“La Grande accelerazione” di John R. McNeill e Peter Engelke

grande accelerazione

Recensione a: John R. McNeill e Peter Engelke, La Grande accelerazione. Una storia ambientale dell’Antropocene dopo il 1945, Einaudi, Torino 2018, pp. 270, 22 euro (scheda libro).


Proponiamo questa recensione come primo contributo all’interno di un breve ciclo sui problemi della crescita incontrollata per come si è data fino ad oggi. L’occasione di questo percorso è data dalla pubblicazione dell’ultimo rapporto dell’IPCC (International Panel for Climate Change), l’ente mondiale più qualificato per lo studio del cambiamento climatico. Si tratta senza dubbio del rapporto più catastrofico e disincantato di sempre. Tutti gli anni l’ente pubblica un rapporto, ma quello attuale è senza precedenti. Non solo si prospetta un maggiore tasso di distruzione ambientale a causa del cambiamento climatico già in atto (inevitabile, ormai, viene considerato un aumento medio delle temperature all’1,5%), ma si annuncia un anticipo del manifestarsi pieno (già molti sono i segnali in atto) di tale trasformazione ecosistemica. Il rapporto non lascia sperare altro che un contenimento minimo di tale crescita delle temperature (e per farlo bisognerebbe ridurre moltissimo le emissioni entro il 2030) in modo da non superare i due gradi. A titolo esemplificativo, le barriere coralline sarebbero perdute con un aumento di 2 gradi centigradi, mentre verrebbero distrutte al 70-90% con l’aumento (ormai inevitabile) di 1,5 gradi. 

A fronte di dati tanto rilevanti, non si può non notare inesistenza di una discussione pubblica, almeno nel nostro paese, sul tema. Un rapporto dal tono apocalittico viene sostanzialmente ignorato. Da cosa deriva questo? Per dare qualche contributo per poter tentare una risposta a questa domanda fondamentale proveremo a illuminare, con l’aiuto di due libri da poco usciti, il contesto storico in cui la crisi ecologica assume potenza e i suoi effetti sulla dimensione globale e locale allo stesso tempo. Il primo elemento che emergerà sarà che la crisi ecologica non riguarda solo la crisi climatica, ma suscita tutta una serie di problematiche del tutto particolari, legate al fatto che l’essere umano vive effettivamente in un mondo e in un ambiente specifico, che è quantomeno quello terrestre tipico dell’Olocene (ed ora in trasformazione). Il secondo sarà che la gravità degli effetti della cosiddetta “Grande Accelerazione” è tale che rende semplicemente preoccupante l’indifferenza di fronte ai fenomeni di distruzione ambientale ed eco-sistemica.


Quando, più di anno fa, ci chiedevamo che cos’è l’Antropocene, facevamo riferimento più ai vari significati che quel termine poteva avere, più che addentrarci in una ricostruzione storica. In effetti, ricostruire storicamente l’Antropocene (cioè farne una storia) non è possibile se non a partire da un’idea di Antropocene.

L’ipotesi di McNeill, già autore di un grande classico nella storia dell’ambiente globale, Nulla di nuovo sotto il sole, e di Engelke, è che finora Antropocene e Grande Accelerazione si siano identificati. Già questa è una posizione del tutto originale, e non condivisa dalla gran parte dei discorsi sull’Antropocene. Paul Crutzen, l’inventore del termine Antropocene, ritiene ad esempio che tale epoca geologica sia iniziata alla fine del 1700, con l’invenzione della macchina a vapore. Altri ritengono che l’Antropocene sia iniziato con il neolitico; altri ancora nei tardi anni Cinquanta. Per McNeill e Engelke, invece, l’Antropocene inizia nel 1945. Lo stesso anno in cui inizia la cosiddetta Grande Accelerazione, cui il libro è dedicato.

