Il sistema di credito sociale cinese
- 28 Dicembre 2021

Il sistema di credito sociale cinese

Scritto da Francesco Nasi

14 minuti di lettura

Il sistema di credito sociale (社会信用体系, Shèhuì xìnyòng tǐxì) può essere definito come un insieme di progetti per assegnare punteggi e classificare cittadini, aziende e organizzazioni sulla base del loro comportamento. Lo scopo è quello di monitorare, valutare e indirizzare gli atteggiamenti dei soggetti attraverso meccanismi di punizione e ricompensa. Tra le varie tecnologie che compongono il complesso sistema di sorveglianza cinese, il sistema di credito sociale appare sicuramente come una delle più inquietanti, soprattutto a un occhio occidentale. La prospettiva di una società in cui ad ogni componente è assegnato un punteggio, infatti, ha suscitato le paure di larga parte dell’opinione pubblica fuori dai confini cinesi. Il sistema di credito sociale viene raccontato come un sistema generalizzato di attribuzione di punti basato sul comportamento sociale delle persone, compreso l’orientamento politico, i post sui social media e qualsivoglia attività quotidiana. I media occidentali lo raccontano come un super database centralizzato che contiene informazioni su ogni singolo cittadino, permettendo al Partito Comunista Cinese (PCC) di punire arbitrariamente i malfattori. È stato spesso fatto un paragone con la puntata Nosedive della celebre serie TV Black Mirror. L’episodio è ambientato in un mondo in cui tutti possono valutare le loro interazioni personali e ogni cosa che gli accade intorno, assegnando da 1 a 5 stelle agli utenti/cittadini che li circondano. Questo punteggio non è neutro, ma influenza massicciamente la condizione socioeconomica di coloro che vivono sotto costante valutazione, andando a privilegiare e ricompensare chi possiede un punteggio più alto e discriminando e punendo chi invece ha un basso numero di stelle.

Un’analisi più approfondita del sistema di credito sociale svela però come, ad oggi, la narrazione occidentale sul tema sia fondamentalmente fuorviante, basandosi su una lettura superficiale e su una selezione dei dati tendenzialmente arbitraria che presenta una visione stereotipata della Cina come sistema esclusivamente “orwelliano”. Per esempio, non esiste un punteggio di credito sociale nazionale complessivo: i progetti sono autonomi e differenziati, e vengono gestiti da vari attori come municipalità, dipartimenti governativi o addirittura aziende private, come il celebre Sesame Credit di Alibaba. Il sistema comprende programmi pilota in varie città, ognuno con diversi scopi, tecnologie di governo e aree di politiche specifiche in base ai propri interessi. Inoltre, alcuni di questi progetti sono stati revocati, a seconda dell’accoglienza dell’opinione pubblica: per esempio, nella contea di Suining (provincia di Jiangsu), i media e le reazioni dei cittadini hanno convinto le autorità a riconsiderare un sistema di punteggio. Secondo Reilly, Lyu e Robertson «il sistema di credito sociale rimane ancora un mix disarticolato di ambiziosi obiettivi e orientamenti a livello nazionale, programmi pilota regionali variabili e un meccanismo di raccolta dati di massa sparso» [1].

Va da sé che il sistema di credito sociale sia una realtà molto più complicata della versione distopico-orwelliana presentata dalla narrativa internazionale mainstream. In questo articolo si cercherà di tratteggiarne i tratti più salienti, mostrando contradizioni ed elementi di criticità di un sistema che, seppur non pervasivo e totalizzante come spesso viene raccontato, contiene molti elementi problematici e degni dell’attenzione di tutti coloro che, per interesse o per studi, si occupano della complessa interrelazione tra tecnica e politica, tra sistemi di sorveglianza e diritti.

