Il ruolo della scuola per la ripartenza. Intervista a Patrizio Bianchi
- 01 Dicembre 2021

Il ruolo della scuola per la ripartenza. Intervista a Patrizio Bianchi

Scritto da Giacomo Bottos, Raffaele Danna

12 minuti di lettura

La prima cabina di regia sul PNRR, che si è tenuta a inizio ottobre 2021, ha avuto al centro il tema dell’istruzione. Si tratta di un segnale della centralità che il Governo intende attribuire a questa tematica. Per comprendere il significato di questa intenzione e per approfondire le misure contenute nel Piano, nonché per una riflessione sul ruolo della scuola nella società, abbiamo intervistato il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, una figura con cui già in passato ci eravamo confrontati sulle pagine di «Pandora Rivista».


Ministro, per iniziare questa conversazione le chiederei per prima cosa quale pensa debba essere il compito o i compiti della scuola nella società di oggi, tanto in relazione alla costruzione della cittadinanza, quanto a un’idea di sviluppo del Paese.

Patrizio Bianchi: Più che parlare di ‘compito’, preferisco parlare di ‘ruolo’ della scuola nella vita delle comunità e del Paese. Nel presente e nel futuro. Per un motivo semplice: se le attribuiamo dei compiti, rischiamo di non riconoscerne l’essenza. La scuola è il battito della società. L’emergenza sanitaria ha dimostrato quanto questa istituzione sia determinante per la vita dell’intera collettività. Il portone di un istituto chiuso o un bambino che smette di frequentare le lezioni per mancanza di mezzi o di orientamento non sono problemi che riguardano una singola scuola. Rappresentano il fallimento di una comunità che non sa far vivere nel quotidiano i dettami della nostra Costituzione, che stabilisce il principio di solidarietà e di garanzia del pieno sviluppo di ogni persona, senza vincoli o limitazioni. Alla luce di questo, più che chiederci quali siano i compiti della scuola, proviamo a domandarci quali responsabilità abbiamo noi, tutti noi, nei confronti del sistema di istruzione e dei nostri giovani. Questo Governo ha messo la scuola al centro della sua agenda politica in maniera chiara, dando concretezza ai suoi impegni attraverso le misure del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che prevede ben 17,59 miliardi di investimenti nel settore dell’Istruzione. A ulteriore testimonianza del ruolo di primo piano che l’educazione ha per l’esecutivo, la prima cabina di regia sul PNRR è stata proprio quella dedicata all’Istruzione. Nel Piano, che si chiama proprio Next Generation EU perché guarda all’orizzonte dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze, ci sono risorse, che serviranno a intervenire sulle infrastrutture, a costruire gli asili nido che ancora mancano nel nostro Paese, a ristrutturare o costruire le scuole e i laboratori, e riforme attese da tempo, come quella che riguarderà gli Istituti Tecnici Superiori e l’istruzione tecnica e professionale, per fornire un’offerta formativa di maggiore qualità a tutte e tutti e avvicinare istruzione e mondo del lavoro. Abbiamo un’occasione straordinaria: costruire una nuova scuola, inclusiva, innovativa, accogliente, attenta a ogni bambino e a ogni ragazzo. Una scuola che non lasci indietro nessuno, che attraverso il suo lavoro quotidiano educhi giovani protagonisti, partecipi, attivi. Cittadine e cittadini che, in classe, hanno sviluppato la capacità non solo di far fronte ai cambiamenti che si presentano sempre più velocemente, ma addirittura di governarli. Anticiparli. È una sfida ambiziosa, ma non può che essere tale per un organo vitale per il Paese. E richiede la collaborazione e l’impegno di tutti, perché quello che sarà dell’Italia tra quindici o vent’anni è già presente nelle nostre aule scolastiche. Dobbiamo fornire conoscenze e competenze adeguate a tempi in costante mutamento. Non tanto all’idea di Paese che abbiamo noi oggi, ma a quella che bambine e bambini, ragazze e ragazzi riusciranno a immaginare per la collettività di domani.

