Geopolitica del Niger
- 10 Aprile 2018

Geopolitica del Niger

Scritto da Federico Rossi

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La situazione politica in Niger

Anche da un punto di vista politico il Niger si trova ad affrontare una difficile congiuntura. Nel 2010 un colpo di Stato militare ha rovesciato Mamadou Tandja, al potere dal 1999, reo di aver sciolto il Parlamento nel tentativo di farsi rieleggere alla presidenza per un terzo mandato, eventualità proibita dalla costituzione nigerina. Le presidenziali dell’anno successivo hanno visto quindi l’ascesa dell’ex leader dell’opposizione Mahamadou Issoufou, poi riconfermato nel 2016 in una tornata elettorale in cui l’opposizione ha denunciato pesanti brogli. Il principale oppositore parlamentare, Hama Amadou, esponente del partito di cui faceva parte lo stesso Tandja, si è successivamente autoesiliato in Francia ed è stato da poco condannato in contumacia per traffico di minori.

Ciò nonostante Issoufou ha promesso che non proverà a modificare la costituzione per avere un terzo mandato e, dopo una storia travagliata che ha visto ben quattro colpi di Stato dall’indipendenza nel 1960, la possibilità di un cambio pacifico al vertice appare comunque come una vittoria. Nel frattempo, il presidente continua a promettere che il paese crescerà, ha annunciato la costruzione di grandi opere strategiche e di voler portare avanti il progetto della Zona di Libero Scambio Continentale all’interno dell’Unione Africana, ma la gran parte di tutto ciò continua a non dipendere direttamente da lui.

La maggioranza dei fondi per questi interventi arrivano infatti dai trasferimenti effettuati da Stati Uniti e Unione Europea, il cui obiettivo è soprattutto il contrasto al terrorismo, e dagli investimenti cinesi, che permetteranno fra l’altro la costruzione di una delle principali opere infrastrutturali annunciate dal presidente, il terzo ponte di Niamey sul fiume Niger. I rapporti con l’Europa si sono inoltre ulteriormente approfonditi dopo che Issoufou ha aperto alla creazione di partenariati, soprattutto in ottica di contrasto all’immigrazione illegale, nel corso del G8 di Taormina, dove era stato uno dei tre leader africani invitati.

Il rinnovato ruolo internazionale, guadagnato grazie alla rilevanza geopolitica nei flussi migratori, e la spinta riformista di Issoufou non bastano tuttavia a mettere una pezza sulla situazione di precarietà del paese. Oltre ai problemi economici, occupazionali e ambientali, gravano infatti sul Niger anche difficoltà strategiche e sociali, accentuate dalla penetrazione nel territorio nigerino di Boko Haram e dal crescente radicamento di AQMI (Al-Qaida nel Maghreb islamico).

Accanto a questo si deve inoltre considerare la questione tuareg, che, dopo un periodo di relativa calma seguito alla rivolta del 2007, sembra ora riemergere dopo il venir meno della Libia, garante dell’accordo fra i gruppi nel nord del paese e il governo centrale. Il conflitto con le fazioni tebu e tuareg si è riacceso inoltre anche per effetto del tentativo di implementare una politica più repressiva nei confronti delle migrazioni, settore nel quale sono impiegati, tanto sul piano legale che illegale, ampi strati di questi gruppi.

Gli sforzi protratti dal governo nigerino per tenere sotto controllo questa situazione costringono a mantenere un costante investimento nella difesa, tanto che il 15% del budget nazionale è destinato all’esercito, impegnato su un triplice fronte: a sud per impedire le incursioni di Boko Haram dalla Nigeria, a nord per contenere le conseguenze del crollo della Libia e a est, al confine con il Mali, dove è forte la penetrazione di AQMI e di altri gruppi terroristici soprattutto dopo la crisi nell’Azawad.

A fronte di tutto ciò il pacchetto di riforme proposto da Issoufou e dal suo governo, che, oltre alla costruzione di nuove infrastrutture, prevede le tanto attese riforme del settore agrario, della sanità e dell’istruzione, rimangono poco più che cantieri abbozzati. L’opposizione ha rinominato Issoufou monsieur première pierre per la sua propensione ad annunciare l’avvio di grandi e rivoluzionari progetti che tuttavia rimangono tali solo sulla carta.

Le accuse rivolte al presidente si spingono però anche oltre e molti denunciano che, sotto l’apparenza democratica, Issoufou stia in realtà sfruttando il discorso securitario per limitare le libertà del paese. Questi sospetti sembrano avvalorati dal continuo rinvio delle elezioni amministrative e dalla dura repressione delle recenti proteste popolari contro la legge delle finanze, che accresce la pressione fiscale in particolare sulla popolazione rurale.

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Scritto da
Federico Rossi

Nato nel 1995, attualmente studente di Scienze Politiche e Sociali presso la Scuola Superiore Sant’Anna e di Governance delle Migrazioni presso l’Università di Pisa, dopo aver conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche Internazionali nello stesso ateneo. Attivo in alcune associazioni di volontariato e sportello legale per le migrazioni, tiene una rubrica a tema immigrazione per la rivista online “Il Fuochista”.

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