Generosità contagiosa: un estratto dal libro di Chris Anderson
- 30 Maggio 2024

Generosità contagiosa: un estratto dal libro di Chris Anderson

Scritto da Chris Anderson

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«Ammettiamolo: gli ultimi anni sono stati duri per gli ottimisti. Le speranze che Internet potesse unire le persone sono state stroncate dai danni provocati dai social media. C’è un modo per tornare indietro e correggere la rotta?»

In “Generosità contagiosa. L’idea che vale che vale assolutamente la pena diffondere” Chris Anderson – Direttore del progetto TED Talks – riflette su come reimmaginare, a partire dalla sfida della creazione di un web più sano, una delle virtù umane più radicate e più cruciali per la nostra evoluzione come specie sociale: la generosità. Pubblichiamo di seguito, per gentile concessione dell’editore Egea, un estratto del testo.


Il villaggio infinito. Perché la connessione globale ci impone di ripensare la generosità

Quando i sistemi crescono in dimensioni, spesso il loro comportamento cambia radicalmente. I primi cento, duecento o anche mille automobilisti di una città si godranno la libertà delle strade sgombre. Ma se improvvisamente quel numero cresce fino a centomila, la loro esperienza cambia nome e diventa «ingorgo».

L’aumento delle dimensioni può distruggere la qualità, ma anche migliorarla. Un ristorante di medie dimensioni con solo tre clienti è morto: neanche quei tre torneranno; con trenta clienti, di contro, prende vita: tutti e trenta si stanno involontariamente segnalando l’un l’altro che quello è un posto in cui vale la pena andare. Uber sarebbe inutile se non ci fossero abbastanza autisti nella rete, ma con centinaia di autisti in ogni città diventa prezioso.

Allo stesso modo credo che l’aumento della connessione umana ci imponga di pensare alla generosità in maniera radicalmente diversa. Non viviamo più nei piccoli gruppi che hanno plasmato i nostri istinti morali di base. Oggi possiamo connetterci praticamente con chiunque. Il nostro villaggio abbraccia l’intero globo. E questo cambia tutto.

Ci sono tre caratteristiche specifiche della nostra era connessa che diamo per scontate, ma che guardandole con occhi nuovi e mettendole insieme ci fanno capire in maniera del tutto inedita ed estremamente convincente che cos’è che dobbiamo conservare e di che cosa invece potremmo disfarci.

 

Ciò a cui attribuiamo valore diventa sempre più immateriale

Per gran parte della storia dell’umanità donare ha significato trasferire atomi e molecole da un individuo all’altro. Cibo. Fiori. Utensili. Vestiti. Oggetti da collezione.

Ma negli ultimi decenni abbiamo assistito a un cambiamento colossale. Nel mondo odierno una parte sempre più grossa del valore mondiale non proviene dai beni tangibili ma da quelli intangibili. Non più atomi ma bit. Non cose fisiche ma creazioni originali di menti umane. Gli oggetti fisici sono ancora alla base di tutto. Ma ciò che conta sempre di più è il modo in cui vengono plasmati, modellati, organizzati. L’acciaio può essere trasformato in una macchina complessa. La vernice in arte. L’elettricità in programmi per computer. È in questa opera di modellazione che viene creato il valore. E i modelli, di per sé, sono immateriali. Sono un particolare tipo di informazione, di conoscenza.

Siamo rimasti sbalorditi dal fatto che le persone fossero così entusiaste di ricevere gratuitamente i TED Talks online. Ma non avremmo dovuto: l’informazione dà potere, la conoscenza ci offre gli strumenti con cui migliorare le nostre vite. Anche nella sua versione digitale, un essere umano rimane fonte di ispirazione. La creatività artistica ci riempie di gioia. Il software e l’intelligenza artificiale hanno il potere quasi illimitato di plasmare il mondo che verrà.

Pensate a come trascorrete la giornata e a quale percentuale del vostro tempo viene assorbita da cose immateriali. Leggete i messaggi. Guardate le notizie. Ascoltate i podcast. Organizzate riunioni su Zoom con i colleghi o con i vostri cari. Scattate foto. Chiedete a un motore di ricerca di sprigionare conoscenza. Giocate con una app. Guardate un film in streaming. Interagite con un’intelligenza artificiale.

Se il modo in cui trascorriamo il nostro tempo la dice lunga su che cosa conta davvero per noi, allora ciò che conta per noi sta diventando sempre più intangibile.