 

Quale deve essere il ruolo della scuola all’interno dei nuovi paradigmi sociali, economici e tecnologici che si stanno affermando? Di quali conoscenze e di quali competenze avremo maggiormente bisogno? In che modo i diversi percorsi formativi della scuola italiana potranno fornire queste conoscenze e competenze? 

Patrizio Bianchi: Attraverso la scuola dobbiamo educare le nuove generazioni all’idea di una formazione permanente. È il più grande contributo che possiamo dare alla loro crescita. Il mondo in cui viviamo è assai differente rispetto a quello anche di soli pochi anni o decenni fa. E i cambiamenti che sono intervenuti sono stati radicali, hanno trasformato non tanto e non soltanto le nostre abitudini, ma anche la nostra cultura, le nostre economie, gli assetti della società. E sarà sempre di più così. Oggi ci troviamo ad affrontare questioni epocali come quella dei cambiamenti climatici o della povertà educativa come se fossero fenomeni emersi all’improvviso. E invece c’erano da tempo, mentre le società voltavano la testa dall’altra parte. Non dobbiamo più lavorare sulle emergenze. Possiamo agire prima che sia troppo tardi. È naturale che per farlo abbiamo bisogno di conoscenze e di competenze in continua evoluzione e aggiornamento. Ed è per questo che la scuola nuova che stiamo costruendo non potrà più essere ancorata a impostazioni ormai desuete, né rimanere intrappolata in gabbie novecentesche. Dobbiamo fornire a bambini e ragazzi strumenti flessibili e una sete di conoscenza inestinguibile affinché avvertano, durante tutto il corso della loro esistenza, l’esigenza e il desiderio di continuare a imparare. E, allo stesso tempo, dobbiamo impegnarci a garantire un’offerta formativa più ampia e integrata, in modo tale da incontrare tutti i loro bisogni, a non disperdere nessuna intelligenza e ad assicurarci professionisti qualificati in ogni ambito del vivere civile. Prima dicevo che il Governo è in prima linea da questo punto di vista, ha a cuore le nuove generazioni e l’Istruzione. Lo ribadisco, ma è anche vero che il futuro del Paese non è interesse solo dei decisori politici. Tutti, ciascuno per la propria parte, possiamo essere comunità educante e contribuire alla formazione dei giovani. Penso ai virtuosi modelli di collaborazione tra istituzioni, fondazioni, associazioni, tessuto produttivo e territori già in atto nel settore degli Istituti Tecnici Superiori. Ogni volta che il sistema viene alimentato da forze e risorse diverse ne esce rafforzato. Dobbiamo potenziare la nostra collaborazione. L’obiettivo verso cui tendiamo è comune.

 

Considerando la scuola in relazione alla dimensione dello sviluppo, stiamo assistendo a un cambiamento di fase della globalizzazione in cui emergono nuovi equilibri mondiali, che si accompagnano a profondi cambiamenti tecnologici. In passato il nostro Paese non è sempre stato in grado di affrontare efficacemente e di inserirsi in questi cambiamenti. Quale ruolo hanno giocato le carenze del sistema dell’istruzione e della formazione in relazione al ritardo complessivo del sistema- Paese?

