“Giornalismo ibrido. Come cambia la cultura giornalistica italiana” di Sergio Splendore
- 22 Aprile 2018

“Giornalismo ibrido. Come cambia la cultura giornalistica italiana” di Sergio Splendore

Scritto da Luca Picotti

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I confini del giornalismo

Quali sono i confini della professione giornalistica? Negli anni la rintracciabilità di detti confini si è fatta pian piano meno agevole. Un esempio fra gli altri è la commistione tra informazione e pubblicità, commistione che è «ormai un inevitabile ed esplicito strumento di sopravvivenza […] Si pensi al cosiddetto native advertising, la pubblicità inserita nel flusso dell’informazione» (p.47).

Splendore, riprendendo gli studi di Thomas F. Gieryn, sociologo americano famoso per avere sviluppato il concetto di boundary-work, evidenzia tre possibili esiti nel lavoro sui confini della professione: l’espulsione, ovvero l’allontanamento di coloro che tentano di legittimarsi come possessori di un’autorità epistemica, l’espansione, ovvero l’allargamento dei confini del campo e infine la protezione dell’autonomia, «intesa come l’inclusione di nuovi attori ma alle condizioni esistenti nel campo» (p.51). Un esempio di esclusione, nel giornalismo italiano, è rappresentata dalla presenza dell’Ordine dei giornalisti con la sua forza legittimante (e delegittimante), mentre un esempio di inclusione lo si può rinvenire nell’accettazione degli usi giornalistici dei social media e, talvolta, dei contributi dei lettori.

Splendore, per analizzare i confini della professione, si affida alle parole dei giornalisti stessi e alla loro percezione dei processi di ibridazione. Un risultato inequivocabile è dato dalla centralità nei discorsi dei giornalisti di Google: «La produzione delle notizie e il giudizio stesso su di esse appaiono indissolubilmente vincolati ai possibili risultati di posizionamento ottenuti attraverso il motore di ricerca» (p.54). Google, insomma, è entrata a fare parte della struttura sociale della professione.

Un altro aspetto fondamentale all’interno dei cambiamenti in atto nel mondo del giornalismo è la concezione di ciò che è la notizia ed il legame che intercorre tra questa e il giornalista. Le parole di Splendore inquadrano con chiarezza la questione: «se saper scrivere un chiaro articolo di cronaca o un pezzo di contestualizzazione delle questioni politiche rappresentava la base di partenza per chi ambiva a entrare in una redazione prima della rivoluzione digitale, oggi può essere utile saper tradurre la notizia in un post accattivante, essere in grado di scrivere titoli, corredare l’articolo di link, scegliere le giuste parole chiave per migliorare l’indicizzazione nei motori di ricerca» (p.70).

Infine, l’Autore dedica gli ultimi capitoli del libro alle ideologie e ai valori professionali dei giornalisti, nonché al loro rapporto con le fonti. Lo scandalo Lewinsky del 1998[3], nato da una notizia messa in circolazione dal blog Drudge Report, è utile per comprendere l’importanza della tempestività nella circolazione delle notizie e le sue ricadute sui valori professionali: il giornalista del blog non si curò molto delle norme professionali o della veridicità della notizia e la pubblicò subito. Per i media tradizionali fu un invito a prestare più attenzione alla tempestività e a nuovi brand capaci di competere nell’ipertrofico mondo dell’informazione; a costo, però, di indebolire l’ethos professionale. Questo tema si collega al rapporto tra il giornalista e la sua fonte, rapporto reso più fragile dall’inflazione di notizie e dalla frammentarietà dei flussi di comunicazione. Ad oggi, i giornalisti prediligono ancora le fonti istituzionali (governi, amministrazioni etc.); seguono poi le fonti alternative, che possono coinvolgere le piccole associazioni o i social media, sempre più numerose grazie a Internet e alle tecnologie e sempre più difficili da selezionare. Splendore riporta un estratto che spiega appieno la difficoltà nel costruire una notizia ai giorni nostri:

La giornata tipo. Allora. Metti che c’è uno scontro in Parlamento. La notizia potrebbe arrivarci da chi, dai cronisti della testata, che stanno là e ti chiamano. Che succede, ti dicono in due parole, e già su quello tu cominci ad aprire un articolo e se arrivi prima delle agenzie ben venga! Poi arriva l’agenzia e c’è un deskista, se la cosa è grossa, in due minuti l’articolo è online. Utilizzi la chiamata del cronista, usi la notizia di agenzia, ma a quel punto sui social c’è già tutto, hanno twittato dall’aula e in redazione ci sono persone che guardano soltanto quello e danno conto di quello (legacy, website, caporedattore, 2015)[4]

Come abbiamo visto, il mondo del giornalismo è cambiato radicalmente. Il libro di Splendore ripercorre le principali trasformazioni della professione, dall’avvento dei social media all’utilizzo dei dati. Dalla lettura del volume emergono le difficoltà che hanno accompagnato l’innovazione ma anche la capacità con la quale il giornalismo si è ridefinito e ripensato in questi anni. Nonostante la crisi dell’editoria, il giornalismo, sembra affermare Splendore con queste preziose pagine, continua a sopravvivere, anche se con vesti nuove e approcci inediti.

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[1] Le strategie per raggiungere una maggiore visibilità attraverso i motori di ricerca.

[2] La citazione è riportata a pagina 30 del libro.

[3] Lo scandalo che coinvolse l’allora presidente degli Stati Uniti d’America Bill Clinton.

[4] La citazione è riportata a pagina 107.


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Scritto da
Luca Picotti

Classe 1997, di Udine. Studia giurisprudenza presso l'Università degli studi di Trieste. Su Pandora scrive soprattutto di teoria politica e trasformazioni socioeconomiche, con particolare attenzione alle anomalie del capitalismo contemporaneo, all’impatto delle tecnologie nel mondo del lavoro e nella società e ai problemi socioculturali della globalizzazione.

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