“Eroi e mostri. Il fantasy come macchina mitologica” di Alessandro Dal Lago

Fantasy

Recensione a: Alessandro Dal Lago, Eroi e mostri. Il fantasy come macchina mitologica, il Mulino, Bologna 2017, pp. 200, 18 euro (scheda libro).


«A me non piace il fantasy, già se c’è un drago, non lo guardo» diceva qualche tempo fa, in una lezione alla Scuola Holden su Game of Thrones, il romanziere Antonio Scurati. Questa è una mentalità rivelatrice di una confusione tipica del senso comune odierno allorché il fantasy, come genere di recente spinta commerciale e vasto successo di pubblico, ha cominciato a scalare le vette di ogni classifica editoriale e cinematografica.

Proprio da questo spunto, ovvero l’inspiegabile successo di pubblico che ha acquisito il fantasy a partire dall’opera di J.R.R. Tolkien e C.S. Lewis (nonché delle loro declinazioni cinematografiche), parte quest’ultimo saggio di Alessandro Dal Lago, sociologo italiano di chiara fama, caratterizzato da uno stile saggistico vigoroso e non incline alla morbidezza verso gli obiettivi polemici che, a suo dire, attraverso la cultura, in particolare la letteratura, mettono in pericolo la tenuta progressista del nostro tempo. “Eroi e mostri. Il fantasy come macchina mitologica”, edito quest’anno da Il Mulino, è dunque un saggio che presenta una muscolare bibliografia, racchiusa in un’esile tiratura di circa 154 pagine. La struttura dei capitoli riprende il filone tematico che attraversa tutto lo studio: la comparazione tra gli scritti “laterali” di Tolkien (in cui il celebre erudito e romanziere inglese riversa tutta la sua cosmologia, l’universo narrativo, le sue opinioni critiche e posizioni filosofiche) e le fonti di cui il narratore de Il Signore degli Anelli e la cerchia degli Inklings facevano uso per giustificare il loro progetto di scrittura. Sono proprio gli Inklings a entrare nel mirino di Dal Lago, ossia quel cenacolo letterario di Oxford che, capitanato da Tolkien e Lewis, concepiva il fantasy in una chiave missionaria e mitizzata, “in un’idea oggettiva e solenne dei criteri etici ed estetici”. Il sociologo ne riassume così il manifesto (p. 56):

«Gli Inklings condividevano il progetto di una rifondazione mitologica della letteratura. Quest’ultima, a sua volta, era legata a una riflessione teologica per certi versi sorprendente, secondo la quale lo scrittore (credente) non sarebbe che un collaboratore di Dio nella creazione di universi paralleli. Questa concezione nasceva negli Inklings da uno sguardo letterario e religioso interessato soprattutto alle conquiste intellettuali del medioevo. L’età di mezzo era per entrambi una fonte di ispirazione poetica e di critica antimoderna».

Le fonti che Dal Lago cita sono molteplici (e, c’è da dirlo, non sempre distribuite con chiarezza all’interno del testo): la mitologia nordica come fucina di intuizioni cristiane nell’opera di Borges e Heaney, l’agile ricostruzione di tutto il mito arturiano, un approfondimento sulla figura dell’orco Grendel nel Beowulf, un’analisi storico-letteraria sulle fonti della Battaglia di Maldon, evento fondativo del medioevo anglosassone più volte mitizzato dalla penna degli scrittori inglesi (e di Borges), la polemica condotta da Lewis (il creatore delle Cronache di Narnia) contro l’Eliot della Waste Land. Insomma una serie di argomenti e nodi critici su cui si concentra la tesi di Dal Lago, secondo cui il fantasy non sarebbe che la risultante di una speculazione delirante di alcuni eruditi di primo Novecento con il pallino per la natura world making della letteratura e soprattutto di una re-interpretazione semplicistica e fuorviante del passato letterario di cui il genere si nutre.

Poco o nulla viene detto delle due saghe fantasy più rilevanti degli ultimi vent’anni, Harry Potter di J. K. Rowling e Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di G. R. R. Martin (i migliori scrittori fantasy pare rimangano quelli di lingua inglese), poco o nulla viene detto su piani discorsivi che non siano quello dell’ideologia (in questo caso, il piano della poetica, ovvero l’insieme dei contenuti programmatici che animavano la scrittura di questi rom: il saggio ha il pregio di chiarire infatti in cosa la saga di Tolkien (e tutto il côté di cui era espressione) sia “di destra” (come si dice scherzando sull’appropriazione della controcultura fascista anni Settanta nei confronti del Signore degli Anelli), e di chiarire anche alcuni aspetti della narrativa fantasy in sé. Dal Lago conduce brillanti analisi sul rapporto del fantasy con la morale, la deformità fisica, il genere femminile, e soprattutto con l’idea di eroismo che è la base concettuale su cui si innesta l’intero discorso di questa narrativa. Gli altri piani, che Dal Lago tocca di sfuggita (scelta metodologica discutibile), sono ovviamente quelli della rivoluzione tecnologica nel settore dell’intrattenimento (che ben potrebbe spiegare, più che l’eterno argomento della “favola moralistica per adulti” e l’escapismo dei lettori, i numeri da capogiro di questi libri e film), del rapporto tra pop culture e letteratura alta, del transmedia storytelling con cui si configura ogni discorso sui media narrativi a oggi.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Dal Lago vs. Tolkien

Pagina 2: Effetto Saviano e la letteratura della superstizione

Pagina 3: Fantasy: circolarità e nicchia


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Nato a Carpi nel 1991. Laureato in Lettere all'Università di Milano. Si occupa di letteratura italiana contemporanea e serialità televisiva americana.

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