Verso la Grande Coalizione? Il dilemma della SPD
- 11 Dicembre 2017

Verso la Grande Coalizione? Il dilemma della SPD

Scritto da Domenico Romano

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La tempesta perfetta sulla SPD

I problemi che affliggono la SPD sono perfettamente simili a quelli affrontati da quasi tutti i partiti socialisti europei nella fase in cui si trova attualmente la politica continentale. Sul partito che fu di Brandt agiscono poderose spinte in varie direzioni, che spingono in definitiva ad accettare l’invito presidenziale, pur mantenendo una formula molto cauta: i “colloqui aperti”. Inoltre, anche se molto sottotraccia, nel partito comincia anche a delinearsi una questione di leadership e in questo contesto i principali esponenti della SPD cominciano a muoversi in vista del prossimo futuro. Il tutto determina una situazione altamente instabile, dove in gioco ci sono niente di meno che le condizioni di esistenza della SPD come partito autonomo e politicamente rilevante per la Germania.

Il quadro delle regole costituzionali tedesche prevede in sostanza quattro opzioni:

  1. la Grande coalizione, cioè la riedizione della maggioranza della precedente legislatura. In questo scenario i due partner della maggioranza discutono ed approvano un programma comune e compongono assieme il Consiglio dei Ministri con esponenti di tutte e due le formazioni politiche.
  2. Governo di minoranza “tollerato”: in questa versione esistono accordi espliciti su alcuni punti (elezione del cancelliere, Bilancio dello stato etc) ma ad andare al governo sarebbe solo la CDU/CSU (forse in alleanza con una forza tra Verdi e Liberali). La SPD si riserverebbe una condotta parlamentare autonoma sui punti non negoziati ed anche su quelli negoziati la concessione sarebbe più sull’assenza di una opposizione ostruzionistica che sulla adesione reale al programma.
  3. Il governo di minoranza in senso stretto: la Merkel viene eletta da una base parlamentare che non ha i numeri per una maggioranza assoluta[4] e la SPD garantisce solamente il fatto che valuterà provvedimento per provvedimento il suo voto. In questo caso manca un accordo esplicito ed anche il voto sul Cancelliere.
  4. Resta infine l’opzione di nuove elezioni al termine di colloqui che non portano ad un esito positivo.

Il dibattito interno ed esterno della SPD su questi scenari si è infiammato subito dopo la rinuncia dei liberali a proseguire i colloqui con la Merkel ed i Verdi.

A favore dell’accordo spingono considerazioni di tre ordini: in primis, la situazione dei deputati SPD. Una nuova corsa elettorale per molti di loro significherebbe una elezione a rischio. Dopo una prestazione così brutta e senza il tempo necessario per poter ridefinire il proprio profilo, sono in molti coloro che pensano che la SPD potrebbe subire ulteriori perdite sia verso AfD sia verso la Sinistra o i Verdi. Questo è stato il vero punto che ha determinato la rottura rispetto alla linea Schulz successiva al voto (SPD all’opposizione) da parte del gruppo parlamentare, vero protagonista del cambio di linea della socialdemocrazia tedesca. In secondo ordine esistono forti spinte, sia tedesche che europee, per mantenere la SPD al Governo. Sono pubbliche le dichiarazioni in cui Schulz ha dichiarato che sia Macron sia il premier greco Tszipras hanno chiesto il massimo degli sforzi per tenere la SPD in coalizione con i democristiani. In questo senso l’opinione di chi sostiene questo ragionamento è che la SPD può svolgere un ruolo di freno alle tendenze di destra ed iper-liberiste presenti dentro la CDU (e sopratutto dentro la bavarese CSU). Vengono inoltre sottolineati gli elementi di stabilità politica necessari a preservare per la Germania il ruolo di pilastro dell’Unione Europea. Infine, si sostiene, il potere relativo della SPD nei confronti della Merkel sarebbe anche maggiore, essendo i numeri ancora più ristretti della volta precedente. La SPD potrebbe quindi chiedere condizioni di partecipazione ancora più stringenti per assicurare la partecipazione al Governo.

I sostenitori della linea del no alla Grande Coalizione argomentano l’opposto: il voto esprime una chiara opposizione da parte dell’elettorato SPD a questa formula di Governo, la SPD non può assolutamente consentire che il ruolo di opposizione alla Merkel venga preso dal gruppo parlamentare di AfD e dei liberali, vi è la necessità di ricucire un rapporto con il proprio elettorato attraverso una fase di opposizione che consenta di ricostruire il partito come candidato credibile a guidare la Germania. In generale i sostenitori del #noGroKo sostengono che la presenza governativa logorerebbe ulteriormente il partito con il rischio di farlo finire in una situazione simile a quella olandese o francese, con i rispettivi partiti socialisti polverizzati dal voto popolare. La presenza della SPD, si sostiene, non sarebbe in grado di ottenere alcunché di utile, perché la crisi non riguarda solo la SPD stessa, ma anche la CDU/CSU insidiata nel ruolo di riferimento privilegiato di una parte della popolazione tedesca da un nuovo partito sulla propria destra (ed anche dai Liberali in splendida forma, per dire la verità). Ci si domanda quindi: quante concessioni può realmente fare la Merkel prima che l’ala destra del suo partito non decida di staccare la spina?

In conclusione è bene aggiungere che la linea “#noGroKo”[5] non è univoca sulla soluzione alternativa, essendo presenti almeno altre tre ipotesi come descritto sopra.

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Scritto da
Domenico Romano

Nato nel 1984 a Roma. Laureato in Scienze Politiche presso l’Università La Sapienza. Ha studiato sopratutto i sistemi politici istituzionali anglosassoni ed i partiti politici europei ed americani.

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