Recensione a: Stefano Lucarelli, Il tempo di Ares. Politiche internazionali, “leggi” economiche e guerre, Mondadori Università, Milano 2025, pp. XII-140, 12 euro (scheda libro)
Scritto da Lucio Gobbi
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Il volume Il tempo di Ares. Politiche internazionali, “leggi” economiche e guerre di Stefano Lucarelli rappresenta un contributo originale e ambizioso al dibattito contemporaneo sull’economia politica internazionale. Il testo indaga il rapporto tra trasformazioni del capitalismo globale, assetti geopolitici e conflitti armati, sviluppando un percorso analitico che combina riflessione teorica, ricostruzione storica e interpretazione istituzionale. Fin dalle pagine introduttive, l’autore chiarisce la propria ambizione interpretativa, sottolineando la volontà di individuare «punti fermi fra le politiche internazionali, le “leggi” economiche e le tensioni belliche» (p. VII). In tal modo, il volume si colloca all’interno di una tradizione di studi che considera le dinamiche economiche come elemento strutturale delle relazioni geopolitiche.
Uno degli aspetti più originali dell’opera è rappresentato dall’utilizzo della mitologia greca come chiave interpretativa dei processi storici e politici. Attraverso le figure di Ares, Ermes e Pan, Lucarelli costruisce una narrazione che consente di leggere le trasformazioni dell’ordine internazionale come fenomeni caratterizzati da ricorrenze strutturali e da cicliche fasi di crisi e ricomposizione istituzionale. Tale scelta metodologica, pur non priva di possibili ambiguità interpretative, risulta complessivamente efficace nel rendere accessibili concetti teorici complessi senza sacrificare la profondità analitica.
L’impianto del volume si sviluppa attraverso una riflessione sulle condizioni di instabilità dell’ordine internazionale. L’autore propone una rappresentazione delle relazioni tra Stati come sistemi complessi caratterizzati da equilibri temporanei e da dinamiche cumulative, nelle quali dimensione economica e dimensione politica risultano profondamente intrecciate. In questa prospettiva, Lucarelli osserva come anche all’interno di «un sistema percepito come dotato di un ordine molto difficile da scalfire emergono dinamiche che ne mutano profondamente la struttura» (p. 5), evidenziando la fragilità degli assetti geopolitici e la loro connessione con le trasformazioni dell’economia globale. Tale dinamica viene efficacemente illustrata nel volume attraverso la ricostruzione storica della Guerra Fredda, interpretata come un ordine apparentemente stabile ma in realtà attraversato da tensioni economiche, tecnologiche e finanziarie che ne hanno progressivamente eroso le fondamenta istituzionali.
Il nucleo interpretativo dell’opera risiede nell’idea che la competizione capitalistica internazionale produca processi di concentrazione e centralizzazione del capitale che contribuiscono a ridefinire gli equilibri di potere tra Stati. Lucarelli sottolinea come l’apertura dei mercati globali generi esiti profondamente diversi rispetto a quelli previsti dalla teoria economica dominante, osservando che «la concorrenza fra capitali conduce ad un esito molto diverso da ciò che viene auspicato dai modelli teorici mainstream: la proprietà azionaria parcellizzata e diffusa tra molti viene sottoposta al controllo di fatto di pochi» (p. VIII).
In questa prospettiva, assume particolare rilievo il ruolo crescente delle partecipazioni incrociate e delle acquisizioni transnazionali, in particolare quelle riconducibili a grandi gruppi industriali e finanziari cinesi all’interno di corporation occidentali. Tali strategie, come emerge dall’analisi proposta nel volume, possono essere interpretate come strumenti volti a consolidare il controllo su risorse strategiche e filiere tecnologiche decisive per la configurazione del futuro paradigma tecno-economico globale.
Il confronto implicito con la tradizione marxiana e con la teoria leniniana dell’imperialismo rafforza questa prospettiva interpretativa. La competizione tra capitali, infatti, non produce soltanto concentrazione economica, ma tende a proiettarsi oltre i confini nazionali, generando forme di competizione geopolitica per il controllo delle risorse, delle tecnologie e delle infrastrutture strategiche. Lucarelli descrive efficacemente tali dinamiche quando osserva che «la competizione capitalistica mondiale genera continuamente vincitori e vinti, con i primi che a lungo andare diventano creditori dei secondi e tendono poi a liquidarli o a fagocitarli» (p. 68).
L’analisi si estende poi ai flussi finanziari internazionali e al loro ruolo nella genesi delle crisi sistemiche. Lucarelli sottolinea come tali flussi costituiscano una componente strutturale dell’economia globale, ricordando che «quando, per esempio, un Paese A prende a prestito una somma di denaro da un altro Paese B, il Paese A sta vendendo un’attività finanziaria, cioè una promessa di pagamento futuro» (p. 81). L’autore interpreta queste dinamiche alla luce dell’ipotesi di instabilità finanziaria di Hyman Minsky, evidenziando come la stabilità economica possa generare comportamenti finanziari progressivamente più rischiosi e nuove fasi di instabilità sistemica.
Le categorie analitiche sviluppate nel volume appaiono particolarmente utili per comprendere le tensioni geopolitiche contemporanee. Lucarelli attribuisce un ruolo centrale alla competizione sistemica tra Stati Uniti e Cina, interpretata come una relazione asimmetrica tra economia debitrice ed economia creditrice. In tale contesto, il ruolo internazionale del dollaro consente agli Stati Uniti di mantenere una posizione di centralità nel sistema monetario globale, mentre la Cina emerge come grande creditore internazionale e attore sempre più rilevante nelle catene del valore tecnologiche e produttive.
Nel volume viene inoltre sostenuta la tesi secondo cui molte tensioni belliche contemporanee sarebbero riconducibili anche alla volontà statunitense di preservare la propria egemonia globale e, in particolare, di mantenere una separazione geopolitica tra Europa e Oriente. Tale interpretazione viene anticipata sin dall’introduzione attraverso una rappresentazione cartografica che evidenzia la frattura strategica tra spazio europeo e spazio eurasiatico, suggerendo come le dinamiche conflittuali possano essere lette anche alla luce di strategie di contenimento geopolitico.
L’originalità metodologica del volume emerge anche attraverso l’uso delle metafore mitologiche come strumento interpretativo delle trasformazioni istituzionali. In particolare, la figura di Pan viene utilizzata per rappresentare la possibilità di una ricostruzione dell’ordine internazionale fondata sulla consapevolezza della fragilità degli equilibri geopolitici. Lucarelli suggerisce infatti che «il tempo della paura può far nascere una consapevolezza che non esiste nel tempo della guerra» (p. 78).
Nel complesso, Il tempo di Ares si configura come un’opera di notevole rilevanza interpretativa. Il lavoro di Stefano Lucarelli si distingue per la capacità di coniugare analisi teorica, ricostruzione storica e riflessione normativa, offrendo una chiave di lettura ampia e articolata delle trasformazioni dell’ordine globale. Il volume rappresenta pertanto un contributo significativo al dibattito sull’economia politica internazionale e costituisce una lettura di grande interesse per studiosi e osservatori delle dinamiche geopolitiche contemporanee.