Naturalmente le cose fisiche continuano a costituire le fondamenta della vita. Non possiamo cibarci di bit, bere software o indossare un video. Abitiamo un pianeta in cui, per nostra grande e collettiva vergogna, ad almeno un miliardo di nostri simili mancano ancora cibo e riparo. Eppure, anche nella lotta per mettere fine alla povertà globale alcuni dei cambiamenti più significativi degli ultimi decenni sono stati resi possibili dal maggiore accesso alla connettività e alla conoscenza. E man mano che le persone acquisiscono gradualmente i mezzi per soddisfare i propri bisogni fisici, una parte crescente del loro tempo e della loro attenzione si rivolge al non materiale.

 

Le cose immateriali possono essere donate senza limiti

Prima dei video online per condividere una lezione stimolante con un gran numero di spettatori la cosa migliore da fare era masterizzarla su un mucchio di DVD e poi spedirli per posta. Il costo sarebbe stato di due dollari o poco più per ogni destinatario. Oggi il costo incrementale di donare una stessa conferenza a più soggetti è probabilmente un decimillesimo di quella cifra. È una sottilissima fetta di larghezza di banda. In pratica è gratis. Ed è istantaneo.

E lo stesso vale per tutti i beni digitali. Libri, film, musica, software, ricette, progetti, corsi di formazione, disegni tecnici, idee profondamente originali, storie commoventi: qualsiasi tipo di proprietà intellettuale o conoscenza. Tutte queste cose possono essere offerte al mondo con costi di distribuzione praticamente inesistenti.

Se si riesce a dare a un regalo un formato digitale, con Internet diventa un gioco da ragazzi donarlo a un numero infinito di destinatari.

Questa notizia è vecchia di decenni, ma continua a sbalordirmi. Un tempo chi, dopo mesi di lavoro, riusciva a creare qualcosa di speciale poteva condividerlo solo con una manciata di individui.

Ora possiamo trasmettere la stessa creazione a un numero infinito di individui in tutto il mondo. Ciò significa che il nostro potenziale di generosità collettivo è aumentato non solo del 10 o del 50 per cento, ma di diversi ordini di grandezza. Non si tratta di un semplice miglioramento, ma di una trasformazione.

E la potenza esplosiva dell’intelligenza artificiale potrebbe amplificare ulteriormente questa capacità. Invece di condividere un contenuto con un milione di persone, presto sarà possibile chiedere all’intelligenza artificiale di personalizzare quel contenuto per il singolo destinatario.

Queste tecnologie aiutano a livellare il campo da gioco. In passato gli atti di generosità più efficaci erano appannaggio di chi disponeva di risorse significative. Se volevi raggiungere mille contatti invece di uno solo, dovevi spendere mille volte tanto. Ed erano pochi a poterlo fare. Ma nel mondo digitale il motivo per cui qualcosa diventa virale e si diffonde a milioni di soggetti è molto più misterioso. Può dipendere tanto dall’immaginazione e dall’ingegno quanto dalle risorse.

Ma aspetta un attimo, starete pensando. Se donare è così facile, si può davvero parlare di generosità? Oggi le celebrità non devono farsi vanto del milione di foto in pose spontanee che regalano ai propri fan. Trent’anni fa avrebbero fatto scalpore. Oggi è semplicemente Instagram. Non a caso c’è un intero universo di influencer che sfornano contenuti gratuiti, tutti in qualche modo sponsorizzati.

Lungi dall’essere destinatari di atti di generosità, non è che stiamo tutti annegando in un mare di contenuti? Contenuti che paghiamo con la nostra attenzione e con i nostri dati, che guidano abilmente tutti quegli annunci pubblicitari?

Da un lato è pur vero che l’odierna cornucopia di contenuti e servizi digitali gratuiti ci spinge a essere indifferenti dinanzi alla munificenza di Internet – se trascorriamo un giorno intero in una foresta, ci dimentichiamo della bellezza dei singoli alberi. Ma questo è un vero peccato.