Abbiamo qui il caso di un termine coniato dagli scienziati del clima per descrivere un momento storico (è stato infatti Jan Zalasiewicz nel 2004 a coniare il termine in un famosissimo articolo, almeno per chi si occupa di storia geologica) che viene accettato dagli storici stessi (o almeno, da McNeill e Engelke) e diviene l’argomento di un libro monografico dedicato all’argomento. Già da questo il testo acquisisce un interesse tutto particolare: è un esempio di come le storie che noi riteniamo solitamente “culturale” e quella “naturale” stiano venendo a confondersi e ad interagire, non solo al livello dell'”oggetto” (cioè, ciò di cui si parla) ma anche nelle discipline stesse, se è vero che quello che probabilmente è lo storico dell’ambiente più noto al mondo (McNeill) dedica un intero suo libro a spiegare cosa sia la Grande Accelerazione. Che cos’è, dunque, questa Grande Accelerazione? Si tratta del movimento che comincia nel 1945, alla fine della seconda guerra mondiale, assolutamente eccezionale sul piano storico, e che consiste nell’allargamento indefinito dell’influenza dell’uomo sulla natura e sull’ambiente, attraverso l’esplosione dei processi di accumulazione di risorse, di crescita della popolazione, di crescita dell’utilizzo energetico, di distruzione di ecosistemi e forme di vita, di espansione abnorme dei complessi urbani, etc.

Grande Accelerazione Antropocene

Il libro è diviso in quattro grandi capitoli, ma la divisione fondamentale è nascosta, tra una prima e una seconda parte. Vi è infatti una differenza sostanziale tra i primi tre capitoli ed il quarto. I primi tre, infatti, su Energia e popolazione, Clima e diversità biologica, Città ed economia, descrivono la Grande Accelerazione nel suo svilupparsi e nella sua “presa” sul pianeta, marcando la differenza rispetto alla storia dell’umanità che ha preceduto il 1945 (che ha certamente posto le condizioni per questa Grande Accelerazione ma è qualitativamente diversa da quella post 1945).

Il quarto invece cerca una spiegazione, che McNeill e Engelke non considerano onniesplicativa ma fondamentale, alle dimensioni immani di questa Grande Accelerazione, trovandola nella Guerra Fredda. La Guerra Fredda, infatti, viene analizzata come spazio competitivo all’interno del quale si è dato storicamente uno sviluppo indeterminato nei suoi esiti. Un larghissimo spazio viene dedicato dai due autori all’analisi della distruzione della natura all’interno del blocco sovietico, nonché della Cina di Mao. Non solo: spazio viene dato anche alla descrizione dei processi di distruzione della natura a causa delle guerre (Vietnam, Corea, etc.) che hanno reso più “calda” la Guerra Fredda. In generale lo sviluppo senza limiti del blocco comunista viene letto non tanto (anche) come prodotto di un’idea prometeica dell’umano interna al socialismo reale (l’uomo deve dominare la natura) quanto come esito di uno scontro tutto concentrato sulla crescita (non da ultimo a causa dell’imitazione scaturita per quell’Unione Sovietica che grazie ad uno sviluppo repentino della sua industria pesante aveva sconfitto il nazismo) in cui a venire sconfitto è stato in primo luogo l’ecosistema dei paesi in cui il socialismo reale aveva trionfato.

Lo scenario che emerge da quest’ultimo capitolo illumina l’origine storica dell’Antropocene legandola ad una serie di contingenze storiche, prima delle quali è quello scontro al rialzo (in termini di crescita) e allo stesso tempo al ribasso (in termini di conservazione dell’ecosistema terrestre olocenico) che McNeill e Engelke considerano la Guerra Fredda. Quel tipo di competizione è come la molla che ha dato quella spinta esplosiva che i due autori chiamano Grande Accelerazione. Ecco perché di essa si può parlare solo a partire dal 1945. Ma in cosa consiste tale fenomeno? Riassumiamo alcuni passaggi centrali.

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Indice dell’articolo

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Nato a Faenza (RA) nel 1992, diplomato al liceo Classico Torricelli di Faenza, dottorando alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Si è laureato a Bologna in Scienze Filosofiche. Si occupa di filosofia francese contemporanea, in special modo del lavoro di Michel Foucault, teoria critica ed ecologia politica, nei suoi rapporti con la soggettività e la biopolitica da un punto di vista storico e filosofico.

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