 

Il sistema di credito sociale tra economia e chéngxìn

Il sistema ha origine nei vari programmi di crediti finanziari che cominciarono a spopolare in Cina con l’inizio del nuovo millennio, ispirandosi a modelli occidentali come FICO negli Stati Uniti o Schufa in Germania. Non è un caso, infatti, che i primi riferimenti a un sistema di credito sociale nei discorsi dei più alti vertici del PCC siano di natura economica. Durante il XVI congresso del Partito, nel 2002, l’allora Segretario e Presidente della Repubblica Popolare Jiang Zemin affermò: «Dobbiamo rettificare e uniformare l’ordine dell’economia di mercato e stabilire un sistema di credito sociale compatibile con una moderna economia di mercato» [2]. A riprova di ciò, il piano quinquennale 2006-2010 comprendeva una menzione del sistema di credito sociale nella sezione Standardizzare l’ordine del mercato, e la Commissione Interministeriale formata nel 2007 per lavorare sull’implementazione del progetto era formata dalle principali istituzioni economiche del Paese.

Dopo una serie di progetti pilota lanciati in varie città, nel 2014 il Consiglio di Stato pubblicò il più importante documento sul tema, lo Schema di pianificazione per la costruzione di un sistema di credito sociale [3]. Il documento indicava il 2020 come un anno di svolta in cui il sistema sarebbe diventato un programma coerente, uniforme e di portata nazionale. La realtà sul campo è però ancora significativamente diversa: mentre esiste una tendenza verso una maggiore unità e coerenza, è l’eterogeneità tra i vari sistemi di credito sociale a caratterizzare il progetto, con piani portati avanti da diverse agenzie governative, imprese o comuni. Le più recenti analisi suggeriscono che le cosiddette black list contenenti cittadini, aziende o imprese con un punteggio molto basso includono solo tra l’1 e il 2% del totale delle imprese. La percentuale, inoltre, diminuisce allo 0,15 – 0,3% per i cittadini. Questi numeri sono distanti dal piano del governo del 2014, che mirava a raggiungere «l’interconnessione e l’interattività dei vari sistemi di informazione creditizia» e creare «reti di informazione creditizia che coprano tutti i soggetti dell’informazione» [4].

Per comprendere il sistema di credito sociale bisogna quindi tenere a mente che il progetto nasce con uno scopo economico che, ancora oggi, rimane l’obbiettivo principale. La maggior parte dei soggetti inclusi nei vari sistemi di credito sociale sono infatti le aziende (73,3%), mentre il 13,3% è costituito da cittadini e il 3,3% da organizzazioni. A confermare la pregnanza della dimensione economica nel sistema, è significativo notare come le province dove il sistema di credito sociale è più diffuso non sono quelle più politicamente sensibili come Xinjiang o Tibet, ma quelle più economicamente affluenti come Jiangsu, Zhejiang e Sichuan. La maggior parte delle aree di policy che sono oggetto di scrutinio da parte delle varie autorità e che servono per l’attribuzione dei punti sono spesso di natura economica e spaziano dalla tassazione alla finanza, dalla sicurezza sul lavoro al settore delle costruzioni, dalla sicurezza alimentare a quella dei farmaci, dal commercio al turismo [5].

Un ulteriore aspetto cruciale per comprendere il sistema, accanto all’estrema importanza attribuita alla sfera economica, è il concetto di chéngxìn (诚信), che può essere tradotto come onestà, affidabilità o integrità. I motivi di questa attenzione sono storici e politici. Nel giro di pochi decenni, la Cina è passata dall’austerità della rivoluzione culturale al turbolento boom economico dell’era delle riforme e delle quattro modernizzazioni. Questi due periodi storici, pur essendo diametralmente diversi, hanno accresciuto il senso di sfiducia negli altri cittadini: da una parte, per il timore di essere denunciati come controrivoluzionari, dall’altra per l’accesissima competizione che l’apertura all’economia di mercato ha comportato. Questa sensazione è ulteriormente aumentata a causa di alcuni episodi che hanno suscitato la forte reazione dell’opinione pubblica, come gli scandali sulla qualità del cibo, l’inquinamento illegale delle industrie (testimoniato da documentari che hanno fatto la storia come Under the Dome) o datori di lavoro che sfruttavano e non pagavano i propri dipendenti. Questo dimostra come il problema della mancanza di fiducia non sia limitato soltanto alla sfera personale, ma abbia raggiunto anche il campo economico. Un Paese in cui le persone non si fidano delle aziende, è un Paese in cui le possibilità economiche sono limitate. Pertanto, la mancanza di chéngxin si è rivelata un ostacolo alla crescita economica e all’aumento del benessere, due risultati su cui il Partito Comunista ha costruito la propria legittimità negli ultimi decenni.

