Per una geopolitica dell’antichità: la Grecia nord-occidentale nelle guerre per l’egemonia (435-424 a.C.)

Grecia

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La Grecia nord-occidentale negli anni della guerra archidamica: Corinto, Atene e… Sparta.

Durante la guerra archidamica (431-421) le prospettive nord-occidentali di Atene si manifestano con chiarezza. In quegli anni, gli Ateniesi conquistano la superiorità navale in tutti i mari circostanti la Grecia: tale risultato è acquisito grazie alle numerose vittorie navali e all’esaurirsi delle risorse degli avversari ‘marittimi’ (Corinto e le sue colonie), ma anche in seguito al celebre successo a Pilo (425). Nel corso delle relative operazioni militari, minacciando un piccolo contingente spartano bloccato sull’isoletta di Sfacteria allo sbocco della baia di Pilo (di Navarino), Atene si fa consegnare tutta la flotta peloponnesiaca[1]. In tal modo, gli Ateniesi possono portare alle estreme conseguenze la strategia navalista teorizzata da Pericle all’inizio della guerra[2], ma già messa in pratica a partire dal 460 ca., con il primo grande conflitto contro Sparta: una serie di rapidi attacchi ‘mordi e fuggi’ dal mare, volti a danneggiare e saccheggiare le località costiere peloponnesiache e, se possibile, a conquistare le meglio difendibili, con la tattica del cosiddetto ἐπιτειχισμός[3]: la cattura e la fortificazione di località in territorio nemico che, con i limiti della poliorcetica greca dell’epoca, sarebbero state imprendibili[4].

La prima applicazione di tale strategia va datata a poco prima della metà del secolo: nel 456/55, lo stratego ateniese Tolmide guida un audace περίπλους attorno al Peloponneso[5], nel corso del quale si segnalano attacchi lungo gran parte delle coste nemiche, fra cui l’incendio dell’unico grande porto di Sparta, Gizio, la conquista del piccolo centro corinzio di Calcide, sulla costa meridionale dell’Etolia, e forse qualche abboccamento con le popolazioni di Cefallenia (Cefalonia) e Zacinto (Zante)[6].

Durante la guerra archidamica, un nuovo περίπλους circumpeloponnesiaco è realizzato nel 431 (il primo anno di guerra), quando le forze ateniesi sono intatte e la strategia periclea riesce a dispiegarsi in tutto il proprio potenziale[7]: gli Ateniesi hanno buon gioco nell’effettuare sbarchi lungo tutta la costa nemica, approfittando poi del predominio navale per acquisire il controllo di due colonie corinzie, Sollio e Astaco, e l’alleanza di Cefallenia: data la collocazione di questi centri nei pressi dello sbocco del golfo di Corinto, è chiaro l’intento di rafforzare la presa ateniese sulla regione, oltre che quello di indebolirvi l’influenza corinzia e peloponnesiaca.

L’interesse ateniese per la Grecia nord-occidentale è solo messo in pausa dalle conseguenze della catastrofica epidemia che colpisce Atene a partire dal 430[8]: nel 426 lo stratego Demostene concepisce un’audace ma fallimentare spedizione in Etolia[9], e nel 425 lo stesso Demostene interviene con profitto a Pilo in Messenia (vd. supra), usando una flotta incaricata di intervenire nella guerra civile di Corcira e di appoggiare un corpo di spedizione ateniese in Sicilia[10].

Con la definitiva superiorità acquisita, nel 424 gli Ateniesi attaccano e sottomettono l’isola di Citera (Cerìgo), situata allo sbocco del golfo Laconico e compresa fra le comunità perieciche dello stato spartano. La posizione dell’isola, nella forma mentis navalista, è perfetta: posta sostanzialmente a metà strada sulla rotta circumpeloponnesiaca, da Citera si controlla Gizio e si possono lanciare continui attacchi sulle coste nemiche. Forti di tali vantaggi, gli Ateniesi iniziano a usare l’isola secondo tali specifiche strategiche[11].

