Note su “Il Mediterraneo” di Fernand Braudel
- 04 Settembre 2017

Note su “Il Mediterraneo” di Fernand Braudel

Scritto da Andrea Baldazzini

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Una nuova geografia per la storia

Ebbene, l’opera di Braudel dedicata al Mediterraneo costituisce un’eccezionale sintesi di questo nuovo approccio storiografico. In particolare, possiamo anche qui individuare quattro aspetti che mostrano chiaramente come i princìpi appena esposti possano trovare una concreta traduzione nel lavoro dello storico:

  • Se l’approccio storiografico allora dominante, rappresentato dal paradigma della storia-politica, costruiva le proprie ricerche attorno ai due cardini: dell’epoca (piano temporale) e della società nazionale (piano spaziale), Braudel rifiuta la scelta di un soggetto storico, mettendo in primo piano un soggetto geografico, il Mediterraneo appunto, con le sue molteplicità culturali, temporali e sociali.
  • Si insiste poi molto sugli elementi naturali, pensati quali fattori che influenzano in maniera decisiva la vita umana, il che permette alla natura e all’ambiente di entrare nella storia ottenendo per la priva volta un forte riconoscimento in quanto aspetti inalienabili dalla narrazione storiografica.
  • Prende così avvio lo studio della storia del «mondo-Mediterraneo», dove con mondo si intende precisamente una realtà non omogenea, plurale, nella quale ci sono popoli e stati differenti, che interagiscono e si trasformano in continuazione. Il problema diviene allora capire come sia possibile descrivere tale cambiamento nel momento in cui ad essere considerato è un intero mondo e non più un solo evento.
  • Braudel è dunque costretto ad introdurre, conseguentemente al nuovo approccio metodologico, anche un nuovo apparato concettuale. É in quest’opera infatti che emerge la categoria di longue durée (lunga durata), con la quale si afferma l’idea che i processi storici e le strutture sociali vadano studiati considerando la lunga durata dai vari eventi che li hanno portati a manifestarsi o istituirsi, in polemica ovviamente con quella concezione di storia schiacciata sull’evento e sul mero fatto politico allora dominante. Successivamente andrà poi ad approfondire ulteriormente questa intuizione istituendo una tripartizione nella temporalità storica composta da:
  • il «tempo geografico» (le temps géographique) che rappresenta il livello più profondo, dove la storia sembra quasi immobile e dove le trasformazioni si osservano nell’arco dei decenni o dei secoli.
  • il «tempo sociale» (le temps social) proprio di quella storia che appartiene ai gruppi sociali nei quali i cambiamenti sono costanti ma comunque lenti.
  • il «tempo individuale» (le temps individuel) appartenente alla storia degli eventi, ovvero di ciò che appare nell’immediato, è la superficie della storia stessa.

A questa differenziazione della temporalità si aggiunge poi il concetto di reciprocità (réciproquement), già centrale in Bloch e indicante un’immagine di storia-totale dove in quel mondo oggetto di studio «tutto influisce su tutto in modo reciproco: l’economia è anche politica, cultura e società». Emerge così un’immagine di società, prima ancora che di storia, totalmente aperta alla contingenza e in alcun modo determinata a priori da un qualche principio originario o struttura latente.

Per Braudel il mondo è stato e sarà sempre attraversato da una molteplicità di storie, perché la storia è sempre molteplice, non si declina mai al singolare, ma si pluralizza incessantemente ramificandosi, dileguandosi e inventandosi. La storia va infatti pensata come un tempo e un luogo creativo e aperto: la lunga durata e la reciprocità testimoniano dunque la nascita di una nuova coscienza del proprio tempo di vita, passato, presente e futuro.

Non stupisce quindi che si arrivi a parlare anche di geo-storia (géohistoire), ossia di quella maniera di osservare la storia che rompe con il primato tipicamente moderno della temporalità, sostituendolo con una maggiore sensibilità alla dimensione geografica e spaziale dei processi.

A tal proposito molto significative, anche pensando alla situazione presente, sono le parole di Braudel il quale scrive: «Che cosa è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre, insomma, un crocevia antichissimo. Da millenni tutto vi confluisce, complicandone e arricchendone la storia: bestie da soma, vetture, merci, navi, idee, religioni, modi di vivere»[2].

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Scritto da
Andrea Baldazzini

Classe 1992, laureato in filosofia contemporanea presso l'Università di Bologna, mi occupo di trasformazioni dei sistemi di welfare con particolare interesse per il Terzo Settore e il welfare di comunità. Presso la stessa università sono tutor del corso di alta formazione in Welfare Community Manager e collaboro con il Centro Servizi del Volontariato di Modena.

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