“Giustizia e mito” di Marta Cartabia e Luciano Violante

“Giustizia e mito” di Marta Cartabia e Luciano Violante

Recensione a: Marta Cartabia e Luciano Violante, Giustizia e mito. Con Edipo, Antigone, Creonte, Il Mulino, Bologna 2018, pp. 176, 13 euro (scheda libro).


Che anche i giuristi siano attratti dal fascino senza tempo della tragedia non è cosa nuova: e il pensiero di chi scrive, solo per fare un esempio recente e riferirsi ad un autore a tutti noto, non può che correre alla lectio magistralis di Gustavo Zagrebelsky intitolata Antigone fra diritto e politica.1

Oggi si inseriscono in questa tradizione anche Marta Cartabia (Vice Presidente della Corte costituzionale) e Luciano Violante (uomo noto al grande pubblico per la sua lunga esperienza politica), raccogliendo il contenuto di due loro conferenze del 2016 in Giustizia e mito. Con Antigone, Edipo e Creonte: si tratta di un itinerario che ripercorre il mito dei Labdacidi come rielaborato in due classici drammi sofoclei, Antigone e Edipo Re, al fine di trarne un messaggio attuale per il nostro tempo e far riflettere il lettore sul presente politico e giuridico.

Il volume si compone, oltre che del testo delle due lectiones e di un’introduzione generale, anche di una sorta di appendice (A due voci) contenente quattro domande aperte, alle quali Cartabia e Violante rispondono discorsivamente. In questa recensione ci si concentrerà particolarmente sui due contributi principali, autentici pilastri dell’opera, limitandoci a pochi accenni per quanto riguarda il resto.

Se, come detto, l’idea di confrontarsi con la tragedia (in particolare, quella greca classica) per “interrogare con le domande del presente” delle “vicende singolari che recano un contenuto universale” (p. 7) non è in sé originale, la scelta di Edipo Re rende particolarmente interessante il testo di Marta Cartabia: infatti, come ricorda l’autrice, quest’opera tarda di Sofocle non è mai stata particolarmente frequentata dai cultori del suo campo di studi.

A chi scrive pare che le considerazioni della giudice costituzionale, dedotte dalla vicenda narrata nel dramma, si possano schematizzare dividendole così: in prima battuta quelle che si svolgono sul piano del diritto sostanziale, poi quelle che vertono piuttosto sull’aspetto processuale, sul meccanismo di applicazione delle norme.

Sotto il primo aspetto, la professoressa Cartabia mette in dubbio che si possa dar giustizia mediante la mera imposizione di un diritto “pre-confezionato”, frutto della volontà del legislatore. Per tutta la vicenda Edipo ha il solo fine di applicare l’editto da egli stesso emanato, e così punire chi ha portato su Tebe la maledizione degli dei: arriverà infine ad auto-esiliarsi e pure a cavarsi gli occhi, ma si può dire che così abbia fatto giustizia? Il bersaglio polemico dell’autrice è proprio la convinzione che la giustizia degli uomini corrisponda a nient’altro che alla meccanica applicazione di regole previste una volta per tutte: infatti, è sempre dietro l’angolo il pericolo che il summum ius provochi la summa iniuria.

Come soluzione, ella invoca un sapiente utilizzo di principi elastici (la ragionevolezza, la proporzionalità… tutti correntemente utilizzati nelle giurisprudenze, specie costituzionali, del mondo intero) da parte di chi esercita la delicata attività giurisdizionale: questi infatti permettono alla decisione giudiziale di aderire meglio alle esigenze concrete del singolo caso, sono strumenti duttili che consentono di “spalancare la ragione sulla realtà regolata dal diritto, tanto sulle esigenze del caso quanto sugli effetti generali della decisione, liberandosi dalle limitazioni della ragione astratta ed euclidea [corsivi miei]” (p. 57).

Parallelamente, l’autrice raccomanda di garantire un carattere “aperto” ai processi, perché solo permettendo a quanti più soggetti possibile di intervenire apportando il proprio punto di vista (la loro dòxa, la conoscenza soggettiva della tradizione filosofica greca) si potrà giungere ad una ricostruzione dei fatti condivisa e ad una decisione accettabile per l’intera comunità.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Edipo, Antigone, Creonte: il governo e la giustizia

Pagina 2: Conflitti tragici, conflitti giuridici


Crediti immagine: Jean-Antoine-Théodore Giroust, Edipo a Colono, Dallas Museum of Art [Public domain], attraverso Wikimedia Commons


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Nato a Bagno a Ripoli nel 1992, è laureando in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Firenze, dove si è diplomato al Liceo Ginnasio Dante e ha sempre vissuto. Ha trascorso un semestre all’Università di Uppsala ed è stato rappresentante degli studenti in organi locali e centrali del suo Ateneo. Si interessa, sia privatamente che per completare il corso di studio, di storia costituzionale italiana e comparata, di forma di governo, del sistema delle fonti normative e di ordinamento giudiziario.

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