Il Gruppo di Visegrad: da satellite a polo attrattivo?
- 26 Giugno 2017

Il Gruppo di Visegrad: da satellite a polo attrattivo?

Scritto da Pietro Dalmazzo

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Visegrad, un futuro polo attrattivo?

Il gruppo di Visegrad, oggi, si presenta come un’alleanza a quattro non alternativa all’UE – non è mai stata tale – ma con una propria linea politica all’interno dell’Unione diversa da quella egemone. La forte dialettica  che sembra stabilirsi tra gli organi della Comunità e i quattro paesi membri, sopratutto dopo lo slancio dato dalla Brexit alla linea dei V4, non deve però ingannare: ad oggi sarebbe totalmente errato anche solo ipotizzare l’uscita volontaria dall’Unione dei quattro paesi ribelli. L’abbandono della comunità europea non è l’obbiettivo di nessuno di essi; quella che è sembrata piuttosto delinearsi, dal 2016 ad oggi, è una linea fortemente comunitaria ma che devia rispetto ai binari fino ad ora percorsi. La linea proposta dai V4 è derivata dai governi nazionali membri del gruppo, i quali anelano ad una maggiore autonomia decisionale, a un rafforzamento dei confini tramite l’implementazione delle strategie di difesa e reclamano un ruolo più influente del Consiglio europeo[22] all’interno delle politiche decisionali dell’UE.

Nati con l’obbiettivo di facilitare il processo di europeizzazione dell’Europa centrale, i V4 si sono progressivamente trasformati in un gruppo che ambisce a modificare, dall’interno, le politiche dell’Unione; non limitandosi allo scontro diplomatico ma anche rifiutandosi di applicare alcune norme, su tutte quella che prevede le quote di richiedenti asilo da accogliere. Tramite queste azioni di rottura, hanno creato un polo all’interno della stessa Unione, populista ma con un carattere originale rispetto ai populismi che si sono sviluppati in Europa occidentale, che consiste nella forte convinzione, almeno fino ad adesso, della necessità dell’Unione Europea. Dal punto di vista dei V4 l’Unione non va disgregata ma modificata[23], vi è un sentimento europeista, dovuto in parte anche all’originale scopo del gruppo di Visegrad, differente da quello egemone, anti-federalista, del quale va preso atto.

Dal 1991 i V4 hanno radicalmente cambiato prospettiva, pur mantenendo alcune costanti[24], arrivando ad ambire alla modifica di quell’ente nel quale desideravano entrare. Il gruppo di Visegrad, ottenuto l’obbiettivo per il quale era stato creato, ha continuato ad operare, in un primo momento a livello regionale, favorendo una forte integrazione politica, sociale ed economica dei quattro paesi coinvolti e lavorando, a livello internazionale, in accordo con le strategie della Nato e le politiche europee. In un secondo momento, dall’apertura della rotta balcanica, i V4 svilupparono una politica unitaria a livello continentale in rottura con le tendenze dell’Unione.

Il rapporto che vorrebbero costruire sulla rottura con l’UE, come detto, sembra profondamente sbilanciato, con un’Unione dai molti doveri nei confronti degli stati nazionali e poche pretese su di essi. I quattro di Visegrad sostengono una percezione dell’Unione particolare, in contrasto con le percezioni della maggior parte degli altri stati membri, specialmente in materia di gestione dei richiedenti asilo; in particolare i paesi Mediterranei, i quali a loro volta si auto-percepiscono come gli unici soggetti al fenomeno migratorio, hanno interessi economici e sociali fortemente in contrasto con quelli dei V4 ed ambiscono anch’essi ad influenzare l’Unione ma in senso opposto.

In conclusione: la visione europea dei paesi dell’Europa centrale non è egemone, ma non si può escludere a priori che possa diventare un polo per altri paesi che potrebbero reinterpretare l’UE secondo le medesime linee. Questa visione rimane ricca di limiti e si preclude azioni di ampio respiro, un esempio può essere il principale punto di rottura tra UE e V4: le migrazioni. I paesi di Visegrad considerano questo fenomeno migratorio controllabile e bloccabile, senza valutare come, il modello di gestione dei richiedenti asilo da loro applicato sia, oltre che inumano, anche inapplicabile ed inaccettabile su scala continentale.

L’Europa che i V4 vogliono sviluppare è diversa, se non opposta, a quella nella quale volevano entrare negli anni Novanta; i valori dei quali sono fautori i quattro di Visegrad paiono, ora, incompatibili con quelli fondativi dell’UE. Nonostante l’idea di un ripensamento dell’Unione in chiave nazionale si stia facendo avanti in diversi movimenti anche nell’Europa occidentale dire ora se saranno o meno egemoni è impossibile, ma sicuramente i futuri rapporti tra UE e V4 andranno letti anche in questa chiave.


