Geopolitica del Marocco
- 21 Gennaio 2019

Geopolitica del Marocco

Scritto da Federico Rossi

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I rapporti del Marocco con i partner africani

Se con gli Stati del Golfo i rapporti sembrano in forte crescita, un diverso ritmo si nota invece nel tentativo di sbloccare i rapporti con i partner nordafricani, come dimostra il caso dell’Egitto, con cui il re sta cercando di mantenere buone relazioni, nonostante gli attriti fra Al-Sisi e il governo marocchino, dove gli islamisti moderati costituiscono la maggioranza e non risparmiano critiche al generale egiziano per l’allontanamento di Morsi.

Per quanto riguarda il conflitto libico Rabat aveva cercato anche in questo caso di assumere un ruolo di mediatore, tanto che nel 2015 gli accordi che avevano dato vita al governo di unità nazionale erano stati firmati proprio in Marocco, a Skhirat. Complice anche il fallimento di questa iniziativa, che ha finito per contribuire solo a complicare ulteriormente il conflitto, la posizione del Marocco in Libia si è tuttavia lentamente defilata, diventando sempre più marginale.

La vera spina nel fianco per la politica estera marocchina resta però l’Algeria, con cui Muhammad VI ha tentato recentemente di avviare un dialogo per fissare alcuni obiettivi di ampio respiro, come la riapertura delle frontiere fra i due paesi, chiuse dal 1994, e la creazione di un meccanismo politico di concertazione fra i due Stati.

La dichiarazione è arrivata tuttavia in occasione dell’anniversario della Marcia Verde, l’evento che spinse gli spagnoli ad abbandonare l’ex colonia del Sahara Occidentale e portò alla spartizione della regione fra Marocco e Mauritania, e in quella stessa occasione, il re ha ribadito la “marocchinità” del Sahara Occidentale, prendendo una chiara posizione alla vigilia dell’incontro tenutosi a dicembre a Ginevra per riaprire il processo di negoziazione fermo dal 2012.

L’Algeria, che ospita sul suo territorio numerosi campi profughi saharawi e le basi del Fronte Polisario, il movimento indipendentista del Sahara Occidentale, non ha rilasciato nessuna risposta ufficiale fino agli incontri di Ginevra, al termine dei quali proprio il delegato algerino si è detto cautamente ottimista circa uno sbloccarsi dello status quo, nonostante Rabat abbia ribadito che non accetterà niente di diverso da un’autonomia della regione sotto la sovranità marocchina. L’incontro, a cui hanno partecipato anche rappresentanti del Fronte Polisario e della Mauritania, ha avuto il grande merito di riaprire le trattative, ma non ha però ancora portato a nessun effettivo risultato e si aspetta per quello il secondo atto da tenersi per l’inizio del 2019.

Il Marocco porta avanti da anni una politica economica espansionista verso la regione del Sahara Occidentale che punta a guadagnarne il pieno controllo tramite l’immigrazione dal nord e una pesante spinta allo sviluppo industriale, due obiettivi perseguiti attraverso incentivi come il regime di imposte zero che vige sulla regione. Dall’altro lato il Fronte Polisario, che controlla ormai circa il 20% del territorio e ha abbandonato già dal 1991 la lotta armata, a partire dagli anni Novanta ha invece perso progressivamente il proprio sostegno internazionale e, dopo il reingresso di Rabat nell’Unione Africana, è diventato adesso sempre più dipendente da Algeri.

Negli ultimi anni tuttavia il Fronte Polisario ha cercato comunque di reagire attraverso una nuova metodologia offensiva, che si è concentrata sul piano giuridico e giudiziario, contestando ad esempio l’accordo di pesca con l’UE, di cui ha ottenuto una controversa non applicazione al Sahara Occidentale grazie ad una sentenza della Corte di Giustizia dell’UE.

I risultati di questa strategia, indirizzata a contrastare l’espansionismo di Rabat sul piano economico e a danneggiarne gli sforzi di politica estera, sembrano però essere comunque limitati e le forze indipendentiste del Sahara Occidentale stanno perdendo rapidamente il supporto internazionale. Oltre all’Algeria pochi sono gli Stati ancora sostenitori della Repubblica Araba Saharawi, che negli ultimi anni ha perso più della metà dei riconoscimenti internazionali, eppure il sostegno alla causa del Fronte Polisario è ancora utilizzato come pretesto diplomatico da Rabat per congelare i rapporti con l’Iran e con Hezbollah.

Un’altra vittoria politica di Rabat in questo contesto è stata anche la riammissione del Marocco all’interno dell’Unione Africana, trent’anni dopo la sua uscita anche a causa della questione del Sahara Occidentale. Il ritorno nella principale organizzazione internazionale africana è specchio però anche dei successi sempre maggiori che il Marocco sta conseguendo proprio nei rapporti con i partner africani, in particolare subsahariani, come dimostra il procedere del tentativo, tutt’altro che privo di ostacoli, di entrare a far parte dell’ECOWAS (Economic Community of West African States).

Nel frattempo Rabat è diventato anche il secondo investitore interno nel continente dopo il Sudafrica e sembra intenzionato a non arrestare questo allargamento. Una situazione di questo tipo è ben visibile nelle mosse dell’azienda di telecomunicazione marocchina Maroc Telecom, che ha rilevato le sue corrispondenti in cinque Stati africani ed è ancora in crescita, ma soprattutto nell’espansione della BMCE (Banque Marocaine du Commerce Extérieur), che ha acquistato la quota di maggioranza di Bank of Africa, attiva in 16 paesi del continente.

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Scritto da
Federico Rossi

Nato nel 1995, attualmente studente di Scienze Politiche e Sociali presso la Scuola Superiore Sant’Anna e di Governance delle Migrazioni presso l’Università di Pisa, dopo aver conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche Internazionali nello stesso ateneo. Attivo in alcune associazioni di volontariato e sportello legale per le migrazioni, tiene una rubrica a tema immigrazione per la rivista online “Il Fuochista”.

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