Note su “Il Mediterraneo” di Fernand Braudel
- 04 Settembre 2017

Note su “Il Mediterraneo” di Fernand Braudel

Scritto da Andrea Baldazzini

6 minuti di lettura

Pagina 3 – Torna all’inizio

Il Mediterraneo di Braudel

Ad ogni modo, ciò che qui interessa più sottolineare è proprio il rapporto che lega la storia al carattere intrinsecamente molteplice di ogni mondo geografico e alle possibilità di trasformazione di essa medesima. Detto con altre parole, qui interessa la relazione fra storia e latenza, ovvero: da un lato la storia intesa come ciò che si è manifestato, dall’altro la storia come culla di potenzialità inespresse che aprono a futuri alternativi.

Considerando la lunga durata dei fenomeni, la loro estensione geografica, nonché l’aspetto di reciprocità che mostra il perenne e vicendevole influenzarsi di ciascun sistema (economia, politica, religione, arte ecc…) sull’altro, si riescono a individuare quelle che Deleuze chiamerebbe le linee di fuga, cioè quei percorsi ancora intentati e indicanti un’alternativa. La latenza che abita il reale, passato e presente, diventa sorgente per il cambiamento, una differenza che va attualizzata.

Può sembrare paradossale, eppure anche la storia, se letta non semplicemente in quanto mera somma di eventi lontani, può suggerire importanti coordinate per individuare il virtuale, cioè il possibile, che si trova già incastonato nel reale ma che necessita di essere scoperto e portato alla luce attraverso l’invenzione.

Per concludere, un’ultimissima riflessione sul fatto che la storia, persino quella con la s minuscola, sembra essere un tema ormai passato di moda, vista l’ossessione sempre più forte dimostrata dalle società contemporanee nei confronti della categoria di futuro. Ciononostante, se si pensa di poter vivere perennemente nel domani o addirittura nel dopodomani, abbandonando totalmente il presente e il passato, si commette un grande errore.

Il valore aggiunto dato dall’École des Annales risiede infatti anche nell’aver mostrato come la storia non sia affatto «cosa morta» o determinata a priori, anzi, il suo correre su più livelli, da quelli profondi a quelli superficiali, il suo chiamare in causa ogni soggettività, persino quelle più emarginate, il suo mantenere sempre uno sguardo ampio su un territorio vasto, trasforma ogni individualità (sia essa un soggetto, uno spazio, una volontà) in una forza capace di scriverla e formarla, facendo del futuro un campo di potenzialità e non di necessità. In apertura alla sua opera Braudel scriveva: «La storia non è altro che una costante interrogazione dei tempi passati in nome dei problemi, delle curiosità e persino delle inquietudini e delle angosce, del tempo presente che ci circondano e ci assediano»[3], inquietudini che devono restare il principale motore per lottare insieme, uniti, congiungendo la memoria con l’immaginazione.

Torna all’inizio


[1] Marc Bloch, Apologia della storia, presentazione di Lucien Febvre, Torino, Einaudi, 1950.

[2]  Fernand Braudel, Il Mediterraneo: lo spazio la storia gli uomini le tradizioni, traduzione di Elena De Angeli, Milano, Bompiani, 2008, p. 43.

[3] Ivi, p. 22.


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora? Tutte le informazioni qui

Scritto da
Andrea Baldazzini

Classe 1992, laureato in filosofia contemporanea presso l'Università di Bologna, mi occupo di trasformazioni dei sistemi di welfare con particolare interesse per il Terzo Settore e il welfare di comunità. Presso la stessa università sono tutor del corso di alta formazione in Welfare Community Manager e collaboro con il Centro Servizi del Volontariato di Modena.

Pandora di carta

Seguici

www.pandorarivista.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]