“In Rome we trust. L’ascesa dei cattolici nella vita politica degli Stati Uniti” di Manlio Graziano

Manlio Graziano

Recensione a: Manlio Graziano, In Rome we trust. L’ascesa dei cattolici nella vita politica degli Stati Uniti, Il Mulino, Bologna 2016, pp. 243, 22 euro (Scheda libro).


Il 24 settembre 2015, dopo soli due anni dalla sua elezione, Papa Francesco è stato il primo pontefice a parlare davanti al Congresso degli Stati Uniti, in occasione del suo viaggio apostolico nelle Americhe. Neanche a Giovanni Paolo II, celebre per il suo contributo fornito alla disgregazione del blocco sovietico, era stato concesso tanto, nemmeno dopo che Ronald Reagan inaugurò nel 1984 la prima rappresentanza diplomatica americana presso la Santa Sede. Il ruolo della Chiesa come importante interlocutore per gli Stati Uniti è stato ribadito anche dallo stesso Barack Obama durante la visita di Francesco. «Tutti gli americani – ha dichiarato il presidente – di ogni background e di ogni fede, riconoscono il valore del ruolo che la Chiesa cattolica gioca nel rafforzare l’America» (23 settembre 2015). Del tradizionale sentimento anticattolico e antipapale caratteristico della cultura protestante americana, sembrano essere rimaste poche tracce (o almeno sembra aver perso l’influenza di un tempo), dal momento che a un papa viene riconosciuto l’onore di parlare al Congresso e lo stesso presidente ribadisce il ruolo della Chiesa di Roma nel rendere più forte l’America. Come si è passati dal tradizionale sentimento antiromano alla situazione attuale in cui un presidente dichiara l’importanza della Chiesa e un elevato numero di cittadini cattolici è giunto a occupare posizioni di rilevo nella società e nelle istituzioni politiche americane?

Il libro di Manlio Graziano, professore di Geopolitica delle religioni a Parigi e Ginevra, intende fornire una spiegazione a questi fenomeni, in particolare all’ascesa dei cattolici nella vita politica degli Stati Uniti. A partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso si è infatti assistito alla lenta e graduale affermazione di una «leadership politica cattolica» (p.232) nelle istituzioni americane. Durante le amministrazioni di Obama, è risultato particolarmente evidente quella che l’Autore chiama «la tendenza alla sovrarappresentazione» (p.19) dei cattolici nella classe politica americana. Per avere un’idea del fenomeno in questione, basta ricordare che, se i cittadini cattolici costituiscono solo un quarto della popolazione americana, un terzo dei segretari (ministri) dell’amministrazione Obama si riconosce nella Chiesa di Roma. Su nove giudici della Corte Suprema, sei sono cattolici. Come sono cattolici il vicepresidente (Joe Biden), lo speaker della Camera (John Boehner), il Segretario di Stato (John Kerry), il consigliere alla sicurezza nazionale (2010-2013), i due consiglieri alla sicurezza interna, i due presidenti della Camera, il direttore della CIA, il direttore e il vice direttore dell’FBI. Il 31% dei membri del Congresso è cattolico, come lo è il 38% dei governatori. E per non dimenticare le alte sfere militari, Graziano precisa come due capi di Stato Maggiore nominati da Obama sono cattolici, insieme al comandante dei Marines e il capo di Stato Maggiore dell’aviazione.

Quella svolta da Graziano lungo il libro è un’analisi di carattere essenzialmente geopolitico, tanto nel metodo quanto nei fini. Se la geopolitica costituisce lo studio dei fattori (misurabili e non) che condizionano e orientano la volontà e l’operato degli attori internazionali nella storia (p.14), allora l’attuale rapporto tra Stati Uniti e Chiesa cattolica sulla scena internazionale non può che essere studiato con un approccio geopolitico e in una prospettiva storica. La religione costituisce infatti uno dei principali elementi che condizionano i processi sociali e l’azione dei soggetti politici, sia all’interno degli Stati che a livello internazionale. E come tale il cattolicesimo viene considerato nell’attenta analisi di Graziano. Senza disconoscere le motivazioni spirituali che muovono l’operato della Chiesa, questa viene considerata in quanto organizzazione secolare che si confronta con i problemi della società. È un mondo tutto umano quello in cui opera ed esercita il proprio potere la Chiesa di Roma. Lungi da ogni intento di natura apologetica, l’analisi svolta dall’Autore intende fornire degli strumenti comprendere meglio le modalità e le prospettive secondo cui il rapporto tra Stati Uniti e Vaticano influisce sulla politica interna di entrambi e sullo scenario internazionale attuale.

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Bolognese, classe '92. Laureato in Scienze filosofiche al Collegio Superiore dell'Università di Bologna. Attualmente è dottorando in Filosofia presso la Scuola Normale di Pisa. Appassionato di arti marziali. Scrive su diverse riviste cartacee e online.

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