Germania egemone? “L’Europa secondo Berlino” di Hans Kundnani
- 17 Febbraio 2016

Germania egemone? “L’Europa secondo Berlino” di Hans Kundnani

Scritto da Lorenzo Mesini

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Semiegemonia geoeconomica

Tra le recenti pubblicazioni dedicate alla politica tedesca, si segnala il libro di Hans Kundnani, Senior Transatlantic Fellow presso il German Marshall Fund di Berlino. L’Autore prende le mosse dall’attuale “questione tedesca”, che viene inquadrata tanto nei suoi elementi strutturali quanto nei suoi diversi punti critici, e ne delinea in maniera concisa e dettagliata le principali matrici storiche. Oggetto del libro è infatti il «paradosso della potenza tedesca» ossia l’odierna configurazione assunta dalla questione tedesca in Europa e, più in generale, nel mondo globalizzato.

La tesi principale sostenuta dall’Autore nel corso del libro consiste nel vedere nell’attuale posizione occupata dalla Germania una posizione di semiegemonia. Diversamente da quanto hanno affermato in maniera sbrigativa diversi osservatori, secondo Kundnani la Germania è lungi dal ricoprire un ruolo veramente egemonico all’interno dell’orizzonte europeo. Sebbene il suo ruolo di preminenza non rischia di essere seriamente minacciato da alcuno dei suoi partner europei, la Repubblica Federale Tedesca è stata ben lungi dall’assumersi le responsabilità politiche e gli oneri economici derivanti dall’assunzione di un ruolo egemonico e di leadership politica.

La Germania, sottolinea l’Autore, nelle attuali condizioni non può ricoprire un ruolo egemonico per via del carattere autoreferenziale e poco lungimirante delle scelte compiute dalla sua classe politica nel corso degli ultimi decenni. Al riguardo Kundnani si riferisce alla classica teoria della stabilità egemonica secondo cui, l’attore politico egemone, insieme a un sistema di norme, stabilisce anche un sistema di benefici e incentivi al fine di creare consenso e rendere conveniente ai suoi alleati la permanenza nella sua sfera di influenza, e garantirne così la stabilità. Gli Stati Uniti dopo il 1945 rappresentano in tal caso un esempio da manuale. Al contrario, la Germania federale post-unificazione ha contribuito a creare un clima di crescente incertezza e instabilità all’interno dello spazio politico europeo (p. 106). Orientata dalla “cultura della stabilità” (Stabilitätskultur), la classe dirigente tedesca, ampiamente sostenuta dall’opinione pubblica nazionale, ha preferito «esportare regole ma non norme», facendo leva sul peso economico del proprio paese e adottando una politica neomercantilista di ampio surplus commerciale in difesa dei propri interessi economici immediati (p. 107).

La “stabilità” a cui si richiama la cultura politica tedesca, ricorda l’Autore, consiste nella sola ed esclusiva stabilità dei prezzi, in linea con la dottrina ordoliberale. Non deve stupire quindi come la Germania si sia mostrata da un lato estremamente riluttante a ridurre il proprio consistente surplus commerciale e dall’altro si sia fermamente opposta a misure volte a mutualizzare il debito europeo, come gli Eurobond. In Europa, osserva l’Autore, non si trova alcuna traccia nei confronti della Germania di quel consenso caratteristico ed essenziale alle relazioni egemoniche. Alla crescita del peso geoeconomico tedesco non è infatti seguito un naturale aumento del peso geopolitico del paese. Come sottolinea Kundnani, la Germania ha mostrato grande riluttanza ad assumersi le responsabilità che derivano dalla posizione di preminenza che occupa nello scenario europeo, mostrandosi invece chiusa a difesa del proprio benessere.

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Scritto da
Lorenzo Mesini

Bolognese, classe ‘92. Laureato in Scienze filosofiche al Collegio Superiore dell’Università di Bologna. Attualmente è dottorando in Filosofia presso la Scuola Normale di Pisa. Scrive su diverse riviste cartacee e online.

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