Patrizio Bianchi: Le sfide che ci troviamo ad affrontare oggi sono complesse non solo per il nostro Paese, ma a livello globale. È un dato innegabile. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che non c’è modo di vincerle agendo da soli, servono risposte condivise. Forse noi italiani abbiamo la tendenza a un’eccessiva autocritica, a guardare tutto ciò che non è andato bene, a soffermarci sulle carenze, senza tenere conto adeguatamente di ciò che invece ha rappresentato un motore dell’azione collettiva. Non dico che non sia necessario interrogarsi su cosa non ha funzionato, anzi, ma questo deve costituire la base di un rilancio, non un motivo di inazione, di ragionamento astratto fine a se stesso. Occorre riconoscere i punti di debolezza e quelli di forza, intervenire sulle criticità e potenziare le eccellenze. E, questione non secondaria, non osteggiare mai l’innovazione. Io ritengo che il sistema di istruzione italiano sia di qualità, ma che oggi richieda miglioramenti e azioni strategiche sulle falle che negli anni, invece di essere riparate, si sono aperte sempre un po’ di più, fino a diventare un rischio. Assicurare a ogni persona un’istruzione di qualità è un obiettivo che tutti i Paesi che hanno sottoscritto l’Agenda 2030 dell’ONU si sono prefissati. In questi mesi ho avuto l’opportunità di confrontarmi a livello internazionale con i miei omologhi di altri Stati, nel corso del G20 a Catania, a Glasgow per la COP26 o ancora a Parigi al Global Education Meeting dell’Unesco. In tutte queste occasioni abbiamo condiviso la necessità di un’alleanza globale, convinti che l’Istruzione sia la chiave per superare le grandi sfide che stiamo affrontando. Dobbiamo riconoscerle questo ruolo e investire sempre di più in questo settore.

 

In che misura il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rappresenta un’opportunità per recuperare almeno in parte questi ritardi? Saranno necessari ulteriori interventi? C’è una complementarietà con altre azioni previste, sia a livello nazionale sia a livello comunitario?

Patrizio Bianchi: Il PNRR è, certamente, un investimento senza precedenti sul settore dell’Istruzione. Un’iniezione di risorse che ci permetterà di attuare riforme importanti: quella degli istituti tecnici e professionali, quella del sistema degli Istituti Tecnici Superiori (ITS), che citavo prima. E ancora quelle dell’orientamento, del reclutamento del personale docente, della formazione continua e della riorganizzazione del sistema scolastico. Sono state individuate queste priorità perché sono segmenti e questioni che per troppo tempo sono rimasti senza risposta. E il loro consolidamento serve a dare stabilità al sistema nel suo complesso. C’è, poi, la parte degli investimenti veri e propri che riguarda l’infanzia, il tempo pieno e le mense, lo sport, l’innovazione digitale, la riduzione dei divari territoriali, l’edilizia scolastica. Su tutti questi ambiti però, ci tengo molto a sottolinearlo, non partiamo da zero. Già prima del PNRR, sull’edilizia scolastica, ad esempio, abbiamo investito molto. Appena insediato ho firmato un bando che stanziava più di un miliardo di euro per interventi di messa in sicurezza e ristrutturazione delle scuole secondarie di secondo grado. E in questi mesi siamo intervenuti con misure e fondi ad hoc tra risorse nazionali ed europee anche per la costruzione di aule didattiche innovative, di laboratori per le materie scientifiche. Continueremo ad attrarre verso il sistema di istruzione e formazione sempre più risorse nuove, come stiamo facendo anche con la Legge di bilancio. Naturalmente, il PNRR rappresenta un’opportunità di azione strutturata e strutturale, che potenzieremo ogni volta che ci sarà possibile.

 

Nel disegno del PNRR all’Istruzione e alla Ricerca è dedicata una Missione, la quarta. Qual è la sua lettura di questa Missione? In che modo dialoga con le altre Missioni e priorità trasversali del Piano?