[1]    A. Yurchak, Soviet egemony of Form: everything was forever, until it was no more, «comparative studies in society and history», Cambridge University Press, Vol 45, N° 3, Luglio 2003, pp. 480-510, pp. 485-488.

[2]    http://www.visegradgroup.eu/

[3]    H. Poláčková, Regional cooperation in Central Europe, «Perspectives», N° 3 (1994) pp. 117-129, pp. 118-120.

[4]    Il confronto con la situazione Jugoslava del tempo, per quanto inevitabile e scontato, fornisce un’altra via, drammatica e violenta per la disgregazione socialista.

[5]    Entrato in vigore nel 1994, l’accordo centro-europeo di libero scambio seguì un iter tutto suo spostando il suo baricentro, dall’Europa centrale ai Balcani.

[6]    Ibidem. p.121.

[7]    http://www.politico.eu/article/how-migrants-brought-central-europe-together-v4-group-orban-poland/

[8]    L’Ungheria che in questi anni ha svolto le funzioni di primo stato UE incaricato di controllare e gestire i migranti, incaricato di bloccarli, identificarli ed accettarli all’interno dei propri confini. Ritrovatosi a gestire un numero ingente di richieste di asilo l’Ungheria si è comunque distinta per essere il paese che accoglie il numero più basso di richieste asilo d’Europa.

[9]    L’aumento del flusso migratorio tramite quella rotta è stato continuo ed allarmante. http://frontex.europa.eu/assets/Publications/Risk_Analysis/WB_Q4_2015.pdf

[10]  Va puntualizzato che l’intolleranza verso i migranti è dovuta anche alla loro origine; difatti sia in passato (crisi jugoslava) sia in tempi recenti (crisi ucraina) i V4 non si sono rivelati così intransigenti come per i migranti provenienti da Siria, Iraq ed Afghanistan: per l’appunto i principali protagonisti della rotta Balcanica. http://frontex.europa.eu/trends-and-routes/western-balkan-route/

[11]  https://www.theguardian.com/world/video/2015/sep/08/journalist-appears-to-kick-and-trip-fleeing-refugees-video

[12]  http://www.bbc.com/news/world-europe-33091597

[13]  https://euobserver.com/beyond-brussels/129694

[14]  https://ec.europa.eu/home-affairs/sites/homeaffairs/files/what-we-do/policies/european-agenda-migration/background-information/docs/communication_on_the_european_agenda_on_migration_en.pdf

[15]  Populismi di destra che, è bene non cadere in banalizzazioni e stereotipi, non sono tipici della regione ma che hanno registrato un consenso crescente in tutta Europa.

[16]  http://www.politico.eu/article/hungary-martin-schulz-to-victor-orban-no-refugees-means-no-subsidies/?utm_content=buffer54df7&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

[17]  L’ultimo, temporalmente parlando, è stato il rifiuto (poi ritrattato) della Polonia di firmare i trattati di Roma https://ilmanifesto.it/grecia-e-polonia-cedono-in-extremis-leuropa-ritrova-ununione-di-facciata/

[18]  https://euobserver.com/europe-in-review/136044

[19]  http://www.politico.eu/article/how-migrants-brought-central-europe-together-v4-group-orban-poland/

[20]  Pur riducendo il budget, ad eccezione della Polonia, per le spese militari, ma questo, va detto, è una tendenza comune in tutti i paesi europei.

[21]  Polonia che per ragioni geografiche e politiche è naturalmente oppositrice delle politiche russe, e la Polonia stessa si è distinta sia per l’accoglienza di profughi ucraini sia per le spese militari in chiave anti-russa.

[22]  Indirettamente significa un maggiore potere dei parlamenti nazionali all’interno dell’UE.

[23]  http://www.v4group.eu/calendar/2016/joint-statement-of-the-160629

[24]  Come l’attenzione alle politiche di difesa.


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Scritto da
Pietro Dalmazzo

Nato a Sanremo nel 1993. Studia scienze storiche presso l'Università di Bologna, dove si è laureato nel 2015 in storia con una tesi sui rapporti tra Italia e Kosovo negli anni '90. Ha preso parte al progetto Erasmus presso l'Università di Gand nell'anno accademico 2016/2017, precedentemente ha collaborato con East Journal ed è un grande appassionato di viaggi.

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