Penso che si debba fare una distinzione tra le forme di condivisione online che sono meramente transazionali o promozionali e quelle create invece con grande sforzo e offerte per puro spirito di generosità. Gli esempi che appartengono a quest’ultimo tipo sono innumerevoli:

  • Martyn Stewart, famoso scienziato bioacustico, ha registrato quasi centomila brani, pari a trentamila ore di materiale, in quaranta paesi[1]. Tra questi, il richiamo di un gufo in una foresta boreale, i temporali nell’outback australiano, il paesaggio sonoro di una foresta pluviale in Costa Rica e il gracidio della rana dorata di Panama. Dopo che gli è stato diagnosticato il cancro ha deciso di pubblicarli tutti su SoundCloud, gratuitamente. «Se riusciamo a far circolare le registrazioni di questi bellissimi suoni e a farle ascoltare alle persone di tutto il mondo, forse possiamo cominciare a proteggere ciò che ci resta». Queste registrazioni sono state utilizzate in più di 150 film e in numerosi documentari naturalistici. Grazie alla generosità di Martyn saranno disponibili per sempre.
  • L’organizzazione Living Room Conversations, il cui scopo è quello di gettare ponti per abbattere le divisioni in seno alla società civile, offre più di cento guide gratuite alla conversazione e altre risorse per affrontare argomenti difficili (tra cui l’aborto) e giungere alla comprensione reciproca[2]. L’associazione organizza anche corsi di formazione online gratuiti.
  • Il duo hip-hop statunitense Run the Jewels ha realizzato l’album RTJ4 «gratis per chiunque voglia un po’ di musica»[3]. Per citare il rapper El-P, la decisione è stata «l’unico modo che conosco per contribuire alla fatica e all’esperienza umana, oltre al fatto di cercare di essere gentile e consapevole e di crescere».
  • Yann Arthus-Bertrand, icona della fotografia francese, ha fatto sognare tutti con le sue straordinarie fotografie della Terra scattate a bordo di una mongolfiera[4]. Successivamente ha girato i film Home, Human e Woman, costati diversi milioni di dollari ciascuno. Il prezzo richiesto per distribuirli?

Zero dollari. Sono il suo regalo all’umanità e sono disponibili gratuitamente su YouTube e altrove. E hanno toccato le persone nel profondo. Lo YouTuber @joejoezidane, uno dei sette milioni di coloro che hanno guardato la versione inglese di Human su YouTube, ha detto: «Questo è di gran lunga il documentario più potente e travolgente che abbia mai guardato in tutta la mia vita»[5].

Con questo non voglio dire che tutto ciò che viene offerto gratuitamente online sia un atto di generosità. Voglio dire semplicemente che quando c’è un intento genuinamente generoso, Internet può moltiplicarlo per mille.

Ma che dire della sempre più folta schiera di artisti, musicisti, registi, influencer e star dei social media che devono a Internet il loro sostentamento? Mi sembra di vederli mentre leggono tutto questo e pensano: Non è giusto! Non ti aspetterai che dia via il mio lavoro migliore senza compenso? Di che cosa vivrei dopo?

Sono timori legittimi e non sto certo dicendo che si debba regalare tutto ciò che può essere regalato. L’odierna facilità di distribuzione di ogni forma di contenuto digitale è stata, nel migliore dei casi, croce e delizia per molti professionisti della creatività. Prendiamo i fotografi. Un tempo una grande percentuale delle fotografie più viste al mondo veniva scattata da professionisti e distribuita attraverso giornali, riviste e televisione. Ma con l’arrivo degli smartphone la quantità di fotografie scattate e condivise è aumentata in maniera esponenziale. Sui social media le foto ottengono visualizzazioni complessivamente molto più numerose di quelle che racimolano sui media tradizionali. Sono molte le riviste e i giornali che hanno dovuto chiudere i battenti. E i fotografi hanno dovuto tribolare non poco per trovare nuovi modi di farsi pagare. Per loro, sentir dire che la condivisione su larga scala delle foto, indipendentemente dai mezzi o dai fini, è un atto di generosità deve essere esasperante.

Allo stesso modo, la capacità dei musicisti di guadagnare online è incredibilmente limitata[6]. In base agli accordi negoziati dalle case discografiche con aziende come Spotify, possono volerci fino a duemilacinquecento ascolti di un singolo pezzo perché un musicista arrivi a guadagnare un solo dollaro. Internet ha consentito a moltissima musica di essere ascoltata da moltissime persone come non era mai accaduto prima nella storia, ma guadagnarsi da vivere con quella musica è diventato più difficile che mai.

