Grundgesetz, la Legge Fondamentale tedesca: i 70 anni di un giuramento

Grundgesetz

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Il contenuto del Grundgesetz

Non è facile riassumere il contenuto del Grundgesetz. Si è già detto del ruolo centrale del Tribunale costituzionale. Quanto al resto, in estrema sintesi, si può dire che la Legge Fondamentale si compone di una prima parte, i primi 19 articoli, dove sono contenuti i diritti fondamentali. Svetta il celebre art. 1, che dopo il celebre incipit, “la dignità umana è intangibile”, proclama l’inviolabilità e inalienabilità dei diritti umani. Questo articolo e il successivo articolo 20, dove si enuncia il principio della sovranità popolare e si stabilisce che la Repubblica tedesca sia uno stato democratico, federale e sociale, sono sottratti a ogni revisione costituzionale per espressa previsione dell’art. 79, comma 3, la c.d. “clausola di eternità” – altra grande innovazione della Legge Fondamentale. Da un punto di vista strettamente formale, Weimar era finita in modo legale: la famigerata “legge dei pieni poteri” del 1933 rappresentava una revisione costituzionale votata dai 2/3 del Reichstag. La “clausola di eternità” impedisce non tanto che ciò si ripeta, quanto che un simile suicidio della democrazia sia costituzionalmente legittimo.

Seguono gli articoli che determinano l’organizzazione dello Stato. La forma di governo prescelta è quella “parlamentare razionalizzata”, con il cancellierato e la “sfiducia costruttiva” (art. 67). Particolarmente rilevante l’art. 21 che regola i partiti riconoscendo il loro ruolo costituzionale e imponendo loro la democrazia interna (il nostro art. 49 ne è una versione dimidiata).

Contrariamente a una certa vulgata, la Legge Fondamentale, nella sua versione originaria, non abbracciava nessuna particolare teoria economica. E se pure lo faceva, questa non era certo quella liberista. Nel programma della CDU approvato nel congresso di Aahlen (1947) si delineava il modello della co-gestione e si auspicavano la collettivizzazione delle grandi industrie e una parziale pianificazione dell’economia. La SPD, poi, era quella ancora marxista ante Bad Godesberg. Ciò non poteva non lasciare traccia nella Legge Fondamentale. Come già detto, la Repubblica federale è definita un Sozialstaat (“Stato sociale”). La proprietà privata è garantita nei limiti dell’interesse generale (“Eigentum verpflichtet” – la proprietà obbliga – recita l’art. 14). Addirittura, l ’art. 15 (mai applicato) tutt’oggi rende possibile la collettivizzazione del suolo, di risorse naturali e di mezzi di produzione. Il diritto di sciopero non era espressamente garantito, ma era comunque ricavabile dalla libertà sindacale (art. 9). Sono state le successive revisioni del 1967 e del 2009 a introdurre il principio dell’equilibrio di bilancio e limiti all’indebitamento pubblico (i c.d. “Schuldenbremse”), dando alla Legge Fondamentale una più netta impostazione ordoliberale.

In conclusione, occorre sottolineare che la Legge Fondamentale, lungi dall’essere qualcosa di completamente nuovo o rivoluzionario, rappresenta un cauto ripensamento e un miglioramento delle precedenti esperienze costituzionali, in particolare di Weimar e Francoforte. Come nella Costituzione di Weimar, si prevede una democrazia parlamentare, ma si tenta di correggerla evitando una eccessiva debolezza dell’esecutivo e premunendola di strumenti contro i partiti e le condotte “anticostituzionali” (è la cosiddetta “democrazia militante”), come nella Costituzione di Weimar, si prevede uno Stato sociale e una serie di diritti fondamentali, ci si preoccupa però al contempo di “dare gambe” a questi princìpi istituendo un pervasivo sistema di giustizia costituzionale. Questa prudenza è risultata la maggiore forza della Legge Fondamentale, che rifugge da ogni ingenuo entusiasmo, da ogni proclamazione iperbolica, e, in modo molto pragmatico, mette a frutto le migliori esperienze della storia costituzionale tedesca. Né, tuttavia, manca un intenso contenuto ideale, tutto ricompreso in uno sguardo volto al passato più tragico, che fa tacitamente risuonare per tutto questo testo giuridico un solenne giuramento: “mai più!”. Ecco, se quella italiana può essere definita una “Costituzione-promessa”, quella tedesca è forse una “Costituzione-giuramento”.

Un modello che ha funzionato e ha saputo guadagnare una grande “output legitimacy” conquistandosi una forte “connessione sentimentale” con il popolo tedesco e divenendo anche oggetto di imitazione sul piano internazionale (fortemente ispirate alla Legge Fondamentale sono, tra le altre, le costituzioni di Spagna, Grecia, Portogallo, Sudafrica e Repubblica Ceca). La Repubblica federale tedesca, priva di un proprio “mito fondativo” (come da noi lo è stata la Resistenza), ha trovato nella Legge Fondamentale e nei princìpi in essa sanciti il proprio mito ideale.

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Laureato in Giurisprudenza, sono allievo perfezionando (dottorando di ricerca) in Diritto costituzionale presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

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