Giorgio La Pira fra politica e fede

Giorgio La Pira

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L’impegno per la pace tra i popoli

L’impegno municipale di Giorgio La Pira non si esaurì nella dimensione locale e nazionale, ma vide anzi nello scenario internazionale il suo principale campo d’azione. Attraverso un’interpretazione estensiva e universale del proprio mandato, La Pira si fece promotore di un’opera d’intermediazione tra i vari soggetti internazionali al fine di promuovere un reciproco impegno al raggiungimento della pace mondiale.

Nel 1952 La Pira ospitò a Firenze il Primo Convegno Internazionale per la Pace e la Civiltà Cristiana, seguito da incontri annuali fino al 1956. Nell’ottobre del 1955 si tenne il Convegno dei Sindaci delle Capitali del Mondo, finalizzato a promuovere un impegno a favore della pace e contro la guerra nucleare. L’evento, unico nel suo genere in Occidente, suscitò ammirazione e polemiche, e vide addirittura il sindaco di Mosca partecipare alla solenne messa tenutasi nella Basilica francescana di Santa Croce. Durante l’amministrazione La Pira Firenze si gemellò con molte città significative, come Reims, Filadelfia e Kiev, allo scopo di elevare Firenze a crocevia internazionale di un sistema di ponti volti a promuovere l’unità dei popoli.

La Pira

L’impegno internazionale di La Pira

L’impegno internazionale di La Pira e il suo profondo legame con Firenze non vennero meno neanche quando questi venne eletto alla Camera dei Deputati nel 1958. Nell’ottobre di quell’anno partecipò ai Colloqui per il Mediterraneo, primo di quattro incontri tenutisi a Firenze tra 1958 e 1964, a cui parteciparono, a titolo personale o istituzionale, anche rappresentanti arabi e israeliani. Lo scopo era di creare un’area di pace tra tutte le nazioni mediterranee, promuovendo l’unione tra le tre grandi famiglie abramitiche: ebrei, cristiani e musulmani.

La Pira non si limitò ad accogliere a Firenze i vari colloqui e le tavole rotonde sul tema della pace, ma lo promosse anche attraverso vari viaggi all’estero. Nel 1957, al fine di favorire i colloqui mediterranei a Firenze, intraprese una serie di viaggi in Israele, Giordania ed Egitto, visitando le principali città del Nordafrica tra cui Rabat, Tunisi e Beirut. Suscitò grande scandalo il viaggio a Mosca nel 1959 (con il benestare papale ma non della Farnesina), dove tenne un accorato discorso davanti al Soviet Supremo in difesa della distensione e del disarmo.

Nominato capolista della DC alle amministrative nel 1961, La Pira venne rieletto sindaco di Firenze nel marzo di quell’anno a capo di una delle prime coalizioni di centrosinistra. In questi anni vengono realizzate grandi opere pubbliche, tra cui la sistemazione di molte strade private, 17 nuove scuole e alloggi per i senza tetto, mentre viene varato un nuovo piano regolatore che salverà Firenze dalle successive speculazioni edilizie.

Gli anni del terzo mandato di La Pira furono quelli del pontificato di Giovanni XXIII e del Concilio Vaticano II, in cui affiorarono nuove prospettive in materia di libertà religiosa e di coscienza. Su quest’ultima in particolare prese avvio un dibattito, legato al processo del 1962 a Firenze contro il primo obiettore cattolico Giuseppe Gozzini, a cui La Pira prese parte tramite la proiezione in forma privata (ma davanti ad un nutrito pubblico) del film Non uccidere di Claude Autant Lara, di cui era stata proibita la proiezione e in cui si affrontava appunto la questione. In seguito La Pira si impegnò attivamente nella battaglia contro l’aborto e per il sì al relativo referendum del 1974, sottolineando l’importanza degli aspetti non tanto religiosi quanto sociali della questione, in particolare riguardo alla condizione delle donne[7].

