“Il terrorismo in Africa” a cura di Alessandro Orsini
- 04 Aprile 2020

“Il terrorismo in Africa” a cura di Alessandro Orsini

Recensione a: Alessandro Orsini (a cura di), Il terrorismo in Africa, con Sofia Cecinini, Chiara Gentili, Piera Laurenza, Maria Grazia Rutigliano, Jasmine Ceremigna, LUISS University Press, Roma 2019, pp. 220, 20 euro (scheda libro)

Scritto da Federico Rossi

6 minuti di lettura

Il tema del terrorismo è trattato oggi perlopiù focalizzandosi sulle ripercussioni in Occidente e in Medio Oriente delle grandi organizzazioni terroristiche internazionali, fra cui in particolare al-Qaeda e, più recentemente, il cosiddetto Stato Islamico. Poca attenzione è dedicata invece all’evoluzione di questo fenomeno in contesti diversi, al punto che l’Africa stessa è talvolta percepita solo come uno spazio periferico di espansione delle reti terroristiche. Riportare questo continente al centro del discorso sul terrorismo è uno degli obiettivi del volume collettaneo Il terrorismo in Africa, edito da LUISS University Press e curato da Alessandro Orsini – professore di Sociologia del Terrorismo e direttore dell’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale presso l’Università LUISS. In questo senso, il libro riesce nel suo intento anche grazie ad una precisa organizzazione dei contributi al suo interno, ognuno dei quali si concentra su una macro-regione e poi nello specifico sui singoli stati che la compongono.

Tale organizzazione è, però, allo stesso tempo un punto di forza e una possibile criticità: da un lato infatti essa permette di operare una sintesi accurata e affrontare le conseguenze del terrorismo nei singoli paesi, ma di converso manca talvolta di cogliere alcuni aspetti transnazionali del terrorismo in alcune regioni. Oltre alla struttura esterna comune, i singoli contributi condividono, inoltre, anche l’organizzazione degli argomenti all’interno dei singoli saggi. Ognuno di essi si apre con il posizionamento dei singoli stati della regione trattata all’interno del Global Terrorism Index, il rapporto ufficiale dell’Istituto per l’Economia e la Pace. Segue poi una trattazione delle singole organizzazioni terroristiche operanti e delle loro principali azioni recenti e, infine, un’esposizione delle politiche statuali di contrasto al terrorismo e al suo finanziamento con particolare riferimento alla partecipazione dei singoli paesi a organizzazioni internazionali in materia.

Quest’ultimo punto è forse il più innovativo dei temi proposti nel libro e permette di fare luce su alcuni aspetti fondamentali della lotta al terrorismo. Chiara Gentili nel suo saggio sul terrorismo nel Corno d’Africa evidenzia, ad esempio, le carenze su questo piano della Tanzania, che non è ancora stata in grado di adottare un sistema di contrasto onnicomprensivo, e soprattutto dell’Eritrea, che, seppur dotata di una legislazione anti-terrorismo molto ampia, si rifiuta di condividere informazioni con gli altri paesi e non fa parte dei principali internazionali di contrasto al finanziamento del terrorismo. Allo stesso modo Piera Laurenza, trattando le politiche di contrasto in Burkina Faso, evidenzia come l’azione dura e indiscriminata delle autorità abbia in realtà finito per favorire le operazioni di reclutamento dei gruppi terroristici nel paese.

Nonostante la generale completezza della ricostruzione delle strategie anti-terrorismo nei vari saggi, alcuni dubbi sorgono tuttavia laddove si manca di prendere in considerazione le possibili torsioni in senso repressivo. È il caso ad esempio dell’Egitto, trattato nel contributo di Sofia Cecinini, in cui tali aspetti non vengono evidenziati, malgrado associazioni come Amnesty International avessero già denunciato in più occasioni situazioni di abuso legate all’applicazioni delle legislazioni di contrasto al terrorismo al di fuori del loro campo.

