Geopolitica del Marocco
- 21 Gennaio 2019

Geopolitica del Marocco

Scritto da Federico Rossi

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Il Marocco nel grande gioco globale

Il crescente ruolo sul continente del Marocco va però letto in relazione anche ai suoi rapporti con le principali potenze mondiali. Con gli Stati Uniti Rabat intrattiene infatti ottime relazioni, che, pur non espandendosi in campo economico, sono comunque in costante crescita sul piano politico e militare. Nonostante un accordo di libero scambio infatti, il cuore delle relazioni con Washington risiede nel ruolo del Marocco come alleato non-NATO privilegiato, che lo qualifica come uno dei maggiori partner per la lotta al terrorismo in Africa e permette l’accesso a finanziamenti per l’acquisto di materiale militare.

Sugli stessi presupposti si collocano anche i rapporti russo-marocchini, rafforzatisi a partire dal terzo mandato presidenziale di Putin, che si è schierato apertamente al fianco di Rabat nella questione del Sahara Occidentale. Anche in questo caso, pur essendo stati stipulati una serie di accordi economici che fanno sì che la Russia sia il nono esportatore in Marocco, il punto centrale dell’intesa è costituito soprattutto dagli accordi militari e in materia di cooperazione.

Per quanto riguarda invece l’Unione Europea il Marocco ha puntato su una strategia molto diversa, ricercando alleanze strategiche con alcuni Stati membri, fra cui soprattutto la Francia, che permettessero un accesso al mercato europeo. A questo proposito, accanto ad un comunque fondamentale accordo di cooperazione in materia di sicurezza, il Marocco ha stipulato con l’UE un proficuo accordo di pesca e uno di libero scambio, la cui importanza è testimoniata dal fatto che circa il 70% degli investimenti esteri diretti in Marocco provengono da paesi dell’UE.

Una questione complessa nei rapporti euro-marocchini riguarda però il ruolo di Rabat nella strategia europea di controllo dell’immigrazione. Se in un primo momento, complice anche l’apertura di nuove rotte migratorie, il Marocco aveva fatto da tampone per i flussi verso l’Europa, dopo la riapertura della rotta del Mediterraneo occidentale e i tentativi sempre più frequenti di superare i muri che circondano le enclavi spagnole di Ceuta e Melilla, i tentativi marocchini di contenere l’immigrazione si sono fatti sempre più complessi.

A preoccupare non è però solo la situazione dei migranti in transito, ma anche dei molti che negli anni si sono stabiliti in Marocco e che risentono della stretta repressiva favorita da congiunture interne e spinte europee. Numerose ONG, fra cui la stessa Amnesty International, hanno denunciato una situazione sempre più repressiva per i migranti e i richiedenti asilo, verso i quali sono state registrate anche violazioni rilevanti di diritti umani, e casi in cui molti migranti, anche regolarizzatisi grazie alla sanatoria del 2013, vengono lo stesso forzatamente espulsi nei paesi vicini.

Oltre alle problematiche crescenti relative al controllo dell’immigrazione, le relazioni euro-marocchine sono insidiate però anche sul piano economico dalla spinta dell’espansionismo cinese in Africa settentrionale, che vede nel Marocco un tassello fondamentale. Gli investimenti di Pechino stanno infatti crescendo in numero e importanza, tanto che le aziende cinesi hanno assunto un ruolo centrale in una delle principali infrastrutture in costruzione nel paese, il nuovo porto di Tangeri, che dovrebbe aprire il mercato marocchino a merci provenienti da tutto il mondo.

Allo stesso tempo anche il Marocco sta cercando di espandersi maggiormente verso l’Asia con una serie di accordi che hanno riguardato soprattutto gli Stati membri dell’ASEAN, al punto che nel 2016 il Marocco e l’Egitto sono diventati i primi Stati arabi a far parte del Trattato di Amicizia e Cooperazione in Asia Sudorientale.

L’ultimo tassello da considerare nella politica estera marocchina riguarda infine Israele, con cui Rabat ufficialmente non intrattiene alcuna relazione diplomatica. Una serie di inchieste giornalistiche ha però evidenziato come, nonostante le dichiarazioni del governo marocchino, le relazioni israelo-marocchine, seppur ancora marginali, siano in forte crescita tanto da poter considerare il Marocco uno dei principali partner arabi di Israele, senza contare il notevole rapporto storico garantito dal gran numero di ebrei di origine marocchina presenti in Israele che ancora mantengono i rapporti con il paese di emigrazione.

L’ambiguo rapporto con Tel Aviv è in questo caso esemplificativo dell’atteggiamento di politica estera del Marocco, che unisce considerazioni di tipo strettamente pragmatico ad altre di stampo ideologico, incentrate soprattutto sulla necessaria unità del mondo arabo e del Maghreb. Nonostante questa dialettica tuttavia l’atteggiamento di Rabat sembra essere caratterizzato soprattutto da una strategia opportunista, che si evidenzia nei numerosi tentativi di riabilitarsi a livello internazionale proponendosi come nuova potenza affidabile sul continente africano e nel mondo arabo.

Questa posizione risente tuttavia dell’ambiguità su cui si basa e, nonostante le preziose relazioni intrattenute e in crescita con tutte le principali potenze internazionali, il Marocco sembra pagare il fio soprattutto con gli Stati più vicini, complice la difficile situazione in Medio Oriente e il conflitto yemenita, ma soprattutto i rapporti ancora conflittuali con l’Algeria e la questione tutt’altro che chiusa del Sahara Occidentale, nonostante l’apertura emersa dall’incontro di Ginevra.

In definitiva nella politica estera marocchina emerge un duplice aspetto, che vede da un lato Rabat crescere sempre di più come potenza economica e registrare alcune importanti vittorie diplomatiche, ma dall’altro lascia emergere una debolezza di fondo, che risiede tanto nelle molte questioni irrisolte quanto nella fragilità di una strategia incentrata perlopiù sulla sola figura del re Muhammad VI.

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BIBLIOGRAFIA

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Scritto da
Federico Rossi

Nato nel 1995, attualmente studente di Scienze Politiche e Sociali presso la Scuola Superiore Sant’Anna e di Governance delle Migrazioni presso l’Università di Pisa, dopo aver conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche Internazionali nello stesso ateneo. Attivo in alcune associazioni di volontariato e sportello legale per le migrazioni, tiene una rubrica a tema immigrazione per la rivista online “Il Fuochista”.

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