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[1] Thuc. IV 16, 1.

[2] Thuc. I 142, 3-5. Cfr. N.G.L. Hammond, Thucydides, I. 142. 2-4, «Classical Review», LXI (1947), pp. 39-41; G.L. Cawkwell, Thucydides’ Judgement of Periclean Strategy, «Yale Classical Studies», XXIV (1975), pp. 53-70.

[3] Cfr. F. Adcock, ΕΠΙΤΕΙΧΙΣΜΟΣ in the Archidamian War, «Classical Review», LXI (1947), pp. 2-7; Y. Garlan, Recherches de poliorcétique grecque, De Boccard, Paris 1974, pp. 33-40; H.D. Westlake, The Progress of Epiteichismos, «Classical Quarterly» n.s., XXXIII (1983), pp. 12-24; V.D. Hanson, Warfare and Agriculture in Classical Greece, Univ. of California, Berkeley-Los Angeles 1998, pp. 28-30, 212; J. Thorne, Warfare and Agriculture: the Economic Impact of Devastation in Classical Greece, «Greek, Roman and Byzantine Studies», XLII (2001), pp. 239-240; E.L. Wheeler (ed. by), The Armies of Classical Greece, Aldershot, Ashgate 2007, pp. LV-LVI; P.T.K. Grant – J.A. Otchere, Epiteichismos in the Peloponnesian War, «Ibadan Journal of Humanistic Studies», XX (2010) pp. 202-228.

[4] Cfr. J.B. Wilson, Pylos 425 BC. A Historical and Topographical Study of Thucydides’ Account of the Campaign, Aris & Phillips, Warminster 1979, p. 132; M. Bettalli, Il controllo di città e piazzeforti in Tucidide. L’arte degli assedi nel V secolo a.C., «Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa», XXIII, 1993, pp. 825-845; P.B. Kern, Ancient Siege Warfare, Indiana Univ., Bloomington 1999, pp. 89-250; I. Pimouguet-Pedarros, L’apparition des premiers engins balistiques dans le monde grec et hellénisé: un état de la question, «Revue des Études Anciennes», CII (2000), pp. 5-26; L. Rawlings, The Ancient Greeks at War, Manchester Univ., Manchester 2007, pp. 128-143; V.D. Hanson, Una guerra diversa da tutte le altre. Come Atene e Sparta combattevano nel Peloponneso, Mondadori, Milano 2008 (New York 2005), pp. 240-244; H. Van Wees, La guerra dei Greci: miti e realtà, Goriziana, Gorizia 2009 (London 2004), pp. 227-234.

[5] Cfr. Thuc. I 108, 5; Diodorus XI 84, 2-8; Plut. Per. 19, 2; Pausanias I 27, 5. Cfr. A.W. Gomme, A Historical Commentary on Thucydides. Vol. I. Book I, Clarendon, Oxford 1950, p. 350.

[6] P.A. Cartledge, Sparta and Lakonia. A Regional History 1300-362 BC, Routledge, London 1979, pp. 181-182, 228.

[7] Thuc. II 23, 2-3; 25, 1-5; 30, 1-3.

[8] Thuc. II 47-54.

[9] Thuc. III 94-98.

[10] Thuc. IV 2-41.

[11] Thuc. IV 53-57.


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Nato nel 1982, torinese, dal 2014 è dottore di ricerca in Storia antica, Università degli Studi di Torino: qui è stato cultore della materia tra 2015 e 2018. Si è occupato principalmente di polemologia, relazioni interstatali e storia politico-militare della Grecia arcaica e classica; oggi si interessa di divulgazione storica (con la pagina FB “La Paleoteca”, https://www.facebook.com/lapaleotecagcilenti/). Socio dell’associazione “Storie in Movimento” dal 2016, scrive e collabora attivamente con la rivista “Zapruder. Rivista di storia della conflittualità sociale”.

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