L’ immigrazione per lavoro: cause e conseguenze

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Le cause delle migrazioni sono molteplici. In particolare, negli ultimi anni è aumentato in tutta Europa il numero dei richiedenti asilo, ovvero persone che cercano di ottenere lo status di rifugiato o altre forme di protezione. Tuttavia, oltre ai problemi di carattere umanitario, è necessario analizzare le migrazioni anche nell’ottica della mobilità internazionale della forza lavoro.

I migranti sono costretti o quantomeno incentivati a spostarsi a causa della povertà e della mancanza di opportunità di vita e di lavoro nei loro paesi di origine, ma cosa accade nei paesi che sono meta delle migrazioni? Per quale motivo qui c’era e c’è tuttora, per citare lo scrittore svizzero Max Frisch, qualcuno che “cerca braccia”[1]?

Per molti paesi dell’Europa occidentale la prima risposta da dare, in ordine cronologico, è semplice: per via del boom economico del secondo dopoguerra. Nonostante l’aumento della popolazione registrato in quel periodo storico, la ricostruzione postbellica e l’incremento della crescita economica resero necessaria la ricerca di lavoratori stranieri, reclutati tramite accordi bilaterali con i paesi d’origine o sfruttando l’immigrazione proveniente dalle ex-colonie.

A causa della crisi petrolifera del 1973, accompagnata dalla recessione e dall’aumento della disoccupazione, in molti paesi europei si decise di non fare più ricorso al reclutamento di quelli che in tedesco venivano chiamati Gastarbeiter, ovvero lavoratori ospiti. Tuttavia, lo stop ai nuovi ingressi non fu implementato completamente.

Alcuni lavoratori stranieri tornarono nei paesi d’origine, ma molti altri vennero riassunti dai datori di lavoro anziché essere sostituiti; furono ampliati i loro diritti sociali e liberalizzate le prestazioni sociali in caso di ricongiungimento familiare. Successivamente furono varate nuove politiche dedicate all’integrazione degli immigrati, nonché ad attrarre determinate categorie di lavoratori qualificati.

Negli ultimi anni, infine, è diventato un tema caldo il cosiddetto “turismo del welfare”, ovvero la possibilità che alcuni immigrati possano decidere di stabilirsi nei paesi europei soprattutto per usufruire dei loro sistemi di welfare. Per questo motivo, nel settembre del 2014 la Germania ha introdotto delle restrizioni all’accesso alle prestazioni sociali per gli immigrati, non soltanto quelli originari di paesi terzi ma anche quelli provenienti da altri stati membri dell’UE[2].

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Indice dell’articolo

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Nato a Bologna nel 1990. Nel 2015 consegue la laurea magistrale in scienze internazionali e diplomatiche presso la scuola di scienze politiche "Roberto Ruffilli" di Forlì, con tesi dal titolo "Immigrazione e stato sociale in Germania e in Italia negli anni Novanta e Duemila". Nel 2016 completa il master in cooperazione internazionale di ISPI a Milano e svolge uno stage di tre mesi in Tanzania con un'ong italiana.

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