L’ hijab oltre gli stereotipi. Intervista a Nabil al-Fouly

Hijab

Pubblichiamo volentieri questa intervista a Nabil al-Fouly, ricercatore del dipartimento di Religione e Filosofia all’Università Internazionale Islamica di Islamabad in Pakistan, inviata alla redazione dalle due autrici Giusy Monforte e Nezha Ed Difdai, che affronta un tema ampiamente dibattito e che ha assunto un particolare valore simbolico nella discussione relativa al rapporto con l’Islam. L’intervista propone un punto di vista interessante sul tema, che si inserisce in un dibattito complesso e sfaccettato, e può aiutare a cogliere ulteriori aspetti di una problema che coinvolge questioni culturali, etiche, giuridiche e religiose.


Che si tratti di hijab, di niqab o di chador, la questione che ruota intorno all’uso del velo resta una delle più dibattute nell’esperienza culturale e mediatica europea. Gli innumerevoli incontri televisivi, seminari e approfondimenti politico-culturali lasciano nell’immaginario collettivo sempre la stessa sensazione: il velo simboleggia uno stato di privazione della libertà con cui le donne sono costrette a convivere. Del resto la questione del velo rappresenta un vero e proprio terreno di scontro anche nel mondo arabo-islamico che in diverse occasioni ha visto la contrapposizione tra islamisti e liberali. Un esempio che ci permette di comprendere la portata del fenomeno è la discussa legge, adottata nel 1996 dal Parlamento egiziano, che vietava alle ragazze di indossare il velo nelle scuole per motivi di sicurezza e che sollevò le polemiche dei conservatori.

Tuttavia l’aspetto che qui interessa evidenziare è il rapporto tra il modo in cui viene narrata la tradizione del velo islamico e le fondamenta culturali e religiose da cui invece ha origine. Siamo influenzati da una narrazione diffidente del mondo arabo? Ed è un fenomeno recente o nasconde radici più profonde?

In realtà è proprio attraverso una lettura attenta che emerge tutta la storicità della questione. Già nel periodo coloniale, intellettuali, viaggiatori ed esponenti politici descrivevano il velo come un capo progettato per privare le donne di qualunque forma di libertà di espressione. Non è un caso che Lady Mary Wortley, moglie del diplomatico Edward Wortley, dopo aver accompagnato il marito in un viaggio nell’Impero Ottomano tra il 1717 e il 1718, scriveva una lettera in cui si opponeva all’idea comune dell’hijab come forma di oppressione.

Il velo, quindi, si pone da sempre come uno dei pilastri su cui si erge il discorso orientalista e che ha favorito la costruzione di quell’identità che abbiamo attribuito “all’Altro”. Qual è invece la posizione del mondo arabo-islamico? Quali sono le fonti giuridiche, religiose e filosofiche da cui tale pratica trae legittimazione? Ne abbiamo parlato con Nabil al-Fouly, ricercatore del dipartimento di Religione e Filosofia all’Università Internazionale Islamica di Islamabad in Pakistan.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente:  La questione del velo

Pagina 2: Origini storiche e religiose dell’ hijab

Pagina 3: Hijab, scelta autonoma o imposizione politica e sociale?


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Giusy Monforte, nasce e vive a Catania. Dopo la laurea di primo livello in Relazioni Internazionali nel 2017 consegue una laurea magistrale in Studi Internazionali, all’Orientale di Napoli, con una specializzazione in Islam e Medio Oriente. Si interessa di diritto costituzionale comparato, con particolare attenzione al fenomeno del costituzionalismo nel mondo arabo-islamico e attualmente collabora come autore con il progetto Russia2018. Ha svolto un tirocinio universitario con la rivista di geopolitica Eurasia e ha collaborato con il sito di approfondimento politico L’Indro. Nezha Ed Difdai, nata a Khouribga, in Marocco, si è laureata in Scienze dell'Architettura al Politecnico di Torino nel 2016 e attualmente sta frequentando un corso di specializzazione post-laurea in Ecogestione: Tecnico ambiente energia e sicurezza. Si interessa ai temi del mondo arabo che da sempre sono al centro dell’attenzione mediatica e ha collaborato come traduttrice e articolista con il sito di approfondimento politico L’Indro.

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