Un futuro incerto per l’Iraq

Iraq

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La formazione del nuovo governo al-Mahdi

Dopo la lunga impasse estiva, protrattasi sino a fine settembre, in meno di un mese la Corte federale ha confermato l’esito del voto di maggio, si sono tenute le elezioni regionali in Kurdistan, è stato eletto un Presidente della Repubblica e nominato un Primo Ministro. Il 2 ottobre, il Parlamento iracheno ha designato il politico curdo Barham Salih Presidente della Repubblica. Due ore dopo, il nuovo Presidente dell’Iraq ha incaricato Adil ‘abdul-Mahdi di formare un governo.

Apprezzato sia da Washington che da Tehran, dalla personalità sofisticata e di vasta esperienza, Salih è generalmente visto come una figura unificante e incline a promuovere il dialogo. Egli è sicuramente conscio delle complessità e delle lacune del suo Paese, degli interessi dei suoi vicini e sa come trattare la comunità internazionale così da assicurarne il sostegno all’Iraq. L’ascesa al potere di Mahdi, invece, rappresenta il primo episodio, fin dalla caduta di Saddam, in cui il Paese non sia governato da un esponente del partito islamista Da’wa. In origine membro del Consiglio supremo per la rivoluzione islamica in Iraq (SCIRI), sotto il quale ha ricoperto i ruoli di vice presidente, ministro delle finanze e ministro del petrolio, nel 2017 ha lasciato il gruppo per diventare indipendente. La sua nomina sembra aver messo fine alle aspre diatribe sorte tra i vari partiti politici iracheni, avendo ricevuto il supporto sia della coalizione Sairoon di al-Sadr che dell’Alleanza Fatah di al-Ameri, tanto da venir caldamente accolto dalle Nazioni Unite e dalla comunità internazionale.

Le nomine in tandem del nuovo Presidente e del Primo Ministro costituiscono sicuramente un risvolto positivo, destinato a diventare uno di quegli eventi promettenti che l’Iraq attendeva da tanti anni. Nonostante le buone premesse, però, le sfide a cui la nuova leadership irachena dovrà far fronte sono scoraggianti. Innanzitutto, il ruolo di Salih sarà sicuramente meno incisivo di quello di Mahdi, dal momento in cui in Iraq il ruolo di primo ministro è sicuramente il più rilevante, mentre quello della presidenza è fortemente limitato dalla nuova costituzione e più che altro cerimoniale. Allo stesso tempo, lo status di indipendente di Mahdi comporterebbe diversi svantaggi, in quanto priva il nuovo primo ministro di una base in Parlamento e lo espone così alle varie pressioni dei partiti.

Garantire una governance dignitosa al popolo iracheno sarà indispensabile per impedire che l’enorme sacrificio fatto nella lotta contro il gruppo Stato Islamico sia vano. La lunga lista di ciò che deve essere fatto ha sicuramente due priorità. La prima è quella di ripristinare i servizi di base alla popolazione, in particolare nelle aree liberate da Daesh e nell’Iraq meridionale. La seconda è la lotta alla corruzione, insieme alla razionalizzazione delle procedure burocratiche per attirare gli investimenti, rilanciare l’economia e la ricostruzione post-bellica. Queste sono le conditiones si ne qua non che i nuovi leader iracheni dovranno immediatamente affrontare per ristabilire un livello di vita accettabile nel Paese.

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Nato a Bologna nel 1990, è laureato in Storia e in Scienze Orientali. Attualmente segue un Master in Middle Eastern Studies (MIMES) presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Si interessa principalmente di storia contemporanea e delle relazioni internazionali del Medio Oriente.

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