È probabile che molti scrittori, artisti e registi la pensino allo stesso modo. E la crescita fulminea della potenza dell’intelligenza artificiale generativa non fa che peggiorare le cose. Ma se i modelli commerciali di Internet sono spietati con i creatori, forse un aiuto può venire proprio dalla generosità. È possibile coltivare una nascente economia del dono a sostegno dei nostri creativi? Esistono alcuni siti, tra cui Patreon, nati appositamente per permettere alle persone di sostenere finanziariamente i loro artisti e creatori preferiti. E un numero crescente di piattaforme che consentono la distribuzione di contenuti permette agli utenti di dare la propria ricompensa ai loro creativi preferiti.

Questa idea può essere spinta molto più in là. Il 23 marzo 2020 il Regno Unito è entrato in lockdown a causa del Covid. Per un’ampia fetta della popolazione improvvisamente non c’era più lavoro né reddito. Tra i più colpiti ci sono stati sicuramente gli artisti indipendenti. Molti di loro vivevano in ristrettezze già prima della pandemia. Quando le gallerie hanno chiuso e le mostre costate anni di lavoro sono state immediatamente cancellate, molti di loro sono sprofondati nella povertà.

L’artista e imprenditore sociale Matthew Burrows sapeva di dover fare qualcosa, e in fretta, per aiutare se stesso e i suoi amici. «Devo costruire qualcosa che si diffonda come un virus, ma che diffonda qualcosa in grado di aiutare le persone», ha pensato[7]. Da bravo studente di antropologia ha tratto grande ispirazione dalle culture generose del mondo premoderno. Forse era possibile ricorrere agli antichi principi della cultura del dono e dell’aiuto reciproco per aiutare alcuni artisti a sopravvivere. Su Instagram ha creato l’hashtag #ArtistSupportPledge, un movimento nato sui social media con alcune regole fondamentali:

  • Posta immagini del tuo lavoro su Instagram con l’hashtag #ArtistSupportPledge.
  • Non chiedere più di 200 sterline (o l’equivalente in un’altra valuta) per un’opera.
  • Una volta che hai realizzato vendite per un valore di almeno 1.000 sterline, tieni fede all’impegno preso acquistando l’opera di un altro artista per 200 sterline.
  • In caso di dubbi, agisci con spirito di generosità: è l’unica cosa che conta.

Queste regole hanno dato ai suoi colleghi artisti una nuova piattaforma in grado di metterli in contatto con i loro sostenitori e ricevere sostentamento. Di colpo è diventato più facile vendere le proprie opere e supportarsi a vicenda.

Burrows si aspettava che l’iniziativa #ArtistSupportPledge sostenesse solo una ristretta cerchia di amici attivi nell’area di Londra. Ma quando una rete che valorizza le persone raggiunge una certa massa critica può decollare e vivere di vita propria. La promessa è diventata virale su Instagram, e artisti professionisti e dilettanti di tutto il mondo si sono comprati le opere a vicenda, venendo ulteriormente sostenuti da altri artisti ispirati dal progetto. Alla fine della pandemia la cultura generosa dell’hashtag #ArtistSupportPledge aveva raccolto l’incredibile cifra di 70 milioni di sterline a favore degli artisti.

La mia eccezionale assistente di ricerca Kate Honey, che ha contribuito a raccogliere molte delle storie racchiuse in questo libro, ha parlato con Matthew. «ASP è alimentata dalla generosità», le ha detto, «da ciò che un artista mette in vendita a un prezzo massimo o scontato – e ciò vale per tutti gli artisti, indipendentemente dal prestigio, dall’esperienza o dalla reputazione – alla sua promessa di condividere il 20 per cento delle vendite con i propri colleghi. La generosità traspare anche dal modo in cui gli acquirenti danno fiducia all’artista, interagendo direttamente per acquistare l’opera senza bisogno di un intermediario».

Ciò che ha colpito maggiormente Burrows è stata la naturalezza con cui questa antica e moderna «cultura generosa» è stata accolta dagli artisti. L’iniziativa #ArtistSupportPledge si è auto-moderata e si è diffusa organicamente, con un contributo minimo da parte di Burrows. «Se inizi a parlare di gentilezza, la gente pensa che sei pazzo o che hai perso la testa. Quando l’iniziativa #ArtistSupportPledge è diventata globale, a emozionarmi più di tutto è stato il fatto che per la prima volta nella mia carriera ho potuto parlare di gentilezza come se non fosse qualcosa di ridicolo, stupido o immateriale. La gentilezza è una risposta energica ed efficace al mondo esterno».