Patrizio Bianchi: Il PNRR è il documento attraverso il quale il nostro Governo si è impegnato a utilizzare le risorse europee messe a disposizione con il Next Generation Eu. Parliamo quindi di una serie di azioni strategiche per il rilancio del Paese dopo la pandemia, indubbiamente, ma che non si limitano a questo, guardano piuttosto alle nuove generazioni. Colgono l’occasione aperta dalla crisi per strutturare un sistema-Paese e un sistema-Europa in grado di sostenere i giovani alle prese con le sfide di questo tempo e di quelli che verranno. Se al centro di questo Piano, quindi, ci sono le nuove generazioni, la missione dedicata all’Istruzione e alla Ricerca non può che essere cruciale. E, anzi, è il punto di partenza ineludibile anche rispetto alle altre missioni che poggiano tutte su tre pilastri: la digitalizzazione e l’innovazione, la transizione ecologica e l’inclusione sociale. La scuola è il cantiere in cui si edificano questi pilastri attraverso l’educazione. Se le altre missioni mirano a raggiungere questi obiettivi entro il 2026, così come previsto dal Piano, con la Missione 4 realizziamo un cambiamento culturale che andrà oltre le scadenze che ci siamo dati e i cui effetti si vedranno sempre più, e sempre meglio, nel lungo termine.

 

Qual è il disegno complessivo che lega le diverse misure previste nella Missione 4?

Patrizio Bianchi: La Missione 4 tiene insieme l’Istruzione – settore per il quale, come dicevo, vengono stanziati 17,59 miliardi di euro – e la Ricerca. Sono due ambiti strettamente connessi per più motivi. Innanzitutto, sono settori che negli anni scorsi hanno visto esigui investimenti, che non hanno, in altre parole, avuto adeguata attenzione e sono stati sacrificati rispetto ad altri ambiti. Erroneamente. Scegliere di non investire su Istruzione e Ricerca vuol dire dimostrare di avere una visione distorta di ciò che serve a un Paese per definire strategie di sviluppo durature, sostenibili ed efficaci. Inoltre, entrambi questi settori sono il motore di sviluppo nelle economie della conoscenza in cui siamo immersi. È per questo fondamentale rafforzarli e potenziare le loro effettive ricadute. Sui singoli e sulla collettività. Rappresentano gli ambiti in cui il sapere diventa valore sociale, culturale e anche economico. Parlavamo prima dei pilastri su cui poggia il PNRR e tra questi citavo la transizione ecologica, un tema che richiama tutti a un impegno deciso e decisivo. Il nostro Ministero è in campo su questo fronte da mesi: abbiamo presentato il Piano RiGenerazione Scuola che, con la collaborazione di soggetti a vario titolo coinvolti – tra cui istituzioni, associazioni, università –, mira proprio a sviluppare una trasformazione culturale sui temi dei cambiamenti climatici e della sostenibilità, a partire dai giovani e dal sistema di istruzione. Il Premio Nobel Giorgio Parisi ha detto qualche giorno fa in un evento pubblico: «Non credo che il Pianeta sia in pericolo, ma noi lo siamo». È un modo di vedere le cose che suona inedito, eppure è molto interessante. Perché ci fa rendere conto di quanto sia fondamentale non soltanto promuovere nuove abitudini o corretti stili di vita. Quanto piuttosto far camminare nuove idee e nuovi modi di concepire il mondo sulle gambe di coloro che tra qualche anno incideranno sulla società e potranno fare la differenza. In maniera strutturale. Il disegno della Missione 4 è quello di definire strumenti e occasioni di crescita e sviluppo dai primissimi anni e lungo tutto il corso della vita.

 

La Componente 1 della Missione 4 mira a potenziare il sistema d’istruzione dagli asili nido all’Università. Quali sono le principali carenze del sistema educativo che gli interventi mirano a colmare? E attraverso quali azioni e quali strumenti attuativi avviene questo?

