Grundgesetz, la Legge Fondamentale tedesca: i 70 anni di un giuramento
- 02 Giugno 2019

Grundgesetz, la Legge Fondamentale tedesca: i 70 anni di un giuramento

Scritto da Edoardo Caterina

9 minuti di lettura

Il primo settembre del 1948, in una Bonn ancora devastata dalla guerra, si tenne la seduta inaugurale del “Consiglio Parlamentare” (Parlamentarischer Rat). La piccola assemblea (70 componenti in tutto) si riunì in uno dei pochissimi grandi edifici rimasti illesi dai bombardamenti, il museo zoologico “Alexander Koenig”. Sarebbe stato possibile vedere i delegati aggirarsi tra elefanti e giraffe impagliate.

Probabilmente nessuno di loro pensava che da quei lavori sarebbe nata una delle costituzioni più studiate, ammirate e celebrate del mondo. Questo perché il compito a cui era stato chiamato il Consiglio era solo quello di scrivere una carta provvisoria, una “Legge fondamentale” (Grundgesetz). E qui la prima bizzarria: una costituzione che non si chiama “costituzione” (Verfassung). Non a caso: chi la aveva scritta non era una “assemblea costituente” (Nationalversammlung) ma, appunto, il “Consiglio Parlamentare”. L’organo, infatti, non era stato eletto direttamente dai cittadini tedeschi, ma si componeva di 70 delegati (di cui 5, quelli di Berlino ovest, senza diritto di voto) scelti dai parlamenti dei ricostituiti Länder della Germania occidentale. Il processo era stato avviato qualche mese prima con la Conferenza di Londra (febbraio-giugno) in cui le potenze vincitrici occidentali (Francia, Regno Unito e Stati Uniti) decisero di unificare le loro zone di occupazione in Germania costituendo un unico Stato tedesco occidentale. Il primo luglio le stesse potenze decisero di convocare una assemblea costituente per il neonato Stato, con l’obiettivo di redigere una costituzione che garantisse i diritti fondamentali e stabilisse una forma di Stato federale. Dal canto loro, i tedeschi occidentali preferirono evitare la convocazione di una “vera e propria” assemblea costituente perché temevano che ciò pregiudicasse i rapporti con la Germania orientale e la futura creazione di un nuovo Stato unitario, che ancora si credeva possibile.

Fu così che i lavori iniziati a Bonn si svolsero in sordina. Nel 1949 Werner Weber, allora professore di diritto pubblico all’università di Gottinga, in un suo pamphlet denunciava con veemenza le carenze del procedimento con cui il Grundgesetz era venuto alla luce: “Davvero di rado una costituzione dell’Europa occidentale è venuta alla luce in modo tanto opaco[1]”. Secondo un sondaggio eseguito nel giugno 1949 nella zona di occupazione americana solo il 39% dei tedeschi era a conoscenza che era stata promulgata una Legge Fondamentale per la Germania occidentale e di quelli che ne erano a conoscenza meno della metà (il 17% sul totale degli intervistati) sapeva indicarne qualche contenuto[2].

Nonostante ogni delegato del Consiglio appartenesse a un partito, non si può negare che l’organo avesse un certo stampo “tecnocratico”: la metà dei componenti con diritto di voto si poteva fregiare del titolo di “Doktor”. In particolare, a dominare la scena erano i giuristi (circa il 42%) e, in misura minore, gli economisti (circa il 14%). Più dei 2/3 dei componenti erano o erano stati in passato funzionari pubblici: professori universitari, dirigenti ministeriali, magistrati. Quattro le donne[3]. La componente femminile fu determinante per eliminare un odioso avverbio, già contenuto nella Costituzione di Weimar, e che si voleva riproporre: “Uomini e donne hanno in principio [grundsätzlich] gli stessi diritti e doveri civici” (art. 109 Cost. Weimar). Alcuni (pochi) membri del Consiglio si erano compromessi nel regime nazista, alcuni lo avevano invece attivamente combattuto ed erano anche finiti nei campi di concentramento, la maggior parte ne erano rimasti estranei o convivendoci forzatamente in patria (in molti casi erano stati licenziati per motivi politici) o emigrando all’estero.

Quanto ai rapporti di forza tra i partiti, SPD e CDU/CSU disponevano ciascuno di 27 voti, i liberali della FDP di 5 voti, i rimanenti (i cattolici del Zentrum, i comunisti della KPD e i nazionalisti della DP) di 2 voti. Il testo fu quindi soprattutto un compromesso tra CDU e SPD, rispettivamente guidati Konrad Adenauer e Carlo Schmid, i due “Dioscuri” dei lavori costituenti. Le discussioni del Consiglio Parlamentare partivano su una bozza già predisposta due settimane prima, la bozza di Herrenchiemsee, dal luogo (una bellissima isola sul lago Chiemsee in Baviera) dove venne redatta. Lì il momento tecnocratico fu ancora più forte; ai lavori sul Chiemsee parteciparono una trentina tra delegati dei Länder, collaboratori ed esperti della materia, quasi tutti giuristi, docenti universitari e alti funzionari.

Dopo la prima seduta nel museo zoologico, il Consiglio continuò i lavori nella accademia di pedagogia, un austero edificio razionalista oggi non più esistente. Il lavoro fu straordinariamente intenso e dopo circa 8 mesi, l’8 maggio 1949, venne approvata la versione finale della Legge Fondamentale. La Legge Fondamentale entrò in vigore due settimane dopo, il 23 maggio 1949, in seguito all’assenso dei tre governi militari a capo delle zone di occupazione.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Una costituzione che non si chiama “costituzione”

Pagina 2: I settant’anni del Grundgesetz

Pagina 3: Il contenuto del Grundgesetz


[1] W. Weber, Weimarer Verfassung und Bonner Grundgesetz, Göttingen, 1949, p. 9.

[2] A.J. Merritt, R. Merritt, Public Opinion in Occupied Germany, Chiacago 1970, p. 315.

[3] Friederike Nadig, SPD; Elisabeth Selbert, SPD; Helene Weber, CDU; Helene Wessel, Zentrum


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Scritto da
Edoardo Caterina

Laureato in Giurisprudenza, sono allievo perfezionando (dottorando di ricerca) in Diritto costituzionale presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

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