“Giornalismo ibrido. Come cambia la cultura giornalistica italiana” di Sergio Splendore

Giornalismo

Recensione a: Sergio Splendore, Giornalismo ibrido. Come cambia la cultura giornalistica italiana, Carocci, Roma 2017, pp. 144, 14 euro (scheda libro).


La parola chiave del libro di Sergio Splendore, docente di Communication research e Sociologia della comunicazione all’Università degli Studi di Milano, è cambiamento. L’Autore analizza lo stato di salute del giornalismo, prestando particolare attenzione al «cambiamento dell’ecologia dei media, cioè degli strumenti di comunicazione che tutti noi abbiamo a disposizione per produrre e ricevere informazioni». Il volume, breve ma denso di informazioni, si interroga sull’identità professionale del giornalista, sempre più incerta, e sui continui mutamenti che la professione sta vivendo negli ultimi anni. L’importanza del giornalismo in una democrazia, sottolinea Splendore, implica la necessità di comprendere e studiare le forme e i modi attraverso cui questo cambia, si trasforma e si rigenera. «Questo sforzo appare essere ancor più necessario in questo preciso momento storico in cui il giornalismo, nella sua sempre più poliforme frammentarietà, vede erosa la sua autorità nel determinare, definire, modellare e interpretare il mondo circostante» (p.14).

Attraverso le testimonianze dei giornalisti stessi e con lucido metodo accademico, l’Autore ripercorre in queste pagine le grandi trasformazioni che hanno reso il giornalismo “ibrido”.

«Negli studi sul giornalismo la parola cambiamento è probabilmente quella più utilizzata a partire dal 2000» (p.25). Splendore indica i tre oggetti di riflessione e ricerca che più hanno impegnato i journalism studies negli ultimi anni: la nascita delle redazioni online, la partecipazione del lettore alla produzione e distribuzione di contenuti informativi e, infine, l’emergere di forme di giornalismo orientate quantitativamente – in altri termini, l’impatto nel campo del giornalismo dei dati, degli algoritmi e delle pratiche di search engine optimization (SEO)[1].

Lo svilupparsi del giornalismo online è stato il cambiamento forse più rivoluzionario, sicuramente il più traumatico. Splendore identifica uno spartiacque tra l’emergere del nuovo mondo e il tramontare del vecchio nelle parole di Rupert Murdoch, il più grande magnate degli old media, in occasione della conferenza dell’American Society of Newspaper Editors del 2005: «Non sono qui nelle vesti di un esperto che ha delle risposte, ma come qualcuno in cerca di risposte rispetto a un medium emergente che non parla la mia lingua nativa. Come tanti in questa stanza, io sono un immigrato digitale […] Noi non potremo mai diventare dei nativi digitali, ma potremmo imparare la loro cultura e il loro modo di pensare».[2] Nonostante le prime edizioni online dei giornali siano apparse agli inizi degli anni Novanta, il processo di assimilazione di questo nuovo linguaggio giornalistico è stato lento, spesso ostacolato da uno snobismo sprezzante nei confronti delle news online. Le profonde trasformazioni impresse dal digital journalism – accrescimento del flusso di informazioni, l’istantaneità, il diverso modo di raccogliere le fonti – hanno destrutturato la tradizionale concezione del giornalismo e, anche, del giornalista, imponendo un ripensamento della professione.

Il ruolo dei lettori è un altro fattore fondamentale nell’analisi relativa all’ibridizzazione del giornalismo. L’emergere dei blog e del giornalismo partecipativo hanno contribuito ad un avvicinamento tra cittadini e giornalisti, ma è il social network ad averne rivoluzionato di più il rapporto e le rispettive autonomie, favorendo un miglioramento dei flussi comunicativi e una maggiore interazione. Ad esempio, molti giornalisti usano i social media per mostrare la loro personalità, oppure per comprendere il proprio pubblico – che diventa il proprio consumatore-, in un intreccio di influenze reciproche che rende il confine tra il giornalista e il cittadino meno nitido.

Infine, rilevante per il dibattito sull’identità del giornalismo è la crescente influenza dei dati, con il conseguente svilupparsi di nuove forme di giornalismo, che comprendono il reporting, l’analisi statistica, l’informatica, le visualizzazioni e i cosiddetti programmer-journalists.

Splendore, passando sinteticamente in rassegna alcuni tratti essenziali del giornalismo italiano – prevalenza dell’opinione, commistione con politica, elitismo, retroscena- sottolinea la lentezza di questo nell’adottare le nuove tecnologie. La realtà italiana, nonostante abbia dovuto adeguarsi all’irreversibilità dell’innovazione digitale, è rimasta tendenzialmente più chiusa rispetto alle altre realtà, modificando solo in maniera minima i propri assetti.

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Classe 1997, di Udine. Studia giurisprudenza presso l'Università degli studi di Trieste. Su Pandora scrive soprattutto di teoria politica e trasformazioni socioeconomiche, con particolare attenzione alle anomalie del capitalismo contemporaneo, all’impatto delle tecnologie nel mondo del lavoro e nella società e ai problemi socioculturali della globalizzazione.

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