Fino a dove si può arrivare? Riusciamo a immaginare di passare da un mondo in cui i contenuti creativi sono relativamente scarsi, controllati e pagati da pochi guardiani, a un mondo in cui la creatività di tutti i tipi abbonda ed è pagata dalle risposte generose dei destinatari di tali contenuti?

Per tornare all’esempio di Patreon, all’inizio del 2023 aveva distribuito un totale di 3,5 miliardi di dollari a 250.000 creativi diversi, per una media di circa 14.000 dollari a testa[8]. Si tratta di una cifra erogata nell’arco di diversi anni e quindi, ad eccezione di alcuni casi, ben lungi dal fornire un reddito sufficiente ed equo agli artisti. Ma ci fa capire che le potenzialità ci sono.

È chiaro che ci troviamo in un periodo di transizione; il mio consiglio ai creatori, professionisti e non, è di non opporre resistenza e di cercare di anticipare i tempi. Cercate di inglobare la generosità nella vostra strategia di distribuzione. Per esempio, potreste regalare la cosa più bella che siete capaci di creare, dando agli altri la possibilità di rispondere a loro volta con generosità. (Per farlo, potete creare il vostro account Patreon e chiarire che il vostro sostentamento dipende dal sostegno degli altri).

E il mio consiglio a tutti noi, fortunati destinatari di un oceano di meraviglie senza precedenti, è di pensare a tutto questo attraverso la lente della generosità. Non è un’immensa fortuna che così tante persone siano disposte a condividere le loro creazioni migliori e che noi possiamo accedervi istantaneamente? Non è mai successo prima nella storia. Dovremmo ricambiare. Fate lo sforzo di individuare coloro che più vi hanno commosso, ispirato, informato o insegnato e sosteneteli con la massima generosità possibile, nel modo che sia più significativo per loro.

Potremmo aver messo in moto la creazione collettiva di un’economia del dono ricca e variegata, che col tempo potrebbe raggiungere o addirittura superare le dimensioni dell’attuale economia transazionale. Un giorno potremmo guardare indietro alle costrizioni della creatività transazionale e considerarci fortunati perché non è più così che si fanno le cose.

E nel frattempo tutti i creativi che fanno pagare un abbonamento partecipano ai ricavi di pubblicità e sponsorizzazioni o creano un paywall, perché è quello che devono fare per il momento, senza farsene un cruccio. Potremmo andare avanti con un modello ibrido per molto tempo. Fate che questo sia il porto sicuro della vostra vita, ma lasciate tempo e spazio a qualche sporadico esperimento di generosità, in cui provate a regalare qualcosa in maniera inaspettata. Potreste rimanere estasiati da ciò che accadrà.


[1] Andy Corbley, «Wildlife Sound Recordist Releases Treasured Audio Collection for Free-to Awe and Inspire the World», Good News Network, www.goodnewsnetwork.org, 23 febbraio 2022.

[2] «Conversation Topics», Living Room Conversations, https://livingroomconversations.org, 2023.

[3] Daniel Kreps, «Run the Jewels toMake New Album ‘Free for Anyone Who Wants Some Music’», Rolling Stone, www.rollingstone.com, 31 maggio 2020.

[4] Yann Arthus-Bertrand, A wide-angle view of fragile earth, TED, video disponibile su www.ted.com, 2009.

[5] Account YouTube @HUMAN The movie, HUMAN The movie (Director’s cut version), video disponibile su YouTube, 14 aprile 2020.

[6] Clare Mulroy, «Spotify Pays Artists (Sort of ), but Not per Stream. Here’s How It Breaks Down», USA Today, https://eu.usatoday.com, 22 ottobre 2022.

[7] Intervista di Kate Honey a Matthew Burrows, 5 maggio 2022.

[8] Patreon, «La storia di Patron», www.patreon.com/it, 2023.


Copyright © 2024 by Chris Anderson All rights reserved.

Scritto da
Chris Anderson

Dopo una carriera nel giornalismo e nell’editoria, dal 2001 è Direttore di TED Conference, iniziativa che ha sviluppato fino a farne una piattaforma globale attraverso cui identificare e disseminare le «idee che vale la pena diffondere», con oltre un miliardo di TED Talks visti ogni anno. È autore di: “Generosità contagiosa. L’idea che vale che vale assolutamente la pena diffondere” (Egea 2024).

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