“Guerre, debiti e democrazia” di Sergio Romano

Romano

Recensione a: Sergio Romano, Guerre, debiti e democrazia. Breve storia da Bismarck a oggi, Laterza, Roma-Bari 2017, pp. 142, 14 euro (scheda libro).


Guerre, debiti e democrazia è un bel saggio, utile, asciutto, incisivo. Sergio Romano affronta uno dei problemi più assillanti e complessi della nostra epoca: la gestione del debito; o, meglio, dei debiti. I debiti degli Stati verso altri Stati e verso soggetti privati; quelli tra istituzioni finanziarie; quelli delle famiglie con le banche e i debiti tra privati cittadini. Debiti di guerra e debiti di pace.

L’Autore tratta più diffusamente i primi e, molto opportunamente, pubblica quindi in appendice il VII capitolo (I Rimedi) del famoso saggio di Keynes Le conseguenze economiche della pace. Un’analisi lucida, condotta con il respiro profondo dello storico, arricchita da una Nota dopo “Brexit” in cui l’Autore non recrimina sull’esito del referendum, poiché «La Gran Bretagna non ha mai condiviso il progetto federalista dei Paesi fondatori. […] “Brexit”, dunque, non è una mutilazione. È l’occasione da cogliere per realizzare un’Europa che recuperi il progetto originario».

In prefazione, Fabrizio Saccomanni, dopo aver osservato che il debito è «un problema con il quale il genere umano si dibatte, letteralmente, da millenni», va a cercarne le tracce fin nella Mesopotamia del XXI secolo a.C. e ne ripercorre l’evoluzione, sul filo dei secoli, fino alla Grande depressione degli anni Trenta del Novecento e alla Crisi del debito dei giorni nostri. In questa sintetica e chiarissima disanima, l’ex Direttore della Banca d’Italia, ricordati i contributi di Hyman Minsky e Charles Kindleberger e la teoria del displacement (che individua le cause del debito in avvenimenti esogeni al sistema economico), stringe il fuoco su alcune fatali decisioni politiche all’origine di crisi finanziarie epocali. Due, in particolare.

Quella del Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon, che nel 1971 abroga di fatto il sistema di Bretton Woods; e quella con cui, pochi anni dopo, i governi occidentali decidono la liberalizzazione dei flussi internazionali di capitali, aprendo così le porte alla Crisi del debito deflagrata nel 2007. Ineccepibile, dunque, la sua conclusione: si rende necessario – scrive Saccomanni – «un ripensamento profondo delle strategie globali per controllare l’instabilità finanziaria internazionale. […] e l’impegno dei governi dei principali Paesi a perseguire politiche macro-economiche coerenti e mirate alla stabilità finanziaria in un’ottica di medio periodo».

Continua a leggere – Pagina seguente


Indice dell’articolo

Pagina corrente: Guerre, debiti e democrazia

Pagina 2: Guerre e debito

Pagina 3: Il debito in tempo di pace


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora per i numeri 4,5 e 6? Tutte le informazioni qui

Laureato in Scienze politiche, ha frequentato vari corsi di specializzazione in Italia, Francia e Inghilterra. Ha esperienze come ricercatore in ambito universitario, presso centri-studi e la Commissione Europea a Bruxelles. Ha operato nel settore dei servizi internazionali di telecomunicazione, con ruoli direttivi in Italia e all’estero, in particolare a Parigi. Da anni studia i processi di globalizzazione ai quali ha dedicato un libro nel 2007, Globalizzazione. Una voce dal sottoscala per i tipi della Wurz e saggi che privilegiano sia l’inquadramento storico-economico che la visione d’insieme.

Comments are closed.