“Il demone della politica. Antologia di scritti (1958-2015)” di Mario Tronti

Mario Tronti - Il demone della politica

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Tentare il possibile per raggiungere l’impossibile

L’ultima fase del pensiero di Tronti (1999-2015) si apre simbolicamente col congedo dall’università di Siena nel 2001: in questo periodo egli assume la guida del Centro per la riforma dello Stato (2004) e viene eletto senatore nel 2013 per la coalizione di centrosinistra. La sfiducia nei confronti della politica si traduce politicamente in un «agire accorto», a cui si accompagna però, come recita il motto dello stesso Tronti, un «pensare estremo» (p. 50). La riflessione trontiana degli ultimi anni è infatti impegnata quasi interamente in un progetto di «critica della democrazia politica», che determina un nuovo approdo teorico radicale e stimolante, secondo cui «è la democrazia, in quanto società democratica, e non il capitalismo, la vera responsabile della sconfitta del movimento operaio, rea di aver liquidato la parte in nome della massa, indistinta e anonima, e d’aver convertito il protagonismo dell’operaio-massa nel conformismo del borghese-massa, sotto la dittatura del calcolo e della maggioranza» (p. 52). Il criterio quantitativo su cui si basa la democrazia ha uniformato politicamente le classi, dissolvendo nella massa la loro carica soggettiva, negativa e parziale, e instaurando la populistica tirannia dell’opinione pubblica.

Diventa allora fondamentale ripristinare le soggettività politiche perdute, e per farlo è necessario recuperare «l’opposizione duale che è essenziale alla politica» (p. 56) attraverso la teologia politica, un compito al quale è dedicato il volume Il nano e il manichino (2015), dal quale è tratto il saggio sul Frammento teologico-politico di Benjamin. Si tratta di «ridare forma alla politica attraverso il conflitto» (p. 62), recuperando la coscienza della contraddizione con uno sguardo all’indietro, rivolto al «lascito del passato, quel passato tramandato dai comunisti – gli unici che davvero riuscirono a far paura al capitale» (p. 63). Tuttavia, a parere di chi scrive, il richiamo al passato non è forse dovuto soltanto all’impossibilità, per l’individuo Mario Tronti, di intraprendere nuove sfide, ma anche – e soprattutto – all’impossibilità strutturale di far coincidere il pensare estremo con l’agire accorto, la teoria con la prassi, magistralmente sintetizzata nel paradossale e disperato rovesciamento dell’adagio di Weber: «Tentare il possibile per raggiungere l’impossibile» (M. Tronti, Non si può accettare, Ediesse, 2009, p. 96).

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Laureato in Scienze filosofiche presso l'Università di Bologna con una tesi in filosofia teoretica. È membro di Prospettive italiane (Bologna) e socio fondatore del Centro Studi Giorgio Colli (Torino). Ha al suo attivo pubblicazioni e partecipazioni a convegni nazionali e internazionali.

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