Andando più nello specifico dei singoli saggi a tema regionale, che costituiscono l’ossatura del volume, spiccano in particolare il già ricordato lavoro di Chiara Gentili sul Corno d’Africa e quello di Maria Grazia Rutigliano sulla regione del Lago Ciad. Il primo ha sicuramente il merito di offrire, accanto alle prospettive nazionali, una solida introduzione diacronica su al-Shabaab, la principale organizzazione terroristica operante nella regione. Tale impostazione permette di comprendere più a fondo la diffusione di questa complessa rete terroristica al di fuori della Somalia, suo territorio di riferimento e di origine, e la sua evoluzione dal punto di vista ideologico e organizzativo.

Su quest’ultimo punto, ad esempio, appare particolarmente rilevante il ruolo dei rapimenti perpetrati da bande di delinquenti locali, che in seguito vendono gli ostaggi al gruppo terroristico. Tale strategia, comune anche ad altre organizzazioni, è inoltre salita recentemente alle cronache nazionali italiane dopo il rapimento della cooperante italiana Silvia Romano, ricordata a titolo esemplificativo anche nel saggio di Gentili.

Nonostante al-Shabaab sia l’indiscusso protagonista di questo capitolo, non manca però una prospettiva più ampia sia sulle organizzazioni satellite sia su altri soggetti terroristici della zona. Ciò permette ad esempio di vedere più da vicino la competizione fra al-Shabaab e lo Stato Islamico nel reclutamento di nuovi combattenti, ma apre anche una riflessione sulla definizione stessa del terrorismo, che l’autrice accenna trattando la posizione di due organizzazioni etiopi, il Fronte di Liberazione Oromo e il Fronte Nazionale di Liberazione dell’Ogaden, considerate come terroriste dal governo etiope ma non a livello internazionale.

Anche il contributo di Rutigliano sulla regione del Lago Ciad vede al centro una delle grandi organizzazioni terroristiche internazionali africane, Boko Haram, da poco trasformatosi nello Stato Islamico dell’Africa Occidentale. Nato nella Nigeria nord-orientale, questo gruppo si è poi esteso anche agli stati confinanti, al punto da spingere i paesi della regione a formare una coalizione militare di contrasto detta appunto Alleanza del Lago Ciad.

Nel saggio incentrato sugli stati di quest’area, Rutigliano offre inoltre uno spazio specifico al poco studiato fenomeno dell’impiego dei bambini kamikaze da parte di Boko Haram nelle sue azioni terroristiche, facendo riferimento ai lavori di studiose come Mia Bloom e Fatima Akilu. Tramite questo case study Rutigliano evidenzia lo stretto legame fra la strategia terroristica di Boko Haram e l’educazione, un nodo centrale richiamato anche nel nome dell’organizzazione (indicativamente traducibile con “l’educazione occidentale è proibita”), spiegando così l’importanza degli attacchi alle scuole e delle tecniche di risocializzazione basate sul trauma e su un sistematico “insegnamento dell’odio”.

Si presentano invece come quasi complementari i contributi di Sofia Cecinini e Piera Laurenza, rispettivamente incentrati sul Nord Africa e sull’Africa occidentale. Il lavoro di Cecinini infatti ricostruisce in modo accurato le attività dei principali gruppi terroristici negli Stati della regione, ma non affronta in modo altrettanto approfondito gli aspetti diacronici e transnazionale legati a questi gruppi. Ciò è particolarmente visibile ad esempio nella trattazione del ruolo di al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI) in Algeria, di cui vengono trascurati sia il suo legame evolutivo con la guerra civile algerina (1991-2002) sia la centralità dei traffici internazionali nell’auto-finanziamento di tale organizzazione.

Tali lacune sono comunque compensate dal lavoro di Piera Laurenza, che, affrontando nel suo insieme le organizzazioni terroristiche operanti in Africa occidentale, ricostruisce anche la genesi di AQMI a partire dal Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento e dal Gruppo Islamico Armato, due fazioni emerse nel corso della guerra civile algerina. Laurenza dedica inoltre ampio spazio al Mali, il paese dell’area maggiormente colpito dal terrorismo, mettendo in evidenza le connessioni fra il terrorismo jihadista, il separatismo delle regioni settentrionali e gli scontri etnici fra Dogon e Fulani, ma evidenziando anche l’ambiguo ruolo delle missioni francesi.