Il ruolo del sistema di credito sociale in questo contesto è molto semplice: chi ha un punteggio sufficientemente alto si è dimostrato affidabile, chi ha un basso punteggio invece no. Il sistema diventa quindi uno strumento per identificare in anticipo le persone, creando stimoli per cittadini e imprese a sviluppare comportamenti meritevoli di fiducia, rendendo invece difficile o economicamente e socialmente dannoso non essere persone affidabili, sempre secondo gli standard decisi dal PCC. Il governo cinese ha ribadito questo concetto nello Schema di pianificazione del 2014, stabilendo che «Il sistema di credito sociale usa l’incoraggiamento a mantenere la fiducia e i vincoli contro la rottura della fiducia come meccanismi di incentivo, e il suo obiettivo è aumentare la mentalità onesta e i livelli di credito dell’intera società» [6]. Nella sezione inerente all’ideologia guida del sistema è inoltre affermata la volontà di «…plasmare un’atmosfera in tutta la società secondo la quale mantenere la fiducia è glorioso e rompere la fiducia è disdicevole, assicurando che la sincerità e l’affidabilità diventino norme consapevoli di azione tra tutte le persone» [7].

 

Il sistema di credito sociale in azione: l’esempio di Rongcheng

Un caso di studio significativo è il sistema utilizzato a Rongcheng, città della provincia di Shandong. L’enfasi dei media e del governo su questo progetto lo rendono un buon esempio e un modello potenzialmente esportabile su una scala nazionale più ampia [8]. Il sistema assegna 1.000 punti iniziali ad ogni cittadino adulto o azienda. I punti possono essere persi o guadagnati in diversi modi, incluso il mancato pagamento delle tasse o dei fondi di assicurazione sociale (-20 punti), il non dichiarare i beni in conformità con le disposizioni (-20 punti), o essere soggetti a pene amministrative (-40 punti). Un cittadino può invece guadagnare punti mostrando un comportamento virtuoso, per esempio facendo volontariato, restituendo del denaro perso o partecipando alla carità pubblica (+10 punti). Altri comportamenti ritenuti virtuosi includono l’attrazione di investimenti (+20 punti), o l’essere designato come un noto marchio nazionale o un marchio famoso di una provincia, che può portare fino a un plus di 100 punti [9]. Sono soprattutto le azioni illegali e quelle dannose per il sistema economico e di welfare a sottrare più punti, mentre le azioni che aggiungono punti sono principalmente di natura economica o caritativa. Questi atti, per essere inclusi nel conteggio del credito sociale, devono essere supportati da documenti ufficiali e prove: questo riduce la possibilità di arbitrarietà a cui i cittadini hanno assistito in precedenti progetti fallimentari, come quello nella già citata contea di Suining, nella provincia di Sichuan.

