“Gerussia. L’orizzonte infranto della geopolitica europea” di Salvatore Santangelo
- 02 Agosto 2017

“Gerussia. L’orizzonte infranto della geopolitica europea” di Salvatore Santangelo

Scritto da Pietro Figuera

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Gerussia, passato e futuro della stabilità europea

Gli scambi commerciali (50 miliardi di dollari annui, con un trend in costante crescita), gli accordi per il gas (con il raddoppio di Nord Stream sul tavolo), le politiche di investimento (secondo Keynes, il ruolo storico di Berlino sarebbe stato quello di modernizzare il Paese degli Zar – una funzione che sembrerebbe non essere cessata): tutti fattori che spingono in direzione di una maggiore integrazione tra le due economie.

Gli ostacoli però non mancano.

Più che della generica attenzione della Merkel verso il rispetto dei diritti umani, Gerussia negli ultimi anni ha risentito della questione ucraina (nella quale i tedeschi, egemoni – benché riluttanti – dell’UE, non possono far finta di niente) e per il nuovo corso intrapreso dalla NATO, un organismo sempre più condizionato dalle paure dei suoi nuovi membri orientali.

Inutile dirlo, molto dipenderà dalle policies di Trump, ancora non chiaramente impostate nei confronti del Cremlino. Al di là delle intenzioni dei leader, però, è dalla postura degli apparati che si possono trarre delle previsioni sul futuro. E se in America questi sono fortemente antirussi, in Germania (anche grazie ai fitti legami industriali) invece vanno in continuo pressing per un consolidamento delle relazioni. Nelle parole dello stesso Putin, “tra la Russia e gli Stati Uniti c’è un oceano”, mentre “tra la Germania e la Russia c’è una grande storia”.

Il quesito fondamentale di Gerussia resta comunque aperto: basterà la convergenza degli interessi strategici a mantenere salda l’alleanza?

Lo spettro di una guerra, così come quello di uno sfaldamento dell’Europa, non è poi così lontano. Da Washington a Varsavia circolano piani bellici inquietanti, nei quali la Russia è vista come una minaccia alla stabilità europea e non come un partner nella lotta alle nuove sfide globali, come il terrorismo e il cambiamento climatico.

La Germania ha sia i mezzi che gli interessi per spegnere la miccia di tali piani. Non appare dunque esagerato affermare che la futura stabilità dell’Europa dipenderà, in una misura non piccola, dalla salute di Gerussia.

Del resto, come affermato dall’ex ministro degli esteri (ed attuale presidente della repubblica) tedesco, Steinmeier, “Una sicurezza duratura per noi può darsi solo con la Russia, non contro di essa. Una sicurezza duratura per la Russia può darsi soltanto con l’Europa, non contro di essa”.

Parole che non dovrebbero risuonare soltanto a Berlino.

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Scritto da
Pietro Figuera

Nato nel 1989, si è diplomato al Liceo classico “Gulli e Pennisi” di Acireale. Dopo gli studi triennali condotti presso l’Università degli Studi di Catania, ha conseguito la laurea magistrale in Relazioni Internazionali presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Attualmente collabora con diverse testate tra cui Limes ed è socio del Limes Club Bologna. Specializzato in Russia e Mediterraneo, è autore del libro "La Russia nel Mediterraneo. Ambizioni, limiti, opportunità" e coautore dell’ebook "La Russia di Sochi 2014: Giochi olimpici, Caucaso e geopolitica".

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