La strada per Basilea. Settore bancario e regolamentazione
- 28 Agosto 2017

La strada per Basilea. Settore bancario e regolamentazione

Scritto da Gianluca Piovani

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Il funzionamento della regolamentazione di Basilea

Un esempio può essere utile per chiarire meglio la questione: una banca lavora in modo tale da prestare denaro altrui. Considero che la Banca 1 abbia un capitale di 1 euro e ne prenda a prestito 9. Ipotizziamo inoltre che prendere a prestito costi alla banca l’1% e prestare renda invece il 3%. Il profitto della banca deriva dalla forbice tra i due tassi e sarà pari ai ricavi (10 euro totali prestati moltiplicati per il 3% cioè 30 centesimi) meno i costi (9 euro presi in prestito moltiplicati per l’1% cioè 9 centesimi); il profitto totale ammonta a 21 centesimi che rapportato al capitale iniziale di 1 euro è pari al 21%. Niente male ma consideriamo ora il caso della Banca 2, la quale prende a prestito e successivamente ripresta 99 euro e non solo 9: il ricavo sarà pari a ben 3 euro (100 moltiplicato per il 3%) mentre i costi saranno pari a 99 centesimi (99 moltiplicato per l’1%). Il profitto totale sarà di 2 euro e un centesimo, che rapportato al capitale iniziale è il 201%. In sostanza la Banca 2 fa molta più “leva” prendendo a prestito e questo funziona come un moltiplicatore dei suoi risultati.

Consideriamo ora il caso in cui avvenga una crisi economica che causi il fallimento del 10% dei clienti nel portafoglio prestiti di tutte le banche. Ciò vuol dire che questi clienti non ripagheranno il prestito e questa cifra si trasformerà in perdite della banca. La Banca 1 perderebbe 1 euro (10% di tasso di fallimento clienti moltiplicato per il totale dei prestiti, 10 euro): il capitale della banca sarebbe completamente eroso ma la banca sarebbe ancora in grado di onorare i propri debiti senza causare sconvolgimenti all’intero sistema economico. La Banca 2 invece perde ben 10 euro (10% di tasso di fallimento clienti moltiplicato per il totale di prestiti, 100 euro): il capitale della banca sarebbe completamente eroso e in più si avrebbe in eredità un bel buco di 9 euro, cioè pari a nove volte capitale iniziale. Questi 9 euro sono perdite che si riverseranno sul bilancio di qualcun altro magari causandone a sua volta il fallimento con un effetto a catena di cosiddetto contagio. Questo esempio mostra come le banche siano fortemente incentivate in periodi di boom economico ad aumentare la leva mentre al contrario ciò ha effetti disastrosi in periodi di crisi e recessione. L’esempio dimostra inoltre come il capitale di una banca funga da cuscinetto ammortizzatore delle perdite per evitare fenomeni di disastrosi buchi e contagio finanziari.

La regolamentazione di Basilea impone alle banche una quantità di capitale minimo da detenere in funzione della loro “grandezza”. Un requisito di capitale dell’8% applicato all’esempio di cui sopra implicherebbe che la Banca 1 dovrebbe avere almeno 80 centesimi di capitale (8% di un volume di prestiti di 10 euro) mentre la Banca 2 dovrebbe avere almeno 8 euro (8% di un volume di prestiti di 100 euro); considerato che nell’esempio entrambe le banche hanno un capitale di 1 euro, la prima banca supera i requisiti e la seconda no. Quindi per evitare fallimenti di banche è sufficiente alzare sempre di più questi requisiti? In teoria sì. Da un altro punto di vista invece è necessario considerare che l’attività di prestito di una banca è un necessario supporto per l’attività economica di una nazione. Aumentare i requisiti di capitale rende sì le banche più prudenti ma le obbliga a ridimensionare le loro esposizioni eccessive cioè il credito erogato. Aumentare eccessivamente i requisiti di capitale potrebbe avere serie conseguenze in termini di crescita economica. Per intendere questo concetto può essere utile un paragone con il funzionamento di una macchina: chiaramente per evitare incidenti non si possono imporre limiti di velocità di 10 km/h ovunque, ma d’altra parte non si può nemmeno lasciare autoveicoli circolare a 100 km/h in città. Ricercare un giusto limite di velocità è il compito della regolamentazione di Basilea.

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Scritto da
Gianluca Piovani

Nato nel 1991, ha conseguito la maturità presso il liceo scientifico Augusto Righi di Bologna, quindi la laurea triennale in Economia e Finanza e la magistrale in Finanza Intermediari e Mercati presso l’Università di Bologna. Durante il periodo universitario ha fatto parte del Collegio Superiore dell’Università di Bologna. Ha collaborato con la rivista elettronica Il Chiasmo e ho svolto stage presso l’azienda bolognese Prometeia e in Banca di Bologna.

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