Chiude la serie di saggi regionali il lavoro di Jasmine Ceremigna sugli stati dell’Africa centrale e meridionale. Rispetto ai precedenti, tale contributo si trova ad affrontare contesti molto distanti fra loro e talvolta anche da quelli trattati dalle altre autrici. Ne è un esempio la frammentata situazione della Repubblica Democratica del Congo, dove il terrorismo assume forme diverse a seconda della regione, passando dalle azioni della milizia etnica Kamwina Nsapu contro le forze statali nel Kasai agli attacchi nel Kivu del Nord delle Forze Democratiche Alleate, formazione di matrice islamista e probabilmente vicina allo Stato Islamico.

Altra peculiarità si ritrova poi in un altro contesto estremamente complesso, quello del Sudan del Sud, pesantemente colpito dal terrorismo dell’Esercito di Resistenza del Signore, un gruppo estremista cristiano al centro delle reti del contrabbando di avorio, che si sospetta abbia addirittura collaborato con fazioni islamiste nell’organizzazione dell’attentato di Raja il 15 giugno 2016.

Completa infine il volume la conclusione curata dallo stesso Alessandro Orsini, autore anche dell’introduzione. Quest’ultimo contributo si caratterizza per una struttura diversa dai precedenti e, anziché focalizzarsi su una precisa regione, si concentra su un tema più specifico, prendendo in esame la letteratura sociologica che considera la radicalizzazione come una forma di socializzazione alternativa.

Orsini si concentra qui sui principali modelli che forniscono una spiegazione della radicalizzazione in senso complessivo, proponendo tanto modelli sequenziali che di altro tipo. Nella prima categoria possiamo citare ad esempio il lavoro di Fathali M. Moghaddam, posto ad apertura del capitolo, che concepisce la radicalizzazione come una scala a sei piani, che si sviluppa fra un momento iniziale di percezione di una privazione relativa fino ad arrivare al superamento dei meccanismi inibitori necessario alla realizzazione dell’attentato terroristico.

Di diversa impostazione è invece il lavoro di Marc Sageman, basato sulla teoria delle reti sociali, che serve ad Orsini anche per scardinare alcuni stereotipi classici sulla figura del terrorista dal momento che la maggior parte del campione di Sageman è composto da giovani istruiti di classe media, piuttosto che da persone in situazioni di povertà estrema. Infine, fra i vari studi ripresi da Orsini merita una menzione particolare quello di Donatella Della Porta, unica autrice italiana citata, che si concentra sui meccanismi causali della radicalizzazione.

In definitiva, il libro si presenta come un’approfondita introduzione ad un fenomeno complesso che, seppur non esaurisca il tema del terrorismo nel continente africano, offre un ottimo e prezioso punto di partenza. La struttura comune dei saggi rende le varie esposizioni di facile comprensione anche a chi non è esperto dell’argomento, ma porta in alcuni punti a tralasciare l’evoluzione storica dei gruppi terroristici. Spicca invece l’analisi politica, vero punto di forza del volume, sia con riferimento alle tecniche adottate dai vari gruppi terroristici sia per quanto riguarda le strategie di contrasto degli stati.

Ne emerge insomma un mosaico intricato, in cui il terrorismo assume una diversa e peculiare conformazione in ogni regione del continente. Allo stesso tempo però, anche grazie alla funzione trasversale dell’ultimo capitolo, si ritrovano anche alcuni elementi comuni, riscontrabili ad esempio nei meccanismi di reclutamento e finanziamento, così come nell’importanza di interventi sociali piuttosto che repressivi nel contrasto del terrorismo.

Scritto da
Federico Rossi

Nato nel 1995, attualmente studente di Scienze Politiche e Sociali presso la Scuola Superiore Sant’Anna e di Governance delle Migrazioni presso l’Università di Pisa, dopo aver conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche Internazionali nello stesso ateneo. Attivo in alcune associazioni di volontariato e sportello legale per le migrazioni, tiene una rubrica a tema immigrazione per la rivista online “Il Fuochista”.

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