Patrizio Bianchi: Cominciamo a intervenire dall’infanzia perché costruire servizi educativi per la fascia 0-6 anni in tutto il Paese, soprattutto nelle zone oggi meno attrezzate, vuol dire combattere la povertà educativa. Che è un’altra faccia della povertà in senso assoluto. Abbiamo realtà in Italia che raggiungono, se non superano, il benchmark europeo, si prendono cura dei più piccoli in maniera adeguata e offrono supporto alle famiglie. Ebbene, il contraltare sono aree del territorio nazionale in cui gli asili nido sono quasi del tutto assenti. E questo non è un ‘disservizio’ per il quale soffrono i genitori costretti a conciliare figli e lavoro, non è solo un ostacolo che impedisce di liberare in particolare il tempo delle donne e di sostenere il tasso di occupazione femminile, drammaticamente basso nel nostro Paese. Vuol dire privare bambine e bambini di occasioni di crescita, di strumenti educativi. Con il Piano per gli asili nido e per le scuole dell’infanzia – che prevede uno stanziamento di 4,6 miliardi – puntiamo a offrire servizi eguali su tutto il territorio nazionale. Creare condizioni di pari opportunità è la base anche dell’intervento che riguarda le mense e il tempo pieno e del Piano per la riduzione dei divari territoriali: sono misure indirizzate alle aree più fragili del Paese e che ci consentono di costruire una scuola che risponda a quell’appello di Don Milani e della Scuola di Barbiana, ‘I care’, che si prende cura di ognuno, senza lasciare spazi di marginalità o discriminazione. Vanno lette sotto questa lente tutte le azioni che definiscono la Missione riguardante l’Istruzione, dall’innovazione all’edilizia scolastica, passando anche per il reclutamento del personale. Abbiamo una tabella di marcia rigorosa che stiamo rispettando e continueremo a farlo nei prossimi mesi, con la consapevolezza che la missione Istruzione vive di un’azione corale del Paese. La maggior parte delle risorse di cui beneficia, infatti, sono destinate agli enti locali e saranno loro a realizzare le infrastrutture. Noi siamo e saremo al loro fianco nel percorso dai bandi alla progettazione, alla messa in opera degli interventi. Abbiamo realizzato anche una serie di protocolli con soggetti come Cassa Depositi e Prestiti, Sogei, Consip, Autorità Nazionale Anticorruzione, proprio a sostegno degli enti locali e delle istituzioni scolastiche in questo cammino. Il PNRR è un’azione di responsabilità collettiva.

 

Il potenziamento dell’istruzione tecnica e professionale è una della priorità del Piano. Quali sono le necessità principali e gli obiettivi da raggiungere in questo ambito?

Patrizio Bianchi: Per quanto riguarda l’istruzione tecnica e professionale abbiamo una doppia missione. La prima: potenziare questo settore e riformarlo per renderlo più coerente con le sfide che arrivano dal mondo del lavoro e con Industria 4.0. Per riuscirci è fondamentale consolidare il legame con imprese e territori, renderlo più strutturale, in modo da costruire percorsi che abbiano poi effettive e concrete ricadute. La seconda, che può sembrare meno influente, ma non lo è: lavorare sulla reputazione di questi segmenti formativi. Per troppo tempo in Italia la filiera formativa tecnica e professionale è stata inopportunamente considerata di ‘serie B’. Un atteggiamento miope che ci ha fatto perdere per strada talenti e competenze. Si tratta invece di un settore che va promosso, attraverso un orientamento studiato, per contrastare allo stesso tempo l’abbandono e la dispersione scolastica e far conoscere ai giovani occasioni di studio che possono essere in linea con le loro esigenze per il futuro. L’Italia è un Paese con una grande tradizione di piccole e medie imprese, che in molte aree rappresentano il tessuto connettivo dell’economia ma anche della società. Ecco, le riforme degli ITS e dell’istruzione tecnica e professionale per me rappresentano la possibilità di ampliare finalmente l’offerta formativa e allo stesso tempo una straordinaria opportunità per avvicinare questo mondo, fatto di imprese dinamiche che stanno cambiando e rinnovandosi molto per vincere la sfida della globalizzazione, e il mondo dell’Istruzione.

 

Il ruolo degli insegnanti è centrale nella trasformazione della scuola e il nodo del reclutamento è essenziale. Quali azioni sono previste in questa direzione e come si vogliono riformare i meccanismi di selezione?

