoro sono deliberatamente messi da parte per riproporre la disciplina di mercato. Un esempio è la riduzione dei diritti di contrattazione collettiva da parte dei lavoratori.

La dualizzazione vede il mantenimento delle istituzioni di coordinamento più importanti, ma all’interno di un contesto dove la copertura di tali istituzioni risulta sempre più calante. Quello che si osserva è la nascita di una disorganizzata periferia, caratterizzata da uno status inferiore e da meno protezioni rispetto alle imprese che operano nel “centro” (che nei paesi dell’Europa Continentale è tendenzialmente rappresentato dal manifatturiero). Tra gli esempi di dualizzazione vi sono il mantenimento di una forte protezione dell’impiego per i lavoratori regolari a tempo indeterminato, a fronte di un aumento del numero di lavoratori atipici, oppure la preservazione di importanti istituzioni di formazione, tra cui la formazione in azienda, nonostante il numero di opportunità per ottenere un apprendistato diminuisca, o anche la continua centralizzazione della contrattazione collettiva che copre sempre meno settori e lavoratori.

Infine, la flessibilizzazione imbrigliata coinvolge l’introduzione di nuove forme di flessibilità all’interno di un contesto dove un coordinamento forte e inclusivo tende a collettivizzare il rischio. Le istituzioni e le politiche associate a questa tendenza si propongono di rendere il lavoratore più mobile, ma all’interno di politiche che promuovono la “solidarietà dal lato dell’offerta”, ad esempio concentrando risorse sulle fasce più vulnerabili della società affinché riescano a trovare e a mantenere un lavoro. Per mettere in atto questa forma di liberalizzazione è necessario convertire le istituzioni esistenti a nuovi scopi, riconfigurandone le coalizioni a sostegno.

Con l’esclusione dei paesi scandinavi, e parzialmente dell’Olanda, gli altri paesi europei hanno scelto la strada della deregolamentazione (il Regno Unito sopra tutti) o della dualizzazione (Francia e Germania ne sono i principali esponenti). È quindi in quest’ottica storica, politica ed economica che bisogna porre le basi per la costruzione di un nuovo welfare; non si vuole suggerire che la flessibilizzazione imbrigliata sia da applicare pedissequamente in tutti i paesi, ma sicuramente l’adattamento dello stato sociale menzionato in precedenza passa dalla necessità di riconvertire parte delle istituzioni esistenti orientandole a nuovi scopi, prevalentemente nell’ottica delle “nuove contingenze sociali”.

Continua a leggere – Pagina seguente


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora per i numeri 4,5 e 6? Tutte le informazioni qui

Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna con una tesi su "Globalizzazione e varietà di capitalismo: processi di specializzazione istituzionale in Regno Unito e Germania". Attualmente è dottorando in Sociologia e Ricerca Sociale presso la stessa università. Ha frequentato un Master in Human Resources and Organization presso la Bologna Business School.

Comments are closed.