Nel sistema di Rongcheng, a cittadini e imprese vengono assegnate diverse lettere (da AAA a D) in base al loro punteggio. A (equivalente a 1.000 punti) è il punteggio base e include alcuni benefici come assistenza preferenziale nell’attività lavorativa e la priorità nell’iscrizione a scuola. Gli status inferiori sono eccezionali, con il 90% dei soggetti di Rongchen che detiene un punteggio equivalente ad A o superiore [10]. I benefici per il livello più alto (AAA, accessibili a chi ha più di 1.050 punti) includono un’assicurazione pensionistica più alta, sussidi per il trasporto pubblico e la possibilità di richiedere prestiti senza interessi. Chi ha meno di 600 punti viene inserito in una black list ed etichettato con una lettera D: alcune punizioni includono l’essere oggetto a ispezioni ricorrenti, la divulgazione pubblica di informazioni personali, il divieto di diventare un dipendente pubblico e la sospensione dei titoli onorifici. Tuttavia, il numero di ricompense è significativamente più alto del numero di possibili punizioni, così come è molto più facile raggiungere la categoria più alta AAA (50 punti rispetto allo standard) rispetto a scendere fino alla categoria più bassa D (400 punti in meno rispetto al punteggio iniziale). Il sistema, infatti, non ha interesse a punire direttamente le persone (che sarebbe sintomo di una società inaffidabile e di un sistema economicamente poco sano) ma piuttosto a premiare i cittadini per diffondere una cultura della fiducia.

 

Verso una “società armoniosa”: psicopotere e controllo sociale

Seppur molto spesso il sistema di credito sociale venga presentato come un esempio di governamentalità algoritmica, e quindi di controllo sociale attraverso algoritmi e big data, ancora una volta la realtà si scontra con questa visione. La volontà politica esiste da questo punto di vista, con il presidente Xi Jinping che ha parlato dell’obiettivo di raggiungere la piena automazione della società cinese. Ma il sistema di credito sociale rimane in larga misura analogico e scarsamente digitalizzato, limitando spesso l’uso della tecnologia digitale ai fogli di lavoro Excel o ai gruppi WeChat, la popolare super-app cinese [11]. La mancata standardizzazione dei dati, inoltre, rimane un grosso limite all’automazione del sistema e al suo sviluppo su scala nazionale. Tuttavia, questo non esclude la possibilità che, nel prossimo futuro, tecnologie più sofisticate possano portare il sistema a un livello molto più pervasivo, soprattutto se sommate ad altri progetti di sorveglianza come le telecamere a riconoscimento facciale o l’Internet delle Cose (IoT) nelle smart city. Ad oggi, però, un punteggio calcolato in base alle proprie opinioni o ai post sui social media rimane ancora irraggiungibile.

Infatti, più che uno strumento per monitorare costantemente e capillarmente la popolazione, il sistema di credito sociale utilizza la sorveglianza per fini di social sorting, inserendo i soggetti in categorie per ottenere dei benefici economici e sociali. Benefici economici perché una società caratterizzata da reciproca fiducia è una società economicamente più prospera, con maggiori possibilità di investimento e di fare business. Benefici sociali perché una maggior fiducia nella popolazione diminuisce lo scontento, contribuendo a costruire un ambiente più pacificato e armonioso, dove proteste e contestazioni sono meno probabili. Come dimostra l’esempio di Rongcheng, dove è enormemente più semplice ricevere benefici che punizioni dal sistema, l’obiettivo non è quello di reprimere la popolazione, quanto costruire un ambiente economicamente più prospero, caratterizzato da un’atmosfera più “positiva” e meno pessimista [12]. Per il meccanismo della “profezia che si autoavvera”, è utile anche soltanto dare l’impressione che vi sia maggiore fiducia, poiché ciò può andare a creare circoli virtuosi in cui le persone, percependo un cambiamento esterno, tendono veramente a fidarsi maggiormente di aziende, associazioni o altri cittadini. Il complesso sistema di sorveglianza cinese provvede ad un monitoraggio capillare della popolazione attraverso altri mezzi, come la sorveglianza e la censura su internet o i programmi di pubblica sicurezza con telecamere a riconoscimento facciale, come Skynet o Sharp Eyes. Allo stato attuale delle cose, il sistema di credito sociale non risponde però a questo scopo.