Patrizio Bianchi: Il riconoscimento professionale per una categoria che svolge un ruolo prezioso e determinante per il futuro del Paese non può che passare dalla stabilità. La riforma del reclutamento è una delle priorità che abbiamo voluto fortemente inserire nel PNRR perché è indispensabile da una parte per assicurare una classe docente altamente qualificata e motivata che possa garantire una didattica continua e stabile ai nostri bambini e ragazzi, dall’altra perché è fondamentale per chi si avvicina a questa professione conoscere il percorso che lo attende. Un percorso che deve basarsi su regole precise, chiare. Su un accesso all’insegnamento definito. E, quindi, rispettoso dei suoi diritti. Per troppo tempo gli insegnanti sono rimasti intrappolati in graduatorie, in ingorghi burocratici e amministrativi che hanno rischiato di esaurire la loro motivazione, le loro ambizioni, le loro aspettative. Non è più ammissibile. Abbiamo iniziato a programmare e definire le nuove regole già con il Decreto sostegni bis, con l’obiettivo di arrivare a un sistema ordinato con concorsi annuali.

 

In che modo gli interventi sulle infrastrutture e sull’edilizia scolastica mirano a trasformare l’ambiente scuola?

Patrizio Bianchi: Non possiamo pensare di costruire una nuova scuola senza tenere conto degli edifici in cui questa prenderà corpo. Sì, perché l’edilizia scolastica deve dare corpo a un’idea di scuola, i luoghi in cui i nostri studenti imparano concorrono all’apprendimento. Devono essere funzionali, sostenibili, innovativi, sicuri. Con più laboratori, per una didattica più partecipata, e con aule in grado di adattarsi a esigenze ogni volta diverse. Gli ambienti sono anche essi parte di un percorso di crescita ed educazione. Per questo motivo l’investimento che facciamo in questo ambito è corposo ed è uno tra i primi a partire. Avvieremo un Piano di messa in sicurezza e riqualificazione delle scuole e con 800 milioni ne costruiremo 195 di nuove che saranno altamente sostenibili e con il massimo dell’efficienza energetica, a impatto zero. Inoltre, sempre con il PNRR, stanziamo 2,1 miliardi per accompagnare la transizione digitale della scuola e trasformare progressivamente le aule in ambienti di apprendimento innovativi, connessi e digitali. È chiaro che il futuro della didattica passa attraverso la creazione di spazi nuovi per le nostre ragazze e i nostri ragazzi. I due processi sono profondamente legati.

 

Per quanto riguarda l’attuazione del Piano quali sono le azioni già attuate e quale sarà la scansione delle prossime iniziative? Il meccanismo di governance si sta rivelando idoneo ad un’efficace realizzazione di quanto previsto?

Patrizio Bianchi: Come spiegavo prima, diversi bandi partiranno prima della conclusione di quest’anno e la maggior parte, comunque, nel corso del 2022, in modo da poter procedere spediti con le assegnazioni e la realizzazione degli interventi e delle opere. Tutto sarà portato a termine entro il 2026. Sul fronte delle riforme invece, siamo già partiti con quella degli Istituti Tecnici Superiori. Dopo il via libera della Camera dei Deputati, che ha approvato all’unanimità un testo di iniziativa parlamentare, adesso il testo è all’esame del Senato. Entro il 2022 approveremo quindi le sei riforme previste nel Piano. Il calendario è serrato e intendiamo naturalmente rispettare tutte le scadenze. Non tanto e non solo perché sono queste le condizioni che abbiamo accettato, ma perché si tratta di riforme e interventi di cui come Paese abbiamo bisogno.

Scritto da
Giacomo Bottos

Direttore di «Pandora Rivista». Ha studiato Filosofia presso l’Università degli Studi di Milano, l’Università di Pisa e la Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha scritto su diverse riviste cartacee e online.

Scritto da
Raffaele Danna

Laureato in Filosofia al Collegio Superiore dell’Università di Bologna e PhD in History presso la University of Cambridge, Pembroke College. È attualmente assegnista di ricerca presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Istituto di Economia.

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