Nel marzo 1965 La Pira lasciò definitivamente l’incarico di sindaco, senza che questo gli impedisse di farsi promotore di una risoluzione politica della guerra in Vietnam. Dopo un incontro al Forte di Belvedere (Firenze) tra le delegazioni di vari stati e di organismi internazionali, conclusosi con un appello inviato alle parti coinvolte nelle conflitto, La Pira nell’ottobre 1965 partì per il Vietnam, attraversando Varsavia, Mosca e Pechino. L’incontro con Ho Chi Minh, avvenuto l’11 novembre, si rivelò fruttuoso, e una proposta di pace venne consegnata da La Pira la suo ritorno a Fanfani, allora presidente dell’Assemblea Generale dell’ONU. L’iniziativa di pace si rivelò però un fallimento: l’amministrazione Johnson, favorevole a un intervento più deciso, decise di far trapelare la notizia tramite un piccolo quotidiano di San Louis, suscitando l’irritazione dei nordvietnamiti che fecero saltare l’accordo. La conclusione del conflitto tra USA e Vietnam del Nord, siglata a Parigi nel 1973 (a cui partecipò anche La Pira), fu raggiunta alle stesse condizioni offerte dalla missione di otto anni prima.

L’impegno politico di La Pira si trasferì dalle stanze di Palazzo Vecchio alle istituzioni internazionali, in particolare nella Federazione Mondiale delle Città Unite, organizzazione riconosciuta dall’ONU, di cui divenne presidente nel 1967. Grazie all’instancabile attività di La Pira la FMCU divenne uno degli assi portanti del processo di distensione globale: al ruolo di tribune internazionali della pace delle città che ne facevano parte svolgeva un importante compito di promozione anche la struttura cooperativa dei gemellaggi tra di esse. L’impegno di La Pira tocco anche il Medioriente, specialmente dopo la guerra dei sei giorni del 1967 quando si recò in Egitto, a Gerusalemme e a Hebron. Nel periodo di permanenza intrattenne lunghi colloqui con il ministro degli esteri israeliani Abba Eban, con il presidente egiziano Nasser e con i sindaci di Hebron e Betlemme.

Negli ultimi anni La Pira sostenne il segretario nazionale DC Benigno Zaccagnini, accettando nel 1976 la proposta di quest’ultimo di candidarsi come capolista del partito a Firenze per le elezioni politiche, nonostante i gravi problemi di salute. La morte arrivò il sabato 5 novembre 1977, nella Clinica delle Suore Inglesi in Via Cherubini a Firenze. La Badia Fiorentina e la Chiesa di San Marco, dove fu esposta la sua salma il 6 e il 7 novembre, furono visitate in quei giorni da una processione interminabile di persone, accorse da tutta Italia per omaggiare quello che veniva definito “il sindaco santo”.

La prassi politica di La Pira è profondamente connessa al contesto in cui essa si svolge, ovvero lo scenario internazionale degli anni Cinquanta e Sessanta, diviso in fazioni ideologicamente connotate e contrapposte. Il richiamo alla pace fra i popoli non è però il semplice frutto di una riflessione “agnostica” sugli sviluppi potenzialmente apocalittici di questa contrapposizione (la reciproca distruzione nucleare), ma si lega ad una riflessione sul messaggio evangelico e sulla meta ultima del percorso storico in esso indicato. L’azione sociale di La Pira mira a inserirsi nel percorso di progressiva realizzazione del corpo mistico della Chiesa nella società umana (che è per l’appunto la meta ultima), esemplificata dalla figura di Gesù Cristo, supremo riconciliatore tra l’Uomo e Dio: «Da ciò l’inevitabilità del disarmo e, perciò, del mutamento delle armi in piani economici (armi mutate in aratri, come dice Isaia!). Perciò, l’inevitabilità, ormai, dell’unità a tutti i livelli, degli Stati, delle nazioni e dei popoli di tutto il mondo!»[8].

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[7] «L’aborto non è un atto liberante della donna: anzi, la costituisce per sempre, in un certo senso, in una schiavitù interiore: nessun “intervento umano” può liberarla.»

[8] G. La Pira, Il Sentiero di Isaia – Scritti e discorsi: 1965-1977, p. 329


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Nato nel 1996. Laureato in Storia delle Istituzioni Politiche all’Università di Bologna. Si occupa prevalentemente del Novecento, con una particolare attenzione per la seconda metà del secolo e per la teoria e prassi dei principali partiti europei.

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