Ciò non significa legittimare il sistema o non coglierne gli elementi di problematicità. Le dinamiche di potere interne al sistema di credito sociale, però, non dovrebbero essere lette attraverso il bias orwelliano di uno stato totalitario e opprimente che vuole controllare minuziosamente ogni istante di vita dei propri cittadini. Per comprendere il sistema di credito sociale è invece utile rifarsi al concetto di psicopotere, popolarizzato dal filosofo sud-coreano Byung Chul-Han dopo i primi lavori di Bernard Stiegler. Nella teorizzazione di Han, lo psicopotere spinge i soggetti ad essere economicamente performanti, demonizzando la conflittualità sociale e trasportandola al livello della psiche del soggetto, che è in costante competizione con sé stesso per diventare sempre più efficiente. Per fare questo, lo psicopotere condanna gli elementi di negatività e di conflittualità in seno al tessuto sociale, i quali potrebbero essere potenzialmente problematici da un punto di vista politico, portando al cambiamento e alla contestazione dello status quo. Lo psicopotere non riguarda tanto un controllo minuzioso e pedissequo del soggetto, come può avvenire per quanto riguarda il potere disciplinare. Il suo scopo non è reprimere o sottomettere i soggetti. Si tratta piuttosto di un potere che tende a indirizzare verso modelli generali di efficienza economica in termini di consumo e produzione, lasciando però ampio spazio e margine e, anzi, stimolando la libertà del soggetto, purché rimanga nei confini delle scelte di consumo [13]. Se, come sostiene Luciano Floridi, una delle dimensioni fondamentali del potere finalizzato al controllo sociale nelle società complesse dell’informazione sta nell’influenzare le domande che vengono poste, lo psicopotere crea un’infosfera fatta di domande di natura economica e individualista, dove il soggetto non si percepisce in relazione con gli altri e concentra la sua vita esclusivamente sulla dimensione del consumo e della produzione [14].

Anche se non oppressivo come altre forme di potere, lo psicopotere può essere un formidabile strumento di controllo sociale. Anzi, proprio grazie alla sua natura poco invasiva e non esplicita, risulta essere difficilmente visibile e comprensibile e, di conseguenza, difficilmente contestabile. Come scrisse Foucault, il potere più efficace è quello che non si vede. Questo fatto, unito alla riduzione del soggetto a mero animal laborans economico e alla deconflittualizzazione e depoliticizzazione della società, tende a costruire un quadro in cui le regole e chi le decide possono difficilmente essere contestati. Per lo psicopotere, la depoliticizzazione e il successo economico sono gli strumenti più efficaci per pacificare la società e mantenerne il controllo, e il sistema di credito sociale va in questa direzione. L’enfasi posta dal sistema di credito sociale sulla categorizzazione degli individui, sull’efficientamento economico e sulla costruzione di una società caratterizzata da fiducia e armonia possono confermare questa lettura. Il sistema di ricompense e di punizione porta i soggetti ad essere migliori soggetti economici, e sovrappone la dimensione etico/morale con quella economica, la quale è arbitrariamente stabilita dalle istituzioni (e, quindi, dal PCC). L’equivalenza tra soggetto affidabile e soggetto economico è potenzialmente insidiosa, perché tende ad appiattire la valutazione morale della persona ad un mero economicismo, cancellando altre dimensioni, come quella politica. Lo psicopotere del sistema di credito sociale è quindi potenziante dal punto di vista economico ma depotenziante dal punto di vista politico. In primo luogo, perché la libertà è limitata alla sfera economica del benessere e del consumo. In secondo luogo, perché il suo scopo ultimo diventa quello di utilizzare il benessere economico e la pacificazione sociale per costruire una “società armoniosa” (和谐社会, Héxié shèhuì) [15] in cui il potere del Partito non viene contestato, cancellando potenziali elementi di conflittualità e politicità.

Il concetto di società armoniosa è particolarmente degno di nota. Si tratta di un’idea che ha radici profonde nella cultura cinese, rifacendosi all’idea di armonia sociale della filosofia confuciana [16]. La “società armoniosa” fu inizialmente usata dal Segretario del Partito Hu Jintao come uno strumento retorico per rispondere alle crescenti contraddizioni all’interno della società cinese, come il degrado ambientale, la corruzione del governo e la disuguaglianza economica. Come sottolineato da Choukrone e Garapon [17], questo concetto costituisce uno strumento di disciplina sociale: il governo usa l’armonia come strumento di legittimazione del potere, subordinando qualsiasi idea di pace sociale alla durata del regime e del Partito. Il discorso è sostanzialmente il seguente: la Cina ha bisogno di armonia per risolvere le sue contraddizioni ed evitare luàn (乱, caos e disordine), e il Partito è l’unico attore in grado di garantirla. Favorendo la depoliticizzazione e migliori performance economiche che legittimano il PCC, il sistema di credito sociale si inserisce pienamente in questa narrazione.

 

Conclusione

Oltre allo psicopotere, i sistemi di credito sociale presentano ulteriori elementi di potenziale problematicità. In questo senso, è importante notare come l’Unione Europea abbia già tentato di prendere una posizione al riguardo. La proposta di Artificial Intelligence Act pubblicata dalla Commissione Europea nell’aprile del 2021, all’articolo 5, comma c, vieta esplicitamente l’utilizzo di algoritmi finalizzati all’attribuzione di punteggio sociale per valutare l’affidabilità dei soggetti sulla base del loro comportamento sociale o delle caratteristiche personali, in quanto lesivi del diritto alla dignità e alla non discriminazione, e dei valori di uguaglianza e giustizia. Questo è particolarmente vero in un sistema, come quello cinese, che è privo di un reale stato di diritto, e dove l’amministrazione della giustizia e tutti i poteri pubblici solo altamente influenzati (se non determinati) dalla volontà del PCC.

In conclusione, una ricerca più approfondita e analitica sul sistema di credito sociale cinese ci permette di andare oltre i bias orwelliani spesso presenti nella narrazione occidentale, mostrando le ragioni politiche, economiche e sociali dietro una tale tecnologia di governo. Si sbaglierebbe, infatti, a leggere il sistema di credito sociale come un progetto panottico di natura esclusivamente repressiva: le logiche politiche a cui risponde sono diverse, ma non per questo meno efficaci (o pericolose) da un punto di vista del controllo sociale. Bisogna inoltre tenere presente che la cultura politica cinese tende a legittimare misure maggiormente restrittive e un più serrato controllo sulla popolazione. Ciò è dovuto a numerose ragioni, che qui possono essere solo sommariamente riassunte: una tradizione di pensiero politico dove, per riprendere una famosa distinzione di Norberto Bobbio, il punto di vista è quello ex parte principis e non ex parte populi [18], una cultura maggiormente orientata alla collettività rispetto all’individualità e una radicata tradizione di sistemi di sorveglianza, che dai controlli imperiali passano agli hukou [19] introdotti dalla Cina maoista e arrivano fino alla tecno-sorveglianza contemporanea. Inoltre, bisogna tenere presente che la filosofia confuciana (base della cultura cinese e recentemente riscoperta e promossa anche dalla dirigenza comunista) pone grande enfasi sul ruolo della moralità dei singoli come via privilegiata per raggiungere armonia e stabilità. In quest’ottica, il sistema di credito sociale non è tanto la conseguenza inevitabile dell’innovazione tecnologica in un sistema autoritario, ma lo sviluppo di una certa tradizione storica di gestione gerarchica della popolazione che si incontra con una contemporaneità sempre più complessa, digitale e orientata alla sfera economica.

Fare questo discorso non significa legittimare o giustificare sistemi che si possono ritenere lesivi dei propri valori e della propria identità. Anzi, una lettura il più possibile scevra da ideologismi e orientalismi, seppur consapevole dei propri insuperabili limiti, può aiutare a valutare i reali rischi che questo sistema può riservare per i diritti e la dignità umana, preparandosi, se lo si ritiene necessario, a prevenire con intelligenza progetti simili nel proprio contesto politico.


[1] J. Reilly, M. Lyu e M., Robertsons, China’s Social Credit System: Speculation vs Reality. How far along is China’s much-hyped social credit system – and where is it heading next?, «The Diplomat», 30 marzo 2021.

[2] Z. Jian, Full text of Jiang Zemin’s Report at 16th Party Congress on November 8, 2002, section IV, par. 5, Ministry of Foreign Affairs of the People’s Republic of China.

[3] China Copyright and Media, Planning Outline for the Construction of a Social Credit System (2014-2020).

[4] Ibidem, sezione IV, 5.

[5] I dati di questo paragrafo sono tratti da: K. Drinhausen e V. Brusee, China’s Social Credit System in 2021. From fragmentation towards integration, MERICS – Mercator Institute for China Studies, «China Monitor», 3 marzo 2021.

[6] China Copyright and Media, Planning Outline for the Construction of a Social Credit System (2014-2020).

[7] China Copyright and Media, Planning Outline for the Construction of a Social Credit System (2014-2020), sezione 3.

[8] La differenza più significativa con altri modelli sta nel fatto che il sistema di Rongcheng è stato introdotto obbligatoriamente per tutti i cittadini, mentre la maggior parte di quelli sparsi per il resto della Cina è su base volontaria.

[9] J. Daum, Getting Rongcheng Right, in China Law Translate, 29 marzo 2019.

[10] S. Mistrenau, Life Inside China’s Social Credit Laboratory, «Foreign Policy», 3 aprile 2018.

[11] K. Drinhausen e V. Brusee, China’s Social Credit System in 2021. From fragmentation towards integration, MERICS – Mercator Institute for China Studies, «China Monitor», 3 marzo 2021.

[12] Per comprendere l’importanza della cultura della positività nella propaganda cinese e nella narrazione delle autorità di Pechino, si rimanda al lavoro sul concetto di “energia positiva” di Chen e Wang. Z. Chen e C. Y. Wang, The discipline of Happiness: The Foucauldian Use of the “Positive Energy” Discourse in China’s Ideological Works, «Journal of Current Chinese Affairs», Vol.48(2), pp. 201-225.

[13] B.-C. Han, Psicopolitica, Nottetempo, Roma 2016.

[14] Il professor Luciano Floridi usa questa terminologia anche nella sua lezione tenuta al Festival Filosofia di Modena del 2021, dal titolo Sovranità digitale. Uso dei dati e accountability.

[15] Si veda, in merito: L. Choukrone e A. Garapon, The Norms of Chinese Harmony: Disciplinary Rules as Social Stabiliser, «China Perspectives», Vol. 3(36–49), 2007.

[16] J. Rošker, The Concept of Harmony in Contemporary P. R. China and in Modern Confucianism, «Asian Studies», Volume 1, Issue 3, pp. 3-20, 2013.

[17] L. Choukrone e A. Garapon, The Norms of Chinese Harmony: Disciplinary Rules as Social Stabiliser, «China Perspectives», Vol. 3(36–49), 2007.

[18] Si veda, in merito: N. Bobbio, La democrazia e il potere invisibile, in N. Bobbio, Il futuro della democrazia, Einaudi, Torino 1984, p. 105.

[19] Per un approfondimento sul tema si veda: M. Siqueira Cassiano, China’s Hukou Platform: Windows into the Family, «Surveillance & Society» 17(1/2), 2019, pp. 232-239.

Scritto da
Francesco Nasi

Studente magistrale di Studi sulla Sicurezza Internazionale alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e all’Università di Trento, laureato triennale all’Università di Bologna in Scienze politiche, sociali e internazionali con una tesi sul pensiero di Abdullah Öcalan dal titolo “Elementi di confederalismo democratico”. Aspirante studioso e appassionato di politica, storia e filosofia.

Pandora Rivista esiste grazie a te. Sostienila

Se pensi che questo e altri articoli di Pandora Rivista affrontino argomenti interessanti e propongano approfondimenti di qualità, forse potresti pensare di sostenere il nostro progetto, che esiste grazie ai suoi lettori e ai giovani redattori che lo animano. Il modo più semplice è abbonarsi alla rivista cartacea e ai contenuti online Pandora+, ma puoi anche fare una donazione a supporto del progetto. Grazie!